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Nuovo stop alla caccia nei siti Rete Natura 2000

Prima il Consiglio di Stato e ora anche il Tar danno ragione alle associazioni ambientaliste. Scontro aperto con la regione sul tema

ANCONA – Caccia di nuovo vietata nei Siti di Rete Natura 2000.
Il Tar Marche ha riconosciuto le ragioni delle associazioni ambientaliste, WWF, LAC ed ENPA, che avevano presentato ricorso per impedire l’attività venatoria in quelle aree tutelate dall’Unione Europea, per la protezione e la conservazione degli habitat e delle specie, animali e vegetali. Il primo stop era arrivato lo scorso 22 ottobre con la sentenza 5165 del Consiglio di Stato che contestava alla Regione la mancanza di una pianificazione venatoria, l’assenza di un Piano Regionale Faunistico Venatorio, scaduto nel 2015 e mai rinnovato, così come erano scaduti da tempo anche i Piani Provinciali.

Successivamente il Consiglio Regionale aveva approvato nella seduta dell’8 novembre la D.G.R. (Delibera di Giunta Regionale) n. 1468/18, che di fatto ripristinava l’attività venatoria nelle aree in questione. Ma WWF, LAC ed ENPA non ci stanno e decidono di presentare nuovamente ricorso, questa volta al Tar Marche per porre fine alla vicenda. E il Tar ha dato loro ragione proprio lo scorso 5 dicembre con l’Ordinanza n. 537/2018. Il Tar ha risposto che «le problematiche legate all’eccessiva presenza dei cinghiali attengono al Piano regionale di Controllo del cinghiale 2018/2023, oggetto di un altro ricorso da parte delle associazioni ambientaliste», si legge nella nota congiunta diramata da WWF, LAC e ENPA.

Controlli dei Carabinieri Forestali

«L’ennesima sconfitta, probabilmente quella definitiva, sulla caccia nelle aree Natura 2000 da parte della Regione e in particolare dell’assessore alla caccia Pieroni», commenta il delegato regionale della Lac, Lega Abolizione Caccia, Danilo Baldini. Secondo il delegato Lac, «Pieroni inviando la famosa “letterina” a tutti i cacciatori marchigiani, si era molto vantato e sbilanciato sulla “soluzione” trovata per aggirare l’Ordinanza del Consiglio di Stato, che permetteva nuovamente di andare a caccia nelle aree Natura 2000. Ora che questo “escamotage” è stato facilmente smontato, come ne eravamo certi noi ambientalisti, anche dal Tar saranno gli stessi cacciatori a chiedere le dimissioni di Pieroni, per manifesta incapacità politica di tutelare l’attività venatoria. Oltretutto in questo ricorso e si tratta della prima volta in assoluto – prosegue Baldini – la Regione, oltre ad avere al suo fianco le principali associazioni venatorie come Federcaccia e Libera Caccia, era riuscita a coinvolgere anche le associazioni agricole CIA e Coopagri, sperando di “condizionare” il parere dei giudici del Tar, paventando l’aumento dei danni alle colture a causa dei cinghiali, che avrebbero beneficiato della sospensione della caccia nelle aree Natura 2000. Invece, come era ovvio, i giudici del Tar non si sono fatti abbindolare, anche perché sulla questione “cinghiali” la Regione ha già emanato il Piano di controllo regionale 2018/2023, su cui pende peraltro un altro ricorso al Tar di LAC e WWF, in quanto viziato di incostituzionalità e sul quale il Tar si esprimerà il prossimo 23 gennaio e dove contiamo di ottenere un’altra sonante vittoria».

Una vittoria che Baldini giudica definitiva «perché abbiamo vinto sia al Tar che al Consiglio di Stato sulla medesima questione».
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