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Ancona

Marche, sempre meno spiagge libere disponibili: aumento esponenziale delle concessioni balneari

San Benedetto del Tronto il Comune con la maggiore occupazione di spiagge in concessione (87%). Il 4,1% di costa marchigiana sabbiosa non fruibile a causa di inquinamento o presenza di foci o scarichi

Portonovo
La spiaggia di Portonovo

Spiagge libere sempre più rare nelle Marche. È quanto emerge dall’ultimo report stilato da Lega Ambiente. Un trend galoppante in tutta Italia dove oltre il 50% delle aree costiere sabbiose è sottratto alla libera e gratuita fruizione.

A pesare su ciò, in prima battuta, è l’aumento esponenziale in tutte le regioni delle concessioni balneari che nel 2021 arrivano a quota 12.166 (contro le 10.812 degli ultimi dati del Demanio relativi al 2018), registrando un incremento del +12,5%. In questo scenario le Marche vedono un lieve aumento rispetto all’ultima rilevazione che ad oggi registra, sui 113 km di spiaggia, un totale di 4.392 concessioni del Demanio marittimo, 942 concessioni per stabilimenti balneari, 114 concessioni per campeggi, circoli sportivi e complessi turistici con un totale del 61,8% di costa occupata.

Nel dettaglio, tra i comuni marchigiani costieri con la maggiore occupazione di spiagge in concessione, ci sono San Benedetto del Tronto con l’87%, Numana con il 79% e Gabicce Mare con il 77%. Oltre alle spiagge occupate, è importante il dato relativo alla fruibilità del mare che nelle Marche vede il 4,1% della costa sottratta alla balneazione a causa di tratti abbandonati, cioè con la presenza di foci o scarichi per cui non viene realizzato nessun campionamento dalle Autorità Competenti (3,1km di costa), oppure interdetti per vie della presenza del divieto di balneazione.

Secondo la normativa regionale, la quota da garantire alla libera fruizione o libera attrezzata nelle Marche è del 25%. Dato inferiore a quello della Puglia e della Sardegna in cui la cifra è del 60% ma quantomeno esistente rispetto a 5 Regioni che non hanno previsto nessuna norma che specifichi una percentuale minima di costa da designare alle spiagge libere.

Continua ad essere accesa la polemica sui canoni che nelle Marche vedono un aumento registrato del 15%.
Ma a pesare sulle spiagge italiane è anche il problema dell’erosione costiera che riguarda circa il 46% delle coste sabbiose e che si sta accentuando a causa della crisi climatica. La spesa per combatterla – con interventi finanziati dallo Stato e, in parte, da Regioni e Comuni – è di circa 100 milioni di euro l’anno ed è maggiore rispetto a quanto lo Stato incassa effettivamente dalle concessioni balneari (83milioni gli incassi effettivi su 115 milioni nel 2019, unici dati disponibili).

Uno dei problemi è che si continua ad intervenire con opere rigide come pennelli e barriere frangiflutti, che interessano almeno 1.300 km di costa, e su cui bisognerebbe aprire una riflessione sulla reale efficacia. Nelle Marche il fenomeno dell’erosione costiera riguarda 81km di costa e cioè il 48% del litorale, dato superiore alla media nazionale. Sono numerose le realtà litoranee in pericolo di erosione nelle Marche. Tra le fasce costiere più colpite si trovano Montemarciano (AN) e l’area a sud di Porto Sant’Elpidio (FM). Nell’area di Porto Sant’Elpidio, si nota un dualismo tra la costa nord (priva di fenomeni erosivi) e quella verso sud, dove in circa 20 anni si sono persi tra i 20 ed i 25 metri di costa, con la conseguente scomparsa delle spiagge. Per quest’area esiste lo studio di fattibilità di un progetto che prevede la realizzazione di una barriera emersa (una nuova scogliera) che sarà realizzata con scogli naturali.

«La riqualificazione delle aree costiere, il tema dell’accessibilità e la fruizione turistica rappresentano una straordinaria risorsa della nostra regione, sia in chiave ambientale che turistica – commenta Francesca Pulcini, presidente di Legambiente Marche -. Bisognerebbe uscire dalle polemiche e lavorare insieme per trovare soluzioni innovative e in grado di garantire qualità ambientale e futuro al settore balneare che se non innovato e strutturato, per accogliere le esigenze sempre crescenti dei fruitori, rischia di rimanere indietro nella sfida della qualificazione del servizio».