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Ancona

Medico di Torrette salva uno speleologo bloccato in una grotta a Sella Nevea in Friuli

Un gesto eroico compiuto da una donna coraggiosa. Era il 4 agosto quando il medico ha ricevuto la chiamata dal Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico, CNSAS. E non ci ha pensato due volte. Il suo racconto

La dottoressa Cristiana Pavan e Matteo Chini, un infermiere del soccorso alpino

ANCONA – Un gesto eroico compiuto da una donna coraggiosa. È quello di Cristiana Pavan, che il 6 agosto scorso è riuscita a portare in salvo uno speleologo intrappolato nella grotta Frozen sulle montagne del Sella Nevea, in Friuli Venezia Giulia. Medico in servizio nel reparto Anestesia e Rianimazione degli Ospedali Riuniti di Ancona, la dottoressa Pavan, fa parte del servizio di elisoccorso regionale e del soccorso speleologico alpino nazionale.

Era il 4 agosto quando il medico ha ricevuto la chiamata dal Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico, CNSAS, che la allertava sul caso di uno speleologo caduto in una grotta, che aveva riportato delle ferite.

«Grazie al mio primario, la dottoressa Cerutti – spiega Cristiana Pavan – che mi ha prontamente sostituito e ai colleghi che mi hanno coperto nei turni, sono potuta partire fin da subito. All’una di notte sono arrivata sul Sella Nevea, dove poi sono stata elitrasportata per raggiungere l’ingresso della grotta. Alle 6 di mattina ero sul posto. All’interno della grotta il ferito era seguito da due sanitari. Intorno alle 16 sono entrata nella grotta, e raggiunto il paziente, ho dato il cambio agli altri medici».

Dopo aver rivalutato e stabilizzato il paziente, la dottoressa Pavan ha atteso l’arrivo dei soccorritori. «I disostruttori hanno impiegato diverso tempo per liberare l’ingresso della grotta – precisa – e consentire il passaggio alla barrella, e una volta arrivata è iniziata la delicatissima fase del trasporto su corde».

Un lavoro incredibile quello compiuto dalla dottoressa Pavan e dai tecnici del soccorso alpino, dei vari angeli della montagna. La grotta, in zona carsica, al suo interno aveva una temperatura di appena due gradi ed era bagnata. «Abbiamo dovuto affrontare il freddo, la fame, la fatica e la stanchezza, ma non potevamo mollare», sottolinea la dottoressa.

La squadra è riuscita ad uscire dalla grotta portando in salvo il paziente intorno alle 12,30 del 6 agosto.

«È stata un esperienza molto dura – spiega – ma ero intenzionata a fare di tutto per tirare fuori il paziente da quel posto. Nel momento in cui l’ho raggiunto e ho visto che stava bene, ho provato tante emozioni. I corsi frequentati e la preparazione conseguita mi hanno permesso di portare a termine con successo il mio compito».

Abbigliamento e attrezzature adeguati, condizioni fisiche ottimali e preparazione atletica sono aspetti che possono fare la differenza, così come informarsi preventivamente sulle condizioni meteo del luogo dove si intende andare.

«Occorre considerare –conclude la dottoressa Pavan – che quando una persona ha un incidente in montagna, ci sono tante persone preparate che si mettono in gioco e rischiano la propria vita per salvare quella degli altri. Si mette in moto una macchina enorme, che coinvolge emotivamente e fisicamente i soccorritori, e che condiziona anche posti di lavoro.  Per questo invito tutti a prestare la massima attenzione, perché la vita di un singolo mette a rischio quella di molti altri».