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Ancona

Nelle Marche salari poveri, le donne guadagnano meno degli uomini e i giovani penalizzati dalla crisi

Dai dati dell’Inps elaborati dall’Ires Cgil Marche emerge che nella nostra regione, i lavoratori dipendenti è come se percepissero una mensilità e mezzo di retribuzione in meno rispetto alla media nazionale. Le donne percepiscono circa 7mila euro in meno all'anno rispetto ai colleghi maschi

Nella foto: Daniela Barabaresi, segretaria generale Cgil e il segretario regionale Giuseppe Santarelli
Nella foto: Daniela Barabaresi, segretaria generale Cgil e il segretario regionale Giuseppe Santarelli

ANCONA- I salari dei lavoratori dipendenti marchigiani sono bassi, vicini a quelli delle regioni del Sud e pagare il prezzo più alto della crisi economica sono stati i giovani. È quanto emerge dai dati dell’Inps elaborati dall’Ires Cgil Marche e presentati questa mattina (13 giugno) da Daniela Barbaresi, segretaria generale Cgil Marche e dal segretario regionale Giuseppe Santarelli, responsabile delle Politiche contrattuali. I dati presi in considerazione vanno dal 2008 al 2016, periodo della crisi. Le retribuzioni medie lorde annue percepite nelle Marche sono pari a 19.422 euro e sono inferiori sia a quelle delle regioni del Centro (-1.767 euro) sia al valore medio nazionale (-2.368 euro).

«I salari dei lavoratori dipendenti nelle Marche sono poveri, è come se percepissero una mensilità e mezzo di retribuzione in meno rispetto alla media nazionale– commenta Daniela Barbaresi-. Ci sono poi significative differenze retributive di genere: le donne guadagnano circa 7mila euro in meno dei loro colleghi maschi. Questo perché hanno lavori più precari e part-time». Nello specifico, le retribuzioni medie lorde annue dei lavoratori ammontano a 22.583 euro, a fronte dei 15.454 euro delle lavoratrici che quindi, percepiscono 7.129 euro meno dei loro colleghi maschi, pari a -31,6%.

Anche per quanto riguarda le qualifiche professionali emergono notevoli differenze. Gli operai guadagnano 16.146 euro lordi annui, gli impiegati 23.280 euro; le retribuzioni dei quadri arrivano a 60.251 euro lordi mentre quelle dei dirigenti sono mediamente di 131.906 euro. Gli apprendisti guadagnano 11.385 euro all’anno. La Cgil fa notare come nelle Marche, i dirigenti percepiscano mediamente una retribuzione pari a 8,2 volte rispetto a quella degli operai e 5,7 volte rispetto a quella degli impiegati.

Altro tasto dolente sono le retribuzioni dei giovani. «I giovani hanno pagato a caro prezzo la crisi: hanno un lavoro precario e livelli di retribuzione bassissime» afferma la segretaria generale. I lavoratori con meno di 29 anni hanno una retribuzione media annua di 11.690, importo notevolmente inferiore a quello mediamente recepito dai lavoratori dipendenti privati nelle Marche. La retribuzione media dei giovani con un lavoro a tempo determinato è di 7.297 euro lordi annui, 7.300 euro è quella di chi ha un contratto di lavoro a tempo determinato. «Dal 2008 al 2016, i lavoratori con meno di 29 anni sono diminuiti di 43mila unità» dichiara Giuseppe Santarelli.

Emergono poi anche divari retributivi notevoli rispetto ai territori. «C’è una forbice enorme tra nord e sud e le Marche stanno scivolando verso le regioni meridionali» sottolinea la Barbaresi. Osservando i dati delle singole province italiane si può notare come si passi da 29.628 euro lordi anni a Milano a 12.118 euro a Vibo Valentia, la media nazionale è di 21.790 euro annui. Nella graduatoria delle province italiane, quelle marchigiane si collocano tutte al di sotto della media nazionale: Ancona al 39° posto (20.889 euro), Pesaro-Urbino al 49° (19.835 euro), Macerata al 60° (18.218 euro) e Ascoli Piceno-Fermo al 63° (17.856 euro). Le regioni con i livelli retributivi più alti sono la Lombardia, il Piemonte e l’Emilia Romagna. Le Marche si collocano all’11° posto con una retribuzione media annua di 19.422 euro. Calabria, Sicilia e Campania sono le Regioni con le retribuzioni più basse.

«Questi dati mettono in evidenza come i livelli salariali siano complessivamente troppo bassi e troppo diseguali. La questione salariale deve quindi essere affrontata con urgenza. È necessario rompere il circolo vizioso tra bassi salari, domanda interna stagnante e bassa crescita. Più i salari sono bassi e più si fa fatica a far ripartire i consumi- spiega la segretaria generale della Cgil-. La nuova politica salariale dovrà rilanciare la contrattazione nazionale e decentrata (quella che si fa nel territorio e nelle aziende) per sostenere la crescita dei salari e la crescita della produttività. E poi, occorre lavorare su una politica fiscale adeguata che sostenga il valore reale dei salari e che riduca il peso fiscale sulle retribuzioni: solo così si potranno rilanciare consumi, investimenti e crescita. In questi giorni si parla di flat tax che riduce in modo significativo il peso fiscale sui redditi più alti mentre tocca in modo marginale o nullo le retribuzioni più basse. Bisogna invece ridurre la tassazione sui redditi bassi e i redditi da lavoro. La questione salariale deve essere affrontata da tutti: sindacati, imprese e istituzioni».

«Su 46mila imprese marchigiane, solo 250 fanno contrattazioni di secondo livello– afferma Santarelli-. I salari poveri sono anche l’indice di un sistema produttivo povero e fragile che, per troppo tempo, ha cercato di competere sul contenimento dei costi a partire dal costo del lavoro anziché puntare su una competitività basata su investimenti, innovazione, tecnologia, qualità e produttività».