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Ancona

Marche, raccolta delle olive: un anno di alta qualità ma poca quantità

Il presidente Aprol Marche: «I mesi di luglio e agosto senza pioggia hanno significato disidratazione per l’ulivo e di conseguenza frutti piccolissimi o caduti a terra». Parola ai coltivatori

ANCONA- Olive di alta qualità ma poca quantità. Tra Covid e maltempo, il 2020 non sembra essere una delle migliori annate per la produzione di olio extravergine d’oliva nelle Marche. La raccolta dei frutti è iniziata a fine settembre-inizi di ottobre e proseguirà fino alla fine del mese di novembre.

«Per il momento siamo scarsi a livello di prodotto, sia come oliva che come olio, mentre la qualità è molto alta. Il boom della raccolta è adesso quindi avremo una situazione più definita strada facendo, molto dipende anche dalle condizioni meteo – spiega Pierluca Federici, presidente Aprol Marche, associazione produttori olivicoli marchigiani -. La resa è poca perché ha piovuto quando non doveva piovere e non ha piovuto quando invece avrebbe dovuto piovere. Ciò ha provocato alla pianta un problema di assorbimento dell’acqua. I mesi di luglio e agosto senza pioggia hanno significato disidratazione per l’ulivo e di conseguenza frutti piccolissimi o caduti a terra. Inoltre, a fine agosto c’è stata una violenta grandinata che in alcune zone ha distrutto i raccolti, come nel maceratese. Credo che quest’anno avremo un 20% in più di produzione di olio extravergine rispetto al 2019 ma siamo ancora in netta perdita rispetto al livello registrato prima della gelata nel 2017».

«La produzione di olive è buona: la qualità è molto alta, la quantità meno» afferma Francesca Petrini, Fattoria Petrini Monte San Vito.

«La campagna di raccolta è iniziata in anticipo in quanto il prodotto è sano e genuino ma non è abbondante. L’oliva è buona, non c’è la mosca olearia, non ci sono parassiti- commenta Domenico Fratoni, Oleificio Fratoni di Ascoli Piceno-. Essendo la qualità eccelsa abbiamo anticipato i tempi perché con questo clima caldo umido temiamo attacchi parassitari tardivi. La quantità del prodotto invece è inferiore in quanto c’è stato un problema di allegagione».

Il Coronavirus ha inciso molto sulla vendita di olio extravergine di oliva provocando un calo. Inoltre, a peggiorare la situazione è che in Italia nonostante ci siano migliaia di tonnellate di scorte di olio evo di qualità, viene importato dall’estero un prodotto scadente.

«Durante il lockdown le persone non si potevano muovere di casa quindi la vendita nei frantoi si è interrotta e ci siamo organizzati con la consegna a domicilio – commenta il presidente di Aprol -. Molte persone, avendo l’olio extravergine d’oliva di qualità un costo più elevato, preferiscono acquistare oli economici al supermercato: non si guarda alla qualità ma alla quantità. Questa situazione è a livello nazionale».

«Noi che facciamo un prodotto naturale e sano, durante il lockdown abbiamo tenuto bene. Fortunatamente le persone hanno capito gli effetti nutritivi e curativi dell’olio extravergine di oliva e quindi ricercano prodotti di qualità. Purtroppo però, per motivi economici si tendono a consumare oli di primo prezzo che non hanno le proprietà e il valore di un olio evo artigianale. Si trovano in offerta sugli scaffali dei supermercati a 2,90 euro… Noi, che ancora oggi ci sporchiamo le mani per produrre olio, a quelle cifre non riusciamo a pagare nemmeno il contenitore – spiega Domenico Fratoni -. Invito le persone ad andare nei frantoi per vedere le olive e acquistare l’olio direttamente sotto il separatore. In questo modo c’è la garanzia di naturalezza e di origine del prodotto».