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Ancona

Marzia Lorenzetti: «L’assistente sociale riconosce sempre la centralità della persona»

Cinquanta anni, originaria di Castelleone di Suasa, la professionista è stata nominata a luglio presidente dell’Ordine degli Assistenti sociali delle Marche: «Importante l'empatia nella relazione con l'altro, mai avere pregiudizi»

I membri del Consiglio dell’Ordine degli Assistenti sociali delle Marche

ANCONA – Da luglio Marzia Lorenzetti è la nuova presidente del Consiglio dell’Ordine degli Assistenti sociali delle Marche per il quadriennio 2017 – 2021. È affiancata da Marika Di Prodi nel ruolo di vicepresidente, da Silvia Lillini e Andrea Bocchini rispettivamente Segretario e Tesoriere. Oltre alle quattro cariche dell’Ufficio di Presidenza, compongono il nuovo Consiglio Marina Barbetti, Letizia Bertini, Sara Concetti, Giuseppa Ferraro, Giacomo Furlani, Raffaella Fusaro e Lucia Mandorlini.

Marzia Lorenzetti, presidente dell’Ordine degli Assistenti sociali delle Marche

Lorenzetti, da quanto tempo è assistente sociale e dove svolge il suo lavoro?
«Da circa 25 anni e, attualmente, lavoro come assistente sociale al Servizio Umee, unità multidisciplinare dell’età evolutiva dell’Area Vasta 1 di Fano. Mi occupo in particolare di persone con disabilità».

Recentemente è stata nominata nuova presidente dell’Ordine regionale. Un ruolo di grande responsabilità..
«L’Ordine degli Assistenti sociali è stato istituito con la Legge 23 marzo 1993, n. 84 che sancisce l’obbligatorietà dell’iscrizione all’albo professionale per poter svolgere la professione di assistente sociale sia in regime di lavoro autonomo, sia in regime di lavoro dipendente. L’Ordine regionale tutela quindi gli assistenti sociali e assicura una formazione continua obbligatoria. Il Consiglio è formato da 11 membri e svolgiamo un lavoro di squadra. L’albo invece conta circa 1200 iscritti che lavorano nel mondo della sanità, degli enti locali, comuni, terzo settore, prefettura, università».

Perché ha scelto questa professione?
«Tanti anni fa conobbi una mia amica che aveva intrapreso gi studi per diventare assistente sociale, mi interessò molto e iniziai anche io il percorso. È una professione dell’aiuto che amo molto e che si fonda sul valore, sulla dignità e sulla unicità di tutte le persone. Ogni assistente sociale è chiamato a seguire le linee del codice deontologico e svolge un lavoro di rete. Si occupa dell’individuo e della sua famiglia, ma lavora anche in rete con altre figure professionali».

Quali sono gli elementi fondamentali per entrare in relazione con l’altro?
«La professione è al servizio delle persone fragili. Ci sono vari tipi di fragilità, tra cui quella economica, psicologica, o legata a una malattia. L’empatia è fondamentale, come è importante non avere pregiudizi. L’assistente sociale riconosce sempre la centralità della persona e accoglie coloro che sono portatori di una domanda, di un bisogno».

Spesso gli assistenti sociali sono vittime di aggressioni. Perché?
«Sono arrivate all’Ordine diverse segnalazioni di colleghi minacciati o aggrediti. Oggi gli attacchi sono anche mediatici, su Facebook o sui social, e tutto ciò spesso deriva da una non conoscenza della professione. Veniamo per esempio accusati di portar via i bambini dalle famiglie, ma in realtà dietro c’è sempre un provvedimento dell’autorità giudiziaria. Il nostro lavoro si muove in un’ottica di attivazione di risorse e di sostegno alla genitorialità proprio per evitare provvedimenti di allontanamento. È chiaro che accompagnando persone con grandi disagi, purtroppo queste cose possono accadere».

Quali sono oggi le principali emergenze?
«Lo scenario è complesso e siamo impegnati su tanti fronti: persone malate, minori o situazioni di maltrattamento, abuso e violenza di genere. Sicuramente adesso le emergenze riguardano i migranti e le nuove povertà, causate dalla crisi economica».

Cosa consiglia a tutti gli assistenti sociali?
«Di attenersi al codice deontologico. Nonostante lavori in questo settore da 25 anni, ci sono sempre nuove sfide. È importante però rispettare sempre il valore e la dignità delle persone. Essenziale è anche promuovere l’autodeterminazione degli utenti, le loro potenzialità e la loro autonomia, in quanto soggetti attivi del progetto di aiuto, favorendo in questo modo l’instaurarsi del rapporto fiduciario».