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Ancona

Ancona, nave imbottita di cocaina: mozzo condannato a 10 anni anche in appello

Confermata la sentenza di primo grado per il marinaio filippino finito nei guai dopo un blitz interforze al porto di Ancona

Porto di Ancona
Il porto di Ancona

ANCONA – Un blitz interforze aveva fatto scoprire un carico di droga record, al porto di Ancona: 216 chilogrammi di cocaina. Dopo la condanna di primo grado è arrivata anche quella in Corte di Appello per il marinaio arrestato nella nave mercantile Adrienne il 1 ottobre del 2020. Il mozzo, un filippino di 39 anni (Balag Melvin Bogtong), arrestato per detenzione di sostanza stupefacente ai fini dello spaccio, ha preso 10 anni anche in secondo grado.
La prima maxi condanna era arrivata per l’imputato a marzo scorso, al tribunale ordinario di Ancona, che gli aveva inflitto anche 40mila euro di multa in abbreviato. La difesa, rappresentata dall’avvocato Giuseppe Cutrona, attenderà le motivazioni per valutare il ricorso in Cassazione. Il mozzo si è sempre dichiarato estraneo a quel carico che aveva contribuito a far trovare una volta che finanzieri e carabinieri si erano portati a bordo per un controllo, certi che nella nave ci fosse tanta droga. Lui aveva le chiavi di un magazzino sigillato con dei bulloni, questo lo avrebbe inguaiato.

La Procura ordinaria, dopo l’accertamento, aveva chiesto per lui il giudizio immediato procedendo a sequestrare anche i cellulari di altri sei membri dell’equipaggio (erano indagati a piede libero) le cui posizioni sono state però stralciate. L’avviso di garanzia aveva raggiunto il comandante della nave Adrienne battente bandiera Liberia, ferma al porto di Ancona, un primo ufficiale, un cuoco, un direttore di macchina, un assistente e un marinaio, tutti di nazionalità filippina, ucraina e russa. Erano indagati anche loro per detenzione di sostanza stupefacente in concorso ai fini dello spaccio, la stessa accusa del mozzo condannato.

Era stato un blitz interforze fatto a bordo da fiamme gialle e carabinieri coordinato dalle Direzioni Distrettuali Antimafia di Ancona e L’Aquila a far trovare lo stupefacente. Il mozzo aveva le chiavi del ripostiglio sigillato con dei bulloni, dove era la droga e sarebbe stato lui ad indicarla collaborando. L’ipotesi è che lo stupefacente fosse destinato ai traffici illeciti della criminalità organizzata abruzzese. La nave, dopo il sequestro di droga e l’arresto, era ripartita per proseguire la sua attività. Trasportava caolino.