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Ancona

Meccanica, in crescita la produzione nelle Marche. E tiene l’export

«Sulle prospettive a breve, che appaiono in timido miglioramento pesano le incognite relative alle dinamiche geo politiche internazionali, che generano un clima di incertezza», dice Claudio Schiavoni presidente di Confindustria Marche Nord

Claudio Schiavoni, presidente Confindustria Marche Nord
Claudio Schiavoni, presidente Confindustria Marche

ANCONA – Secondo le rilevazioni del centro studi di Confindustria Marche, nel trimestre gennaio-marzo 2018 la produzione del settore della meccanica ha registrato un aumento del 3,5% rispetto allo stesso trimestre del 2017 e le previsioni degli imprenditori riguardo alle vendite nei prossimi mesi sono orientate ad un ulteriore recupero, sia sul mercato interno che sull’estero. «La metalmeccanica è la spina dorsale dell’economia delle Marche: preservarlG e stimolare la sua crescita devono essere quindi le priorità per la politica nazionale e locale, nell’interesse generale». Così Claudio Schiavoni, presidente di Confindustria Marche Nord, commentando i numeri del settore locale nel ‘Giorno della metalmeccanica’ in cui Federmeccanica presenta l’indagine congiunturale.

In aumento, nel trimestre, l’attività commerciale: le vendite hanno registrato una crescita del 4,2%, sul mercato interno e il fatturato reale è cresciuto del 2,1%; sul mercato estero i fatturati sono aumentati del 6,5%.

«Anche nelle province di Ancona e Pesaro Urbino – ha proseguito Schiavoni – il trend è di crescita». Secondo un’indagine qualitativa su un campione di aziende nelle due province, a fronte di un andamento stabile della produzione rispetto al trimestre precedente, gli imprenditori della meccanica hanno segnalato con un portafoglio ordini mediamente superiore. Per quanto riguarda l’export i dati riferiti all’anno 2017 mostrano una sostanziale tenuta delle due province che registrano un timido +0,6% rispetto all’anno precedente. Parliamo di un fatturato export complessivo di circa 4 miliardi di euro, concentrato per di più sui Paesi Europei (73%), con una quota importante in Nord America (9%) e il resto tra Africa e Asia. In Europa tra i principali mercati di riferimento risultano in crescita Germania, Spagna, Polonia e Russia; in calo, seppure restando a livelli significativi in valore assoluto, risultano Francia, Regno Unito e Turchia. In forte aumento il mercato cinese in termini percentuali (+30%) anche se poco rilevante in termini assoluti (4% del totale export).

«Sulle prospettive a breve, che appaiono in timido miglioramento – ha precisato Schiavoni – pesano le incognite relative alle dinamiche geo politiche internazionali, che generano un clima di incertezza: la formazione del nuovo governo dovrebbe garantire stabilità e l’adozione di misure efficaci per favorire la crescita e lo sviluppo, ma al contempo il caso dei dazi sull’acciaio e alluminio da parte degli Usa preoccupa per l’impatto che gli stessi potranno avere sulle nostre esportazioni verso quel paese”.

«Dal punto di vista qualitativo il comparto meccanico nel nostro territorio è molto eterogeneo: elettrodomestici, stampi, componenti per l’automotive, meccanica di precisione, macchine per la lavorazione del legno e dei metalli, casalinghi in alluminio, contoterzisti. Sono settori che presentano dinamiche diverse e che sono esposti da un lato ad una bassa marginalità, dall’altro ad una sempre più pressante richiesta di qualità a parità di prezzo. Le nostre imprese investono costantemente in innovazione e stanno cogliendo la sfida di Industria 4.0 per tenere alta la produttività e al contempo sono impegnate nel perseguire strategie di crescita sostenibile, imprese che considerano la sicurezza dei lavoratori un obiettivo primario e che collaborano con il mondo education e con il mondo del welfare divenendo parte integrante dei processi di integrazione nel territorio e di sviluppo delle comunità locali».

«Ecco perché mi piacerebbe che un faro fosse sempre acceso sulla nostra metalmeccanica – ha concluso Schiavoni –, mettendo da parte una cultura anti impresa che contrasta con la funzione che queste aziende svolgono sul territorio».