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Ancona

Monoclonali, boom di somministrazioni a Torrette. Giacometti: «3 pazienti su 4 non vaccinati contro il Covid»

In un mese le infusioni sono passate da 127 a 251. Nelle Marche al 28 dicembre ne sono state somministrate complessivamente 1.137

Malattie Infettive Torrette

ANCONA – Boom di richieste per gli anticorpi monoclonali agli Ospedali Riuniti di Ancona. «Sono triplicate» spiega il primario della Clinica di Malattie Infettive di Torrette Andrea Giacometti il quale precisa che «in un mese» l’impego del farmaco è decollato, tanto che le somministrazioni sono passate dalle 127 registrate al primo di dicembre di quest’anno dal 18 marzo scorso (mese di avvio delle infusioni) alle «251 al 3 gennaio 2022». Complessivamente nelle Marche dal 18 marzo 2021 al 28 dicembre 2021 sono state somministrate 1.137 infusioni di monoclonali.

I monoclonali vengono impiegati per il trattamento delle persone che hanno contratto il Covid con l’obiettivo di contrastare le ospedalizzazioni e le prime infusioni avevano preso avvio nelle Marche il 18 marzo scorso. Ma dopo una partenza al rallenty, i numeri segnano una crescita. Con tutta probabilità le somministrazioni sono state incentivare «dalla variante Omicron che sta spaventando».

Andrea Giacometti, primario Clinica di Malattie Infettive degli Ospedali Riuniti di Ancona

A ricevere gli anticorpi monoclonali sono soprattutto malati non vaccinati e soggetti fragili anche vaccinati contro il virus. «Tre pazienti su 4 – spiega – non sono vaccinati contro il Covid», mentre in un caso su 3 sono «persone fragili con tampone positivo, vaccinate con seconda dose da alcuni mesi».

«Ad oggi – aggiunge – nessun vaccinato con terza dose come paziente non ricoverato ha ricevuto l’infusione di anticorpi monoclonali». Il farmaco viene infuso ai malati sopra i 65 anni di età che hanno contratto il Covid, che non sono ospedalizzati, e che presentano almeno un sintomo della malattia, dietro richiesta del medico di famiglia.

Invece sotto i 65 anni, vengono utilizzati per i malati Covid che presentano almeno un fattore di rischio (comorbidità) per lo sviluppo della malattia Covid in forma grave, inclusa la popolazione pediatrica.

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