Migranti morti in mare, la Politecnica coinvolta nelle operazioni di identificazione

«Ci siamo impegnati in questo compito a titolo gratuito e volontario per dare un'identità ai poveri corpi e restituire, se possibile, i resti all'affetto dei propri cari, ovunque si trovino», dice Adriano Tagliabracci che ha coordinato i team di medici per queste operazioni e professore ordinario di Medicina Legale. Ora la seconda fase

Il team della Politecnica coinvolto nel progetto

ANCONA – Prosegue il coinvolgimento dell’Università Politecnica delle Marche alla missione umanitaria promossa nel 2016 dalla Crui (Conferenza dei Rettori delle Università Italiane) che fa seguito al protocollo d’intesa Difesa-Miur-Commissario per le persone scomparse.

L’attività finora è consistita nella rilevazione degli indumenti ed altri oggetti personali, nell’ispezione esterna, nell’autopsia e nell’esame antropologico dei corpi ricoverati dalla nave naufragata il 18 aprile 2015 nel Mediterraneo, seguendo protocolli internazionali (DVI – disaster victim identification) dell’Interpol e dell’Icrc (Croce Rossa Internazionale) modificati dall’Istituto di Medicina Legale di Milano. Grazie a questa attività si è riusciti a conoscere la storia del bambino del Mali, nota all’opinione pubblica, che aveva un giubbotto la cui cucitura interna celava la pagella scolastica scritta in arabo e in francese (nel libro di Cristina Cattaneo medico legale “Naufraghi senza volto. Dare un nome alle vittime del Mediterraneo”).

«La nostra Università continuerà a collaborare al progetto anche in questa seconda fase – afferma il rettore della Politecnica Sauro Longhi – con le proprie strutture e il proprio personale coordinato dal professore Adriano Tagliabracci. È un nostro “dovere”».

«È stata un’esperienza formativa unica sia dal punto di vista professionale che umano, per altro effettuata nell’ambito di una collaborazione nazionale che potrebbe avere ricadute pratiche per eventuali disastri di massa a livello nazionale, che ci auguriamo non accadano mai» – fa sapere Adriano Tagliabracci, direttore Dipartimento di eccellenza Scienze Biomediche e Sanità Pubblica Univpm. «Ci siamo impegnati in questo compito, reso possibile dalla sensibilità su questi eventi mostrata dalle strutture universitaria e ospedaliera di appartenenza, a titolo gratuito e volontario, per dare un’identità ai poveri corpi e restituire, se possibile, i resti all’affetto dei propri cari, ovunque essi si trovino».

Le operazioni di identificazione sono state svolte da medici legali inviati dall’Univpm con la partecipazione dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria Ospedali Riuniti di Ancona. Si tratta di un’operazione ad alto valore scientifico oltre che di grande solidarietà. La partecipazione di medici della Politecnica si è svolta nell’arco di due settimane, con due diversi team coordinato dal professore Adriano Tagliabracci nel mese di luglio (vedi foto). I due team di medici legali sono stati in grado di esaminare i resti umani di una ottantina di soggetti deceduti nel naufragio.

Ora la richiesta di collaborazione per questa seconda fase punta alle operazioni di esame del Dna, da sviluppare nei laboratori italiani certificati, uno di questi si trova al Dipartimento di Scienze Biomediche e Sanità Pubblica, dipartimento classificato come eccellente dal Miur e Anvur ed ammesso ad un finanziamento straordinario di oltre 6 milioni di euro.

Nella fase iniziale del progetto hanno aderito circa una ventina di università con Facoltà di Medicina, tra queste anche la Politecnica, che hanno permesso di ottenere risultati straordinari sul piano dell’identificazione. Le operazioni sono state compiute all’interno di due tende attrezzate dalla Croce Rossa Militare in un hangar della Marina Militare nella base navale Nato di Melilli, nei pressi di Augusta. La seconda fase ora riguarda l’analisi dei profili del Dna da effettuare su circa 550 salme recuperate.