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Ancona

Omicidio di Roncitelli: «Mio figlio era una belva, non ho sparato per ucciderlo»

Così Loris Pasquini ha parlato davanti alla Corte di Assise dove è in corso il processo per il delitto del figlio avvenuto a Roncitelli di Senigallia

Loris Pasquini con gli avvocati
Tribunale di Ancona, Loris Pasquini con gli avvocati

ANCONA – Piangeva e negava di aver voluto uccidere il figlio. «Sono stato io ma ho avuto paura di essere sopraffatto. Non volevo ucciderlo. Lui è più forte di me, io non riesco nemmeno a camminare bene. Lui mi intimidiva, era arrabbiato, determinato a farmi male. Ho avuto paura perché conoscevo i suoi scatti, diventava una belva e mi avrebbe finito». Si è aperta con l’esame dell’imputato, questa mattina, l’udienza del processo per l’omicidio di Roncitelli di Senigallia, avvenuto il 29 marzo scorso. Sotto accusa Loris Pasquini, 72 anni, ex ferroviere con un passato nell’Esercito.

L’uomo ha ucciso il figlio Alfredo, 26 anni, con un colpo di pistola al culmine di un litigio, nella casa alle porte di Senigallia. Pasquini ha parlato interrogato dal pubblico ministero Paolo Gubinelli che meno di tre mesi fa aveva chiesto il giudizio immediato per l’evidenza della prova. L’imputato infatti è reo confesso e oggi ha ricostruito la dinamica dei fatti cadendo però in alcune contraddizioni. Come quella sulla distanza da cui ha sparato «ero a due metri» ha detto al pm che gli ha fatto poi notare come sentito nell’immediatezza dei fatti aveva invece confessato ai carabinieri di aver sparato da un metro di distanza.

«Mio figlio cercava un bastone più grosso per colpirmi – ha detto l’imputato davanti alla Corte – così sono entrato a casa per prendere la pistola ma non ho sparato per uccidere, volevo solo spaventarlo, fare un botto». Per la Procura Pasquini padre era lucido quando ha sparato ma l’imputato ha sostenuto il contrario parlando di «goccia che ha fatto traboccare il vaso» perché il figlio lo avrebbe aggredito anche in precedenza e la sua gestione era difficile tanto che «avevo fatto un esposto alle forze dell’ordine e al sindaco di Senigallia».

Dopo lo sparo, che ha raggiunto la vittima sotto al collo, il figlio è corso al piano di sopra e si è chiuso in camera da letto. «Non pensavo di averlo ferito gravemente – ha detto l’imputato – l’ho sentito parlare al telefono. Che era morto mi è stato detto solo alle 23, quando ero dai carabinieri». 

Prossima udienza il 4 febbraio. L’imputato è difeso dagli avvocati a Roberto Regni e Silvia Paoletti.