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Ancona

Operaio ferito alla testa al porto di Ancona, arrestato un 39enne per tentato omicidio

Quello che sul primo momento era apparso un infortunio sul lavoro, è emerso che si è trattato di una aggressione da parte di un operaio di grado superiore. L'intervento della Squadra Mobile di Ancona

Da sinistra Cinzia Nicolini, vice questore, e Carlo Pinto, capo Squadra Mobile di Ancona

ANCONA – Importanti sviluppi nell’indagine sul caso dell’operaio ferito nel cantiere navale all’interno del Porto di Ancona, rinvenuto privo di sensi, il 3 giugno scorso, dopo essere stato colpito in testa mentre era al lavoro.

Sul primo momento la vicenda era apparsa come un infortunio sul lavoro, ma poi ha assunto contorni diversi e via via è emerso che si è trattato, in realtà, di una aggressione da parte di un operaio di grado superiore, come hanno svelato le indagini. 

I due operai risiedono entrambi ad Ancona, al quartiere Piano, dove vivono in appartamenti con altri connazionali, e lavorano entrambi per una ditta che opera in subappalto per Fincantieri, occupandosi delle navi in costruzione.

Nel pomeriggio di ieri, i poliziotti della Squadra Mobile di Ancona, guidati da Carlo Pinto, hanno dato esecuzione alla misura cautelare di custodia in carcere nei confronti di un collega dell’operaio ferito, attualmente ricoverato in coma farmacologico presso il reparto di Rianimazione dell’Ospedale regionale di Torrette, dove era stato trasferito in gravi condizioni. A coordinare le indagini la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Ancona, il provvedimento di custodia cautelare in carcere è stato siglato dal gip Carlo Masini.

Per l’operario ferito, la prognosi è ancora riservata: l’uomo ha subito un trauma cranico commotivo con ferita e frattura cranica, ha avuto una crisi epilettica prolungata ed i sanitari hanno dovuto intubarlo. 

A finire in manette è stato un operaio 39enne, anche lui di nazionalità bengalese, residente ad Ancona. Per l’uomo, l’accusa è quella di tentato omicidio. Alla base dell’aggressione perpetrata dal 39enne nei confronti dell’operaio bengalese 24enne, ci sarebbero motivazioni legate all’attività lavorativa.

Stando a quanto è emerso grazie al lavoro degli inquirenti, che partendo dalla confessione resa dal 39enne hanno sviluppato le indagini in maniera certosina stringendo il cerchio attorno al bengalese, l’aggressore avrebbe colpito alla testa con un picchetto l’operaio più giovane perché quest’ultimo non avrebbe completato nei tempi richiesti un lavoro.

Carlo Pinto, capo della Squadra Mobile di Ancona

L’uomo due giorni dopo il fatto, si è recato in Questura ad Ancona dove, nel corso di un interrogatorio al quale si era volontariamente sottoposto, avrebbe ammesso le sue responsabilità. A supportare la confessione anche l’analisi delle telecamere ed alcune testimonianze. 

Il 39enne che ora si trova recluso nel carcere di Montacuto, a disposizione dell’Autorità Giudiziaria, nel pomeriggio di ieri è stato sospeso dal lavoro. Durante la lite, l’aggressore avrebbe strappato dalle mani della vittima il picchetto con il quale lo ha poi colpito facendolo finire rovinosamente a terra privo di sensi e sanguinante.

«Nessuno spettro del caporalato» nella vicenda, hanno precisato il capo della Squadra Mobile di Ancona, Carlo Pinto e il vice questore Cinzia Nicolini, «si è trattato di una lite molto accesa». A far scattare le indagini sarebbero state alcune voci, circolanti nella comunità portuale, che però «ha collaborato poco» spiega Pinto, da questi elementi gli investigatori hanno sviluppato le indagini e dagli accertamenti e dalle analisi, con la confessione dell’uomo, che ormai sentiva “il fiato sul collo” da parte dei poliziotti, gli agenti hanno scritto la parola fine sulla vicenda.

Nella giornata di ieri, le sigle sindacali Fiom Cgil e Uilm Uil avevano indetto uno sciopero di due ore per accendere i riflettori sull’episodio e per chiedere maggiore sicurezza per i lavoratori che operano nell’area portuale.