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Ancona

Sul nuovo ponte di Genova robot e sensori targati Marche a monitorarne la sicurezza

Il rettore di Univpm Gregori: «Si tratta di un cambiamento epocale: sistemi di visione in maniera robotizzata riescono a vedere lo stato delle infrastrutture»

ANCONA – Robot e sistemi di visione per controllare nei minimi dettagli le condizioni del nuovo ponte di Genova garantendone la massima sicurezza: la più importante infrastruttura tecnologica di ispezione al mondo è targata Marche. I dispositivi, progettati dall’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT) e realizzati dal Gruppo Camozzi, su commissione dell’ATI costituita fra Seastema spa e Cetena spa (Gruppo Fincantieri), contribuiranno alla sicurezza del nuovo ponte di Genova mediante telecamere e sensori, eseguendo in maniera automatica un monitoraggio periodico dell’infrastruttura.

Un momento della conferenza stampa. Nella foto da sin.: prof. Mancini, il rettore Gregori e il prof. Frontoni

Alla realizzazione del progetto hanno contribuito molti attori marchigiani: l’ideatore, Ferdinando Cannella dell’IIT di Genova, ascolano d’origine ma anconetano di adozione e cresciuto all’UnivPm; i sistemi software e lo strato di raccolta dati è stato realizzato dalla Ubisive di Civitanova Marche che ha collaborato con l’UnivPm per la realizzazione dei sistemi di visione artificiale, ovvero gli occhi del robot; la Ams di Ancona ha progettato la struttura in carbonio, mentre lo Studio Vanni Valeri di Montelabbate (PU) ha curato la certificazione della sicurezza di tutta la struttura.

«C’è stata una forte interazione tra diverse realtà marchigiane con l’obiettivo di garantire la sicurezza – afferma il rettore dell’Univpm, Gian Luca Gregori –. Si tratta di un cambiamento epocale: sistemi di visione in maniera robotizzata riescono a vedere lo stato delle infrastrutture».

Il sistema di controllo consta di due Robot Inspection e due Robot Wash che si muovono sulle parti esterne ed inferiori del ponte. I robot creati per ispezionare sono tecnologicamente innovativi e rappresentano una novità assoluta a livello internazionale in quanto si occuperanno automaticamente della scansione della superficie sottostante il viadotto.

«Dopo la tragedia del crollo del ponte Morandi per assenza di manutenzione, si è operato per non ripetere più questo errore. Il nuovo ponte progettato da Renzo Piano è stato costruito con tecnologie innovative a livello infrastrutturale e di monitoraggio, a cominciare con l’ispezione che fino ad oggi poteva farla solo l’uomo. Abbiamo creato due “Robot Ispection” che guardano con occhi la parte sottostante il ponte, la più difficile da raggiungere. Di anno in anno, i robot confronteranno i risultati ottenuti per prevedere l’insorgenza di eventuali problemi e difetti – spiega Ferdinando Cannella, Head of Industrial Robotic Unit e Researcher presso l’Istituto Italiano di Tecnologia-. Altri due robot, i “Robot-Wash”, mantengono invece i vetri del viadotto e i pannelli solari puliti. Questi ultimi rappresentano un’applicazione green in quanto per le proprie attività di manutenzione sfrutteranno la pioggia e/o la rugiada come risorsa di acqua».

In base alle condizioni atmosferiche i robot sono in grado di decidere se potranno lavorare o meno, se interrompere la propria attività di ispezione o proseguire, valutando l’intensità della pioggia o del vento. Inoltre, in base ai consumi raggiunti dalle batterie, calcoleranno la propria effettiva capacità di portare a termine il proprio compito oppure dovranno fermarsi alla stazione di ricarica più vicina per ricaricarsi. I robot sono di grandi dimensioni, pesano ben 2 tonnellate e percorrono, tramite binari e ruote motrici, il bordo del ponte per tutta la lunghezza del viadotto di ca. 1100 metri, con regolarità e in funzione delle condizioni atmosferiche.

Robot-Inspection è dotato di 82 ruote per la movimentazione dei due
assi ed è largo oltre 7 metri. È dotato di un braccio retrattile per l’ispezione, costituito da una parte fissa ed una mobile entrambe in fibra di carbonio, che arriva circa a 17 metri di lunghezza totale. Sullo di esso sono installate fotocamere ad alta risoluzione e sensori di misurazione delle condizioni delle superfici: dal deterioramento delle vernici, agli elementi di corrosione e allo stato delle saldature. Le telecamere trasmettono in tempo reale le immagini di tutta l’infrastruttura. Robot-Wash ha 56 ruote, è alto oltre 3.5 metri, lungo quasi 8 metri ed è diviso in due parti: uno per la pulizia ed uno per la ricarica. Il Robot-Wash è dotato di sensori che monitorano sia la trasparenza dei vetri delle barriere antivento sia la quantità di acqua presente sulle superfici.

Il progetto è nato guardando già oltre il ponte di Genova. Infatti il team sta lavorando ad un sistema che potrà risultare funzionale per tutte le infrastrutture, dalle gallerie alle dighe, fino ai grattacieli.

A presentare i progetti in conferenza stampa, oltre al rettore Gregori, anche i docenti Univpm Adriano Mancini ed Emanuele Frontoni che hanno parlato della realizzazione dei sistemi di visione dei robot. Presenti in collegamento Ferdinando Cannella IITMichele Sasso di UbisiveFrancesco Pelizza di AMSVanni Valeri dello Studio Vanni Valeri.