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Ancona

Immuni, nelle Marche il 12,3% ha scaricato l’app. Mantovani: «Manca competenza digitale»

La senatrice, membro del team Innovazione e della Commissione Affari Costituzionali dello Stato, fa il punto sull'app per il tracciamento dei contagi. Ecco come sta andando a livello nazionale e regionale

ANCONA – Nelle Marche il 12,3% della popolazione ha scaricato e installato sul proprio smartphone Immuni (dato al 31 agosto). L’app per il tracciamento dei contagi da covid-19, dopo una partenza a rilento e fra le polemiche per i timori legati alla privacy, sta vedendo crescere i download un pò in tutta Italia, dove sono arrivati a quota 5.5 milioni (dato aggiornato al 6 settembre). Immuni è stata “scaricata” dal 14% dei cellulari, un dato parziale che non prende in considerazione nel conteggio i telefonini degli under 14 e quella fetta della popolazione che non possiede uno smartphone.

Finora sono 1.878 le notifiche (dal 13 luglio quando sono partite), ma 7 casi positivi avevano già ricevuto la notifica di alert da Immuni per essere stati contatti stretti di un utente positivo che aveva Immuni sul suo telefonino.  Inoltre dal 1 giugno sono 155 gli utenti positivi che avevano Immuni e hanno caricato le loro chiavi nel backend (21 a giugno, 38 a luglio e 96 in agosto, (dato aggiornato al 31 agosto).

«Dopo le iniziali polemiche, l’app sta iniziando ad avere una maggiore rispondenza fra la popolazione» commenta la senatrice Maria Laura Mantovani, membro della Commissione Affari Costituzionali del Senato, della Commissione di Vigilanza Raidegli Intergruppi Innovazione, Intelligenza Artificiale, Aerospazio e del Team Innovazione del Movimento 5 Stelle che si interfaccia con la ministra Paola Pisano.

Maria Laura Mantovani, senatrice

A far crescere i download nell’ultimo periodo, potrebbero essere stati i focolai che si sono accesi qua e la nel Paese, ma anche se il numero è cresciuto, di strada ancora ce n’è da fare. «Il problema in Italia è la mancanza di adeguate competenze digitali e questo non aiuta, dal momento che solo una porzione limitata della popolazione percepisce correttamente l’utilità e il funzionamento di Immuni», spiega la senatrice.

«Ci vorrebbe una campagna informativa massiccia per far conoscere l’app», intanto nel mese di agosto è stato lanciato sul territorio nazionale lo spot su Immuni. L’obiettivo, spiega, è quello di far crescere i download e «arrivare a 10 milioni, pari al 25% della popolazione, per poter avere risultati soddisfacenti».

Una soglia importante per raggiungere lo scopo per cui è nata l’app: stroncare i focolai sul nascere, scoprendoli e isolandoli tempestivamente, prima che il virus si diffonda a macchia d’olio e la situazione precipiti. Fondamentale giocare d’anticipo, scoprendo il prima possibile i casi positivi, anche per evitare la compromissione, nelle persone infette, dei polmoni con esito fatale.

«Dobbiamo arrivare a separare i potenziali contagiati dalle persone sane – prosegue -: se non riusciamo a fare questo il pericolo è che il virus continui a propagarsi, mentre l’obiettivo è quella di circoscrivere i contagi».

Immuni, gli utenti suddivisi per regioni

In testa in Italia, per i download, c’è la provincia autonoma di Bolzano con il 15,1% della popolazione che ha installato Immuni sul proprio smartphone, subito dietro Emilia Romagna (13,3%), Abruzzo (13,1%), poi Liguria e Toscana con il 12,4% e a seguire le Marche che arrivano a quota 12,3%. Il Lazio è all’11,5%, l’Umbria all’11%, mentre la Lombardia insieme alla provincia autonoma di Trento si ferma al 10,8%. Fanalino di coda nel Paese la Sicilia che non oltrepassa il 5,4%.

Il dato sull’utilizzo di Immuni nelle Marche è fra i più alti in Italia, come lo spiega? 
«Dimostra la sensibilità e l’attenzione delle persone verso il coronavirus», ma a saltare all’occhio è anche che la Lombardia, la regione più colpita in Italia dalla pandemia, sia in termini di contagi che di vittime, paradossalmente registri una percentuale inferiore di utenti. Un dato che secondo la senatrice ha una sua interpretazione politica: nella regione, a trazione Leghista le «polemiche hanno inciso molto» limitando la presa sulla popolazione.

La senatrice Mantovani pone l’accento sul primato italiano nel realizzare «una applicazione ai massimi livelli per quanto riguarda gli standard di sicurezza e funzionalità» a dimostrazione del fatto che «se vogliamo le cose le sappiamo fare bene, ma abbiamo pochi professionisti specializzati in questo tipo di tecnologie. Sono ancora troppo pochi gli studenti che scelgono come percorso universitario quello in ingegneria informatica e analisi dei big data, occorre puntare sulla formazione per colmare il digital divide rispetto al resto d’Europa».