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Ancona

«Non facevo il Ramadan», picchiata e sequestrata in casa dal fidanzato

Lei romana di 42 anni, lui tunisino di 28 anni. Avrebbero avuto una relazione ad Ancona, all'interno di “Casa de' Nialtri”, in via Cialdini. Il magrebino è a processo per sequestro di persona, lesioni personali e maltrattamenti

Foto d'archivio

ANCONA – Chiusa in casa per giorni, con un lucchetto alla camera da dove non poteva uscire. «Non facevo il Ramadan e allora lui mi picchiava e per giorni mi lasciava chiusa dentro, in camera». Così la ex fidanzata italiana di un tunisino di 28 anni, ha testimoniato oggi in tribunale, ad Ancona, nel processo dove lui è imputato per maltrattamenti, lesioni personali e sequestro di persona. I due erano ospiti alla “Casa de’ Nialtri”, l’edificio in via Cialdini occupato anni fa dai centri sociali per dare un tetto agli immigrati. Lei, romana di 42 anni, lo aveva conosciuto durante una permanenza dalle suore di Padre Guido, a marzo 2015. Oggi, davanti al giudice Paolo Giombetti, ha ripercorso gli episodi di violenza subita da aprile a luglio 2015 quando poi ha interrotto la relazione con il 28enne, denunciandolo.

Stando alla donna, il tunisino inizialmente aveva un atteggiamento normale tanto che lei è andata a vivere con lui, prima in un hotel della stazione poi a “Casa de’ Nialtri”. «Non potevo andare a ballare, non potevo uscire e non potevo parlare – ha raccontato la donna – se lui non mi dava il permesso. Se non rispettavo queste cose mi prendeva per il collo e mi picchiava. Non lo faceva in pubblico. Poi mi chiudeva in camera per far passare gli ematomi». Diversi gli episodi riferiti, come quello durante il quale il tunisino le avrebbe preso il cellulare, sequestrandoglielo. Se lei si ribellava erano botte. A chi vedeva la 42enne con i lividi, lui raccontava che era caduta con la moto. «Ma lui non ha mai avuto una moto», ha precisato la donna. Quando era il periodo del Ramadan lei non rispettava il digiuno sacro per i musulmani. «Io sono cristiana – ha detto la 42enne – non lo volevo fare. Allora lui mi picchiava. Ha comprato anche un lucchetto e mi ha tenuta per giorni chiusa dentro la camera, sequestrata, non potevo uscire se non sul balcone ma se c’era anche lui».

Un giorno la donna, che voleva fuggire dal suo aguzzino, si sarebbe nascosta anche nei bagni della Coop, al Piano. «Ma lui poi mi ritrovava sempre», ha aggiunto. L’uomo, difeso dagli avvocati Laura Antonelli e Paolo Tartuferi, ha sempre respinto le accuse. Prossima udienza il 14 novembre.