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Ancona

Tracciamento e nuove modalità di diagnosi Covid, Storti: «Con un po’ di pazienza riprendiamo in mano tutta la situazione»

Il direttore Asur Marche è intervenuta sul tema del tracciamento alla luce delle nuove disposizioni per la diagnosi di Covid e per l'uscita dall'isolamento. «In questi giorni c'è quasi un appiattimento della curva»

Il direttore Asur Marche Nadia Storti

ANCONA – «Dire che facciamo i miracoli da oggi a domani è impossibile, ma con un po’ di pazienza riprendiamo in mano tutta la situazione». Nadia Storti, direttore generale Asur Marche, ha rassicurato sul tracciamento dei nuovi casi Covid, anche alla luce delle nuove modalità entrate in vigore dal 12 gennaio, da quando la positività al virus può essere accertata non più solo con il tampone molecolare, ma anche con l’antigenico rapido. Una nuovo sistema, introdotto per svincolare più rapidamente le persone dalla quarantena visto il numero ingente di infezioni, molto più elevato rispetto ad altre fasi pandemiche.

Parlando a margine della conferenza stampa di presentazione della nuova organizzazione della Clinica Ortopedica Adulta e Pediatrica dell’ospedale Salesi di Ancona, Storti ha ricordato che le nuove disposizioni consentono di «accedere a farmacie, medici di medicina generale, con i quali stiamo facendo un accordo a livello regionale».

«I numeri sono abbastanza importanti – ha aggiunto -, ci vorrà ancora qualche altro giorno, però piano piano i cittadini si renderanno conto che la situazione sta andando un pochino meglio». «Per quelli che chiaramente hanno già raggiunto i 21 giorni il rilascio va in automatico – ha ricordato – quindi diventa anche più semplice» uscire dall’isolamento.

Il direttore ha spiegato «speriamo di recuperare in tempi abbastanza rapidi», ma serviranno «ancora alcuni giorni». «Abbiamo fatto una estrazione di quelle che sono le persone che devono essere svincolate da questo tracciamento – ha spiegato Storti, riferendosi alle nuove modalità entrate in vigore -, e diciamo che sono sulle 7-8mila persone, che dobbiamo, nel giro di 4 o 5 giorni, richiamare tutte» tramite medici di famiglia, farmacie e Drive Through.

In tal senso h precisato che stanno partendo degli Sms per «indicare i ddt (Diagnostic Drive Through, ndr) che stiamo organizzando, soprattutto in tre Aree Vaste dove i numeri sono più alti, in modo tale che da questo fine settimana possono essere già praticati i campioni» e «svincolate» le persone dalla quarantena.

Con le nuove disposizioni governative, che prevedono la sospensione del Green pass per i vaccinati e i guariti che si infettano, il direttore di Asur Marche ha spiegato che «dovrebbe essere tutto in automatico. Abbiamo avuto due giorni in cui la piattaforma si è “sovra-riscaldata”» ha detto prendendo in prestito un termine tecnico per chiarire che ci sono stati dei problemi, ma «con questo sistema automatico dovrebbe arrivare l’interruzione nel momento in cui c’è una positività e l’immediato rilascio quando viene registrata la negativizzazione del tampone».

Sentita sull’ipotesi di una eventuale riapertura del Covid Hospital di Civitanova Marche, ha spiegato che al momento «riusciamo con le strutture che abbiamo a mantenere sotto controllo la situazione dei ricoveri, speriamo che quello che succederà» nei prossimi giorni «non sia tale da dover richiedere un ulteriore ampliamento dei posti letto».

«Come avete visto – ha aggiunto – in questi giorni c’è quasi un appiattimento della curva, non siamo nel plateau, ma siamo vicini, dovremmo reggere in questo modo. Nonostante i numeri molto elevati, i 4mila positivi e anche più che abbiamo giornalmente, l’ospedalizzazione è bassa perché fortunatamente questa variante è molto diffusiva, ma da patologie molto meno gravi rispetto al passato. Ancora abbiamo le terapie intensive abbastanza piene, sono aggravamenti dei pazienti che erano stati ricoverati nei giorni precedenti». Secondo Storti «non ci sono gli estremi» per riaprire in questa fase, nella quale oltretutto occorre considerare che «dobbiamo tenere i medici e gli infermieri che dovrebbero andare a lavorare in queste strutture, dentro gli ospedali, per poter curare anche le altre patologie».