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Ancona

No all’intitolazione a Strada della sede di Scienze Infermieristiche a Pesaro. Scontro in Aula tra Fratelli d’Italia e Pd

Polemica accesa nella seduta del Consiglio regionale. Scintille in Aula con reciproci scambi di accuse tra Castelli e Carancini, a cui si è aggiunto anche Ciccioli

La seduta celebrativa del consiglio regionale sui 50 anni della Regione Marche

ANCONA – «Sono allibito. La giunta, per ragioni ideologiche e politiche, non ha voluto riconoscere il valore di una figura che per la sua professionalità e il suo impegno per gli ultimi è stata riconosciuta e ha portato alta la bandiera dell’Italia a livello internazionale». Il consigliere regionale del Pd Andrea Biancani, commenta così il no della Regione Marche all’intitolazione della sede del corso di laurea in Scienze Infermieristiche di Pesaro al fondatore di Emergency, Gino Strada.

Andrea Biancani, consigliere regionale Pd

La mozione, proposta dai dem, ha sollevato un vespaio di polemiche in Aula, durante la seduta del Consiglio regionale di ieri, quando c’è stato uno scambio di reciproche accuse. Biancani, all’indomani della morte di Strada, avvenuta il 13 agosto, aveva presentato una interrogazione in Consiglio Regionale, sottoscritta anche dalla consigliera del Pd Micaela Vitri e dal resto del gruppo dei dem, per chiedere che fosse intitolata al medico la sede del corso di infermieristica che si trova presso il presidio ospedaliero di Muraglia dell’Azienda ospedaliera Ospedali Riuniti Marche Nord.

Una proposta che «mirava a valorizzare Gino Strada per il suo alto profilo professionale ed etico senza alcun riferimento di tipo politico» sottolinea Biancani, nel ricordare che il medico «ha portato in tutto il mondo, in particolare negli scenari di sanguinose guerre, la concreta testimonianza di un modo di fare medicina che guarda solo alle necessità di cura, al rispetto per qualsiasi persona, senza distinzione alcuna, e all’importanza della solidarietà e dell’aiuto neutrale a chiunque soffre e ha bisogno di essere curato. Emergency, l’organizzazione fondata da Gino Strada, ha acquisito negli anni un’autorevolezza internazionale che ha permesso la nascita di gruppi di volontari e strutture ospedaliere in diversi Paesi».

Insomma una figura che rappresenta «un modello di un professionista sanitario preparato, concreto, di grande spessore etico, che mette al primo posto le necessità delle persone, in particolare di quelle più fragili e indifese senza nessun tipo di distinzione. La sua figura può essere un esempio per tanti giovani che si affacciano alle professioni sanitarie e sarebbe quindi giusto e significativo intitolargli il luogo della nostra città più legato alla formazione del personale sanitario».

Guido Castelli

Ma in Aula la proposta ha incontrato l’altolà della Giunta, espresso per voce dell’assessore regionale Guido Castelli il quale ha sottolineato che si tratta di «una figura profondamente ideologizzata, che non è rimasta neutra a quelle che sono le passioni e le sofferenze della politica». L’assessore ha ricordato «le posizioni politiche, molto radicali e dure prese dal Gino Strada» ed ha affermato di non apprezzare il fatto che «fosse membro del servizio di vigilanza del movimento studentesco della Milano degli “anni di piombo”».

Castelli ha ricordato che «si parlava della chiave inglese che veniva spesso e volentieri precipitata sul cervello dei ragazzi come Sergio Ramelli che è stato un militante del Fronte della Gioventù, ammazzato, non da Gino Strada, ma dal servizio d’ordine». Insomma Castelli ha espresso «più di una perplessità» sull’intitolare un ambiente pubblico al medico, «non per quello che ha fatto con la sua Ong che ha fatto sicuramente del bene», ma «se il Consiglio regionale autonomamente, nella sua attività democratica, ritenesse di farlo, accetterei la cosa, ma la risposta è politica e penso che è un uomo che ha sempre fortemente criticato il personale in divisa» che nei teatri di guerra «hanno dato la vita» per portare la pace.

Il dem Biancani parla di «occasione persa» e dichiara però che «non c’è stata nessuna valutazione sul valore di Gino Strada come medico e sul suo operato internazionale. Ho trovato imbarazzante il tentativo di screditarne la figura ricordando che da ragazzo era membro dei movimenti studenteschi, dove militarono anche dei violenti, insinuando che anche lui lo fosse stato. Hanno persino tirato in ballo le sue dichiarazioni contro alcuni leader nazionali della destra italiana, giudicando così un professionista per le sue idee politiche e non per il suo operato professionale».

Un atto «ideologico – secondo Biancani – che mette in discussione la figura di Gino Strada e che indirettamente colpisce tutte quelle persone, medici, professionisti e volontari che al suo fianco hanno portato avanti, nel mondo, l’idea di una sanità che arrivasse a tutti a cominciare dagli ultimi, senza fare distinzioni, soprattutto politiche. Una lezione che il governo regionale non sembra aver imparato».

Romano Carancini, consigliere regionale del Pd

Lo scontro si è acceso con l’intervento del consigliere del Pd Romano Carancini che rivolgendosi a Castelli ha affermato «la sua anima fascista viene fuori in maniera forsennata, non riesce a trattenersi, perché si marchia, si etichetta, ed in una qualche maniera si uccidono tutte le persone che non hanno fatto parte di quella storia, addirittura l’assessore Castelli richiama la storia di Ramelli e io credo che esplicitazione più grave sia questa», in quanto collegarlo a Gino Strada «è una vergogna». Carancini tira in ballo la vicenda dell’europarlamentare di Fratelli d’Italia Carlo Fidanza indagato dalla Procura di Milano per presunta violazione della legge sul finanziamento dei partiti.

All’accusa di essere fascista Castelli invoca il fatto personale e puntualizza in Aula «la violenza dell’attacco di cui sono stato destinatario da parte del consigliere Carancini». L’assessore sottolinea «la violenza verbale, la minacciosità e i tentativi di intimidire che mi fanno veramente ridere» e ricorda che Strada definiva «nazisti Salvini e Meloni». Inoltre accusa Carancini di «confusione mentale» quando il consigliere dem ne sottolinea il «trasformismo politico». Ma Carancini puntualizza di aver parlato di «anima fascista» e consiglia a Castelli di leggere il libro di Matteo Petracci «I matti del Duce» sulla repressione politica nell’Italia fascista.

Carlo Ciccioli, capogruppo Fratelli d’Italia

Un rimpallo di accuse al quale si aggiunge anche il capogruppo di Fratelli d’Italia Carlo Ciccioli. Il consigliere si appella al presidente del Consiglio regionale Dino Latini, affermando «non possiamo vivere tutte le sedute di provocazioni del consigliere Carancini», così, aggiunge «abbassiamo il livello del Consiglio». Infine lo psichiatra parla di «discontrollo emotivo» riferendosi al dem, che replica stizzito che è «grave» quando «un consigliere da del matto ad un altro consigliere».