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Ancona

Quirinale, via al voto per il nuovo presidente della Repubblica. Il punto con i partiti

Centrosinistra e centrodestra al voto per l'elezione del successore di Sergio Mattarella. Si cerca la sintesi su una figura di alto profilo. Ecco cosa dicono i politici marchigiani

Parlamento, foto Presidenza della Repubblica, Attribution, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=38210179

ANCONA – All’avvio del primo voto per l’elezione del nuovo presidente della Repubblica, l’appuntamento è per le 15 di oggi – 24 gennaio -, i partiti giocano per lo più ancora a carte semi-coperte, nonostante i nomi finora circolati. Il centrosinistra punta sull’ipotesi del premier Mario Draghi, nella staffetta con Mattarella, un nome che secondo Pd, 5 Stelle e Leu-Articolo Uno potrebbe rappresentare una soluzione in grado di raccogliere consensi trasversali.

Tra i papabili è spuntato però anche il nome di Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant’Egidio, avanzato dai 5 Stelle, una soluzione che però non trova il consenso del leader di Italia Viva Matteo Renzi. Il centrodestra, dopo il dietrofront di Berlusconi che si è ritirato dalla corsa per il Quirinale, frena sull’ipotesi Mario Draghi, e non ci sta a spostare il premier dal suo incarico, mentre sull’ipotesi Pie Ferdinando Casini (ex presidente della Camera) il leader della Lega Matteo Salvini ha già espresso a chiare lettere il suo niet.

Insomma, gli assi sono ancora ben nascosti nella manica, e di certo lo schieramento vuol fare pesare i suoi numeri in Parlamento, in virtù dei quali rivendica la scelta del successore di Sergio Mattarella. Il quadro è ancora in frenetica evoluzione, e tutto può accadere. Ecco la posizione dei leader di partito delle Marche.

Marchetti, Lega: «Abbiamo molteplici alternative, ognuna di alto profilo»

Il commissario della Lega Riccardo Augusto Marchetti e il leader del partito Matteo Salvini

«Il Centrodestra non è soltanto maggioranza nel Paese – spiega Riccardo Augusto Marchetti, commissario della Lega Marche -, è maggioranza relativa anche in Parlamento, per questo la Lega, come primo partito, ha il dovere di presentare proposte. È vergognoso che a sinistra impongano dei ‘no’ pregiudiziali e ideologici senza neppure sapere quali saranno i nomi che presenteremo. Abbiamo molteplici alternative, ognuna di alto profilo istituzionale e di rilevanza nazionale e internazionale. Auspico che a partire dalle prossime elezioni del Presidente della Repubblica, saranno gli italiani stessi a poter esprime il Capo dello Stato attraverso il voto diretto».

Mangialardi, Pd: «Accordo di alto profilo e proseguimento legislatura fino a scadenza»

Maurizio Mangialardi, capogruppo consiliare Pd

Tra i grandi elettori c’è designati dalle Marche c’è il capogruppo del Pd Maurizio Mangialardi, a Roma per votare il nuovo presidente della Repubblica. Oltre al dem, ci sono anche il governatore Francesco Acquaroli e il presidente del Consiglio regionale Dino Latini, designati dopo essere stati eletti in seno al Consiglio regionale.

«In queste ore – afferma il capogruppo consiliare del Pd – si stanno susseguendo vari incontri tra le delegazioni delle diverse forze politiche. Come già sapevamo, nessuno schieramento sembra essere in grado di esprimere una propria candidatura. Pertanto – spiega – è auspicabile che il nome del nuovo presidente della Repubblica scaturisca da un accordo di alto profilo, dettato dall’esigenza di individuare una figura capace di rappresentare un punto di riferimento sia per gli italiani che per la comunità internazionale».

Un patto che, conclude, «spero, comprenda anche il proseguimento dell’attuale legislatura fino alla sua scadenza naturale per rispondere al grande bisogno di stabilità che si respira tra la popolazione e alla necessità di garantire continuità al programma di investimenti contenuti nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza».

Coltorti, 5 Stelle: «Persona che lavori per non lasciare indietro nessuno»

Mauro Coltorti, presidente della Commissione Lavori Pubblici del Senato

Il Movimento 5 Stelle, «dopo essersi consultato con le altre forze progressiste, ha proposto Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant’Egidio. Crediamo che con questo nome la richiesta del Movimento di avere una persona di alto profilo istituzionale sia pienamente rispettata – spiega il senatore del Movimento 5 Stelle Mauro Coltorti, tra i grandi elettori -. Con questa scelta è anche palese la volontà del Movimento che il presidente sia una persona che lavori affinché nessuno sia lasciato indietro. Troppo il divario che separa chi ha tutto e chi non ha niente e purtroppo la pandemia ha aggravato questa situazione ed ora è più che mai necessaria una persona che guidi il paese».

Sulla possibilità che a ricoprire l’incarico per la prima volta sia una donna, si dice possibilista: «Credo che uomo o donna sia la medesima cosa – afferma -, purché sia una persona di spiccato profilo, super partes e che tenga unito il Paese». Il senatore marchigiano è risultato positivo al Covid: attualmente è pauci-sintomatico, ha «sintomi lievi» e fa sapere che si recherà a votare, come previsto per i grandi elettori che hanno contratto il virus. Già un anno fa era risultato positivo ed aveva superato l’infezione «in maniera asintomatica», come ricorda lui stesso.

Prisco, FdI: «Sia imparziale, difensore Costituzione e interesse nazionale»

Il coordinatore regionale di Fratelli d’Italia Emanuele Prisco con la leader nazionale del partito Giorgia Meloni

«Andrà trovata una intesa sul nome proposto dal centrodestra che ha la maggioranza relativa dei grandi elettori in Parlamento – afferma il coordinatore regionale di Fratelli d’Italia, Emanuele Prisco -, quello che ci auguriamo è che sia un presidente veramente arbitro, difensore della Costituzione e dell’interesse nazionale. Questo abbiamo chiesto agli alleati e agli altri partiti che compongono l’arco parlamentare. Mi auguro che nelle prossime ore si possa trovare una intesa di questo tipo».

Possibilista anche sull’ipotesi che a salire al Quirinale sia una donna: «Niente in contrario», spiega, purché rispecchi le caratteristiche di essere una figura «imparziale» garante della Costituzione e dell’interesse nazionale e sulla quale «si trovi una sintesi con gli altri partiti». Nel partito, guidato da Giorgia Meloni, la parità di genere è un concetto ormai sdoganato. «Abbiamo il 6,8% dei grandi elettori – aggiunge – , il centrodestra è maggioranza relativa e non assoluta, dunque qualche intesa va trovata».

Montesi, Articolo 1: «Tavolo con centrodestra, per personalità condivisa»

Il coordinatore di Articolo Uno Massimo Montesi con il Ministro della Salute Roberto Speranza

Apre al dialogo con tutte le forze politiche, centrodestra incluso, il coordinatore regionale di Articolo Uno, Massimo Montesi. Il fatto che «Berlusconi anche formalmente non sia più in campo – spiega -, può aiutare una soluzione. Rilevante la assoluta condivisione delle posizioni Articolo Uno-Leu con Pd e 5Stelle». Una unità che per Articolo Uno non si ha invece nell’altro schieramento politico: «Nel centrodestra non pare ci sia la stessa situazione, tanto che non sono riusciti nemmeno a fare un comunicato congiunto – fa notare – . A questo punto è necessario aprire il tavolo con tutti, compreso il centrodestra per individuare una personalità nel rispetto della carta costituzionale e condivisa».

In ogni caso, aggiunge «la scelta non può essere prerogativa di una sola parte. Se questo è il metodo, il percorso e i criteri, la soluzione per individuare un nome che sia rappresentativo di tutti gli italiani e che sia garante della costituzione sarà possibile. Draghi, Casini, ma anche altri e altre, possono essere candidati e candidate».

Carrescia, Italia Viva: «Draghi presidente della Repubblica»

Piergiorgio Carrescia con l’ex ministra Teresa Bellanova

«Ci vorrebbe la sfera di cristallo per sapere chi la spunta – spiega Piergiorgio Carrescia, membro dell’Assemblea nazionale di Italia Viva -. Personalmente spero Draghi perché sarebbe la scelta migliore e garantirebbe una presenza autorevole anche a livello internazionale per sette anni. Lasciare Draghi a fare il presidente del Consiglio significa metterlo in panchina perché fra un anno dopo le elezioni del 2023 gli appetiti dei partiti prevarranno. Chiunque vincerà vorrà la guida del Governo. Vedo però ad oggi una situazione impantanata perché pretendere come fanno Letta e C (& company, ndr). che il nuovo presidente della Repubblica deve essere unitario ma che lo è solo se il nome non è riconducibile al centrodestra è una contraddizione in termini».

«Dall’altra Salvini e C. ( & company, ndr) finora hanno proposto Berlusconi pur consapevoli che non era figura unitaria e ipotizzano dai rumor che circolano nomi secondo me di poco spessore». La soluzione migliore per Carrescia è quella che vede «Draghi presidente della Repubblica e un presidente del Consiglio tecnico».