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Ancona

Ancona, omicidio del Pinocchio: per i periti Rossetti non era capace di intendere

Riconosciuta l’incapacità di intendere su Mattia. Uccise l’amico a coltellate. Si va verso il proscioglimento

Michele Martedì

ANCONA – Potrebbe andare verso il proscioglimento dell’imputato il delitto di Michele Martedì, il parrucchiere di 26 anni ucciso a coltellate al Pinocchio. La perizia super partes chiesta dalla Corte di Assise ha rilevato che Mattia Rossetti, responsabile di quell’omicidio, è affetto da «un disturbo delirante paranoideo ed era incapace di intendere» quando ha ucciso l’ex compagno di scuola. Il delitto si era consumato l’8 dicembre del 2020, in via Maggini, a pochi passi da Villa Igea. Freddato con 12 coltellate. Era stato un agguato, Rossetti lo aveva atteso per ore in una traversa vicino casa, quando la vittima rientrava da una passeggiata con il cane. Lo cercava dal giorno prima. Ce l’aveva con lui, lo considerava la causa di tutti i suoi fallimenti e lo aveva detto anche in un video delirante postato sui social qualche giorno prima. La mamma dell’imputato aveva chiamato anche le forze dell’ordine, preoccupata delle intenzioni del figlio ma Rossetti poi era tornato a casa e l’allarme sembrava cessato. Il processo potrebbe adesso prendere la strada del proscioglimento per il vizio di mente dell’imputato, attualmente rinchiuso nel carcere di Montacuto. 

La novità è emersa ieri mattina, al tribunale di Ancona, dove è in corso il dibattimento per il reo confesso Rossetti, 28 anni, accusato di omicidio volontario, pluriaggravato dalla premeditazione, dallo stalking, dalla crudeltà e dai futili motivi. In aula, dove era presente anche l’imputato, scortato dalla polizia penitenziaria, hanno relazionato i due periti incaricati dal presidente della corte, il giudice Carlo Cimini, che aveva affidato l’incarico a marzo scorso dopo la richiesta fatta dalla difesa dell’imputato, l’avvocato Francesco Linguiti. A riconoscere l’incapacità di intendere, e anche la pericolosità sociale, sono stati lo psichiatra bolognese Renato Ariatti e lo psicologo padovano Marco Samory, «In pazienti con un delirio di questo genere – ha detto in aula Ariatti – la capacità è esclusa anche se in certi momenti possono sembrare normali».

Il pubblico ministero Irene Bilotta, che rappresenta la Procura, ha obiettato sulle deduzione dei due esperti, chiedendo una nuova perizia, perché dalle indagini era emerso che l’imputato aveva pianificato il delitto, si era comprato un coltello, aveva cercato sul computer una meta estera dove fuggire, facendo trasparire una normalità delle azioni. Nella confessione resa ai carabinieri poi Rossetti aveva detto di volersi liberare «da questa tortura e riscattarmi». La parte civile, con l’avvocato Alessandro Scaloni che rappresenta i familiari di Martedì, si è associata alla richiesta della pm ma la corte non l’ha accolta. Prossima udienza il 3 giugno quando inizierà la discussione. La sentenza è prevista per il 17 giugno.