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Ancona

Moscioli selvatici di Portonovo e frane del Conero, un legame indissolubile

La diffusa presenza di scogli nel tratto di mare anconetano, causata dal crollo continuo di detriti e massi, agevola la proliferazione dei pregiati e prelibati mitili. Ma guai a chiamarli cozze

Il mare di Portonovo (foto di Andrea Dignani)

ANCONA – Avete mai assaggiato le cozze di Portonovo? Ecco, questo non è il miglior modo di esordire. Perché ad Ancona, si sa, le cozze sono moscioli. Guai a definirle diversamente. «Si tratta – spiega il geologo Andrea Dignani – di mitili pescati nella zona di Portonovo tra Pietralacroce e i Sassi Neri di Sirolo. Un tratto di mare, con acque pulite e rocce adatte alla proliferazione, che conferisce loro una caratteristica particolare per gusto e profumo. Moscioli selvatici di Portonovo, così si definiscono, dal 2004 presidio Slow Food».

È proprio il geologo a descrivere storia e peculiarità di questo pregiato prodotto marchigiano. «Già dall’inizio del Novecento, in questo tratto di mare, viene documentata la presenza di moscioli – riferisce Dignani -. La pesca era molto limitata e le colonie di molluschi erano concentrate sullo scoglio del Trave (costituito da una fitta alternanza di strati arenacei e marnoso-calcarei spessi circa 14 metri del Miocene sup. circa 7 milioni di anni fa) che si estende a pelo d’acqua per almeno un chilometro a nord di Mezzavalle, e su pochi altri scogli e secche tra Pietralacroce e Sirolo. Fino al secondo dopoguerra la pesca, effettuata con barche a remi, le batane, rappresentava un’integrazione al reddito per i contadini delle frazioni di Poggio, Varano, Massignano e Pietralacroce e del Comune di Sirolo, nonché per le maestranze del porto di Ancona. I moscioli si riproducono naturalmente e vivono attaccati agli scogli sommersi della costa del Conero».

Il Conero e Portonovo (foto di Andrea Dignani)

Determinante, a questo punto, un’analisi di questi scogli sommersi che favoriscono la riproduzione dei moscioli. «La struttura tettonica del Conero è caratterizzata dal versante verso mare con elevata pendenza: questo è dovuto alla elevata inclinazione degli strati calcare, una giacitura denominata, non casualmente, a “franapoggio”. Una costa, quella del Conero, con una struttura geologica predisposta all’instabilità, continuamente erosa dalla dinamica marina, dalle mareggiate, un tipo di costa classificabile come falesia attiva. In questo contesto ambientale estremamente dinamico, le frane per crollo di grandi porzioni di stato calcareo sono frequenti, con la produzione di detriti e massi che rotolano verso il mare. I percorsi e le velocità dei massi dipendono dalla loro massa e dall’altezza di caduta, le traiettorie sono paraboliche con diversi rimbalzi (figura) che ne possono amplificare le distanze di caduta verso il mare, le mareggiate contribuiscono a distribuire i massi e i detriti lungo la costa.

I “rimbalzi”

Il risultato di questa continua azione dinamica della costa è quello di aver costantemente modellato la morfologia della falesia, della spiaggia e dei fondali prospicienti i versanti, caratterizzati appunto dalla diffusa presenza di “scogli”, ovvero dei massi di frana».

In questo quadro morfodinamico, prosegue il geologo, «la frana più nota e più rilevante è quella che ha letteralmente creato dal nulla l’attuale baia di Portonovo. Una delle più grandi frane note in Italia, 5 milioni di metri cubi di roccia che iniziano la caduta da 400 metri di altezza, precipitano in mare e percorrono circa 1000 metri prima di fermarsi e stabilizzarsi. Un accumulo di frana che in parte emergerà dal mare creando la località a noi tutti nota come Portonovo ma presente anche in ambiente sottomarino, una frana che ha disseminato una enorme quantità di massi nel fondale definendo in gran parte l’attuale morfologia subacquea che ammiriamo durante lo snorkeling. Per concludere, la dinamica della costa e dei versanti del Conero, che ovviamente deve generare una costante attenzione attraverso un adeguato monitoraggio, risulta fondamentale per la diversificazione morfologica ed ecologica dei fondali, per tutta la biologia marina, e nel nostro caso, per la fortuna dello sviluppo del mosciolo selvatico di Portonovo».

I moscioli di Portonovo (foto di Andrea Dignani)