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Ancona

Menù di Natale e Capodanno, rincari tra +1,2% e 2,9%. E anche nelle Marche si mangia low cost

Gli alimenti da mettere in tavola nelle feste costano molto di più dello scorso anno e i consumatori tendono a spendere di meno. Parola alla Segretaria regionale Federconsumatori Patrizia Massaccesi e a Giuseppe Cingolani, titolare di Qualità e Amore Carni & Food di Ancona e Villamusone

ANCONA – Natale e Capodanno più costosi per colpa dei rincari causati dal covid e spesa che punta al low cost. Pranzi e cene delle feste costeranno di più rispetto all’anno scorso: il menù della Vigilia di Natale ai tempi della pandemia segna un aumento del +1,2% mentre per portare in tavola un tradizionale menù di Capodanno si spenderà il 2,9% in più. Sono i dati che emergono dall’Osservatorio Nazionale Federconsumatori che ogni anno approfondisce le tendenze e i comportamenti in occasione delle feste.

Con l’Italia intera in zona rossa, pranzi e cene quest’anno saranno confinati fra le quattro pareti domestiche, ma Natale e Capodanno a casa non fa rima con risparmio. La spesa media per un pranzo o cena di Natale all’insegna della tradizione quest’anno sarà di 35,16 euro a persona, in crescita del +1,2% rispetto all’anno scorso anno. Ancora più salato il conto della spesa per il cenone di Capodanno: in questo caso il menù classico costerà la bellezza di 45,19 euro a testa con un incremento del +2,9% rispetto al 2019.

«Rincari dettati dagli aumenti dei prezzi registrati nel settore alimentare» spiega la segretaria regionale di Federconsumatori Patrizia Massaccesi. Dal report emerge anche il rapporto fra la pandemia e le feste: il 58% degli italiani si dichiara tranquillo a festeggiare il Natale con i propri cari, il 23,5% poco tranquillo, mentre il 9,62% non è affatto tranquillo. In ogni caso dalla fotografia scattata da Federconsumatori  risulta che il 54,31% degli italiani trascorrerà le feste con la cerchia più ristretta di familiari: moglie, marito e figli. Sul fronte delle precauzioni da adottare nel caso di parenti o amici come commensali, il 40,6% delle persone non prenderà particolari precauzioni, mentre il 23,56% indosserà le mascherine anche a tavola.

«Se da un lato questi dati ci confortano perché la tradizione ancora resta – prosegue Patrizia Massaccesi – dall’altro c’è rammarico perché il popolo delle povertà è in crescita». Secondo la segretaria regionale di Federconsumatori «quest’anno saranno in molti a non poter permettersi un pasto secondo tradizione o addirittura a doversi mettere in fila alla Caritas o al Banco Alimentare per un pasto. Sono in aumento le richieste per la spesa sospesa e i buoni alimentari – conclude – ormai permettersi un pranzo di Natale o il cenone di Capodanno è quasi un lusso».

E infatti le persone quest’anno acquisteranno di meno per il menù delle feste come ci spiega Giuseppe Cingolani, titolare di Qualità e Amore Carni & Food di Ancona e Villamusone, macelleria, ristorante e negozio di prodotti alimentari tipici.

Giuseppe Cingolani, titolare Qualità e Amore Carni & Food ad Ancona e Villa Musone

«C’è tanta incertezza per la situazione legata alla pandemia e la gente spende molto di meno rispetto a quanto faceva in occasione delle feste dell’anno scorso: mediamente spendono il 50% in meno – dichiara Cingolani -. Con la macelleria ci difendiamo bene, ma il 70% del nostro fatturato è da sempre legato all’attività dei ristoranti che con le chiusure sono in grossa sofferenza».

Rispetto al Natale 2019 gli acquisti sono ridotti al lumicino e le persone tendono ad acquistare prodotto più economici. Un esempio su tutti è il cappone che registra una notevole flessione sulle vendite, come afferma il titolare di Qualità e Amore: «Cresce invece la vendita delle galline, segno che quest’anno il brodo per i cappelletti non si farà con il cappone che costa tre volte di più».

In linea generale «le vendite di prodotti di qualità sono in forte sofferenza: invece del vino o dello spumante pregiato le persone ne acquistano di meno costosi spendendo al massimo 10 euro. Cala la vendita del prosciutto, che in passato veniva tradizionalmente regalato, ed è in calo anche la vendita dello zampone più costoso del cotechino».