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Ancona

Marche, un anno di Giunta Acquaroli: «Iniziamo a vedere un progetto che prende forma»

Il presidente Acquaroli a margine del Consiglio regionale si è concesso ai giornalisti per commentare il primo anno dalla vittoria delle elezioni che lo hanno portato alla guida della Regione dopo 50 anni di governi di centrosinistra

Francesco Acquaroli, presidente della Regione Marche

ANCONA – «È un giorno come un altro, con la consapevolezza che dopo 365 giorni iniziamo a vedere un progetto che prende forma». Così il governatore, Francesco Acquaroli, a margine della seduta del Consiglio regionale, ad un anno esatto dalla sua elezione alla guida della Regione Marche, avvenuta il 21 settembre 2020, dopo 50 anni di governo di centrosinistra.

Parlando con i giornalisti, che gli chiedevano di cosa fosse orgoglioso, il presidente ha posto l’accento sulla «capacità di riuscire a creare una squadra», un obiettivo «non sempre facile» insieme alla «capacità di riuscire a costruire un percorso con le associazioni di categoria, con la filiera istituzionale dei sindaci e i rapporti con il governo centrale: credo che siano aspetti che possono sembrare di poco conto, ma sono elementi essenziali per costruire insieme un grande progetto».

Concertazione, partecipazione e aggregazione, le parole chiave del suo mandato e allo stesso tempo elementi essenziali per condurre in “porto” i tanti progetti, dalla ricostruzione, alla riforma sanitaria, fino alle infrastrutture e al rilancio economico.

«Il risultato non viene mai da solo – fa notare – , ma quando una squadra gioca insieme». Sulle questioni ancora in ballo, osserva che «sono tantissime», ma aggiunge anche «spero che fra un mese alcune delle tante situazioni che stanno arrivando a definizione, siano definite e che potremo raccontare ad un anno dall’istituzione e dall’insediamento della Giunta, anche altri risultati che sono tantissimi: dalle attività produttive, all’agricoltura, al turismo e alle infrastrutture».

E proprio su questo ultimo tema, ha ricordato che «ha preso corpo una prima definizione della Fano-Grosseto» e il Trisungo. Poi ha rimarcato la ridiscussione sui cantieri della A14 e sull’Alta Velocità, la Orte-Falconara, l’ipotesi di prolungamento della terza corsia autostradale, i bandi per l’aeroporto.

Tra i fiori all’occhiello, Acquaroli ha citato poi il lavoro svolto sulla cultura, la ricostruzione e la sanità, nell’ambito della quale ha tenuto a sottolineare la collaborazione dei cittadini dall’avvento della pandemia. Insomma un anno niente affatto semplice, o per dirla con le parole del governatore «un anno complicato, ma anche segnato da tanta gratitudine che devo dare ai cittadini marchigiani».

Il presidente ha posto poi l’accento sulla riforma sanitaria, con il superamento del modello dell’ospedale unico, «cercando di individuare il percorso migliore per mettere a terra prima possibile una riforma che possa essere all’altezza dei cittadini marchigiani. Tante sono le sfide – aggiunge – , tantissime».

Ricordando il giorno più brutto dell’inizio del suo mandato alla guida della Giunta, Acquaroli ha citato il passaggio in Emilia Romagna dei due comuni del Montefeltro: Montecopiolo e Sassofeltrio. «Una ferita importante – ha affermato – , che però mi ha dato lo stimolo per rilanciare e ricostruire la nostra Regione con chi si sente marchigiano e apprezza quello che siamo, e con la capacità di determinare un orgoglio che sento forte da parte di tanti».

E parlando di orgoglio marchigiano, ha ricordato il risultato sportivo del Ct jesino Roberto Mancini con la Nazionale di calcio che ha vinto gli Europei, la medaglia d’oro di Gianmarco Tamberi alle Olimpiadi di Tokyo, vittorie «importanti che hanno reso la nostra piccola regione una grande regione».

L’abbraccio di Francesco Acquaroli con Giorgia Meloni all’esito delle elezioni regionali, un anno fa

Tra i nodi da sciogliere, ha posto la carenza infrastrutturale che affligge ed isola la regione, limitando la capacità di sviluppo e competitività, oltre che quella di innovazione delle imprese: «Dobbiamo colmarla il prima possibile e nel frattempo mettere in condizione la nostra regione di poter tornare ad essere competitiva supportando le iniziative migliori» non in una logica assistenziale, ma premiante della competitività.

Alla domanda che voto dà alla Giunta Acquaroli afferma «non sono io a doverlo dare», mentre sollecitato sul rapporto con l’opposizione si toglie un sassolino dalla scarpa e dice «non amo né l’ipocrisia né quando il dibattito scade nella logica delle parti in maniera troppo accentuata». Nel confermare la sua disponibilità al dialogo con la minoranza, evidenzia che «in questo momento la nostra Regione non si può permettere un insuccesso, tutti quelli che hanno un ruolo istituzionale dovrebbero collaborare per garantire la ripresa di un territorio che non a caso è in transizione e non a caso non merita di esserlo».

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Sull’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico, attualmente guidata dal commissario Giovanni Pettorino, ha auspicato al più presto l’individuazione di una figura che possa dare «una garanzia dal punto di vista tecnico e progettuale» ed ha posto l’accento sulla discontinuità chiesta sulla figura di Rodolfo Giampieri, l’ex presidente dell’Authority, sulla base «dei risultati», che «parlano da soli».

Acquaroli ha infatti ricordato l’esiguità dei finanziamenti del Pnrr «nella coda di quelli degli altri porti italiani, perché non erano state realizzate delle progettualità», risorse poi successivamente innalzate. Inoltre ha sottolineato che tra Autorità di Sistema Portuale e Ministero delle Infrastrutture «c’è un rapporto diretto» essendo l’Authority una sua emanazione, per cui «il Ministero quando si rapporta con le Autorità lo fa prima rispetto che con le Regioni».

Secondo Acquaroli il porto di Ancona, non solo deve essere in grado di competere con gli altri porti, ma anche di sviluppare il territorio con l’intermodalità «una necessità per le imprese e una opportunità per l’occupazione».