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Ancona

Pd-5Stelle e sinistra, al via le grandi manovre per le regionali

Con lo strappo di Renzi dal Pd e l'appoggio al governo Conte bis, il dialogo con i pentastellati potrebbe gettare un ponte nuovo anche sulla politica delle Regioni che andranno al voto nel 2020, fra le quali anche le Marche. Abbiamo chiesto al senatore Morgoni e al coordinatore di Articolo 1 Montesi cosa ne pensano

Il palazzo della Regione
Il palazzo della Regione

ANCONA – Si scaldano i motori in vista delle prossime elezioni regionali. Con lo strappo di Renzi dal Pd e l’appoggio al governo Conte bis, il dialogo con i 5Stelle potrebbe gettare un ponte anche sulla politica delle Regioni che si avviano ad andare al voto nel 2020, fra le quali ci sono anche le Marche.

Intanto la “mossa” di Renzi ha avuto un suo primo seguito: sono 25 infatti i deputati e 15 i senatori italiani del Pd che lo hanno seguito nel nuovo partito Italia Viva, messo in campo dall’ex premier per costruire una «Casa giovane, innovativa, femminista», dove lanciare idee e proposte per l’Italia e per l’Europa, come ha spiegato lo stesso senatore fiorentino.

Uno strappo, quello dal Pd, che ha destato però anche scalpore per il momento politico in cui Renzi lo ha realizzato, dato che è stato proprio lui l’artefice del matrimonio con i pentastellati. Un gesto che l’ex leader del Pd ha motivato come una manovra per il bene del Paese, per contrastare lo spauracchio di un aumento dell’Iva, per tenere l’Italia saldamente in Europa e per evitare il rischio di una recessione che potrebbe avere conseguenze drammatiche.

Mario Morgoni, Pd

La fuoriuscita di Renzi dal partito dei dem ha provocato uno scossone interno al Pd anche a livello regionale, e nonostante ad oggi nessun parlamentare marchigiano lo abbia ancora seguito nella nuova avventura, c’è anche chi sta meditando, come il senatore Mario Morgoni, componente della Commissione Ambiente Territorio e Lavori Pubblici. Morgoni ha spiegato di condividere «il progetto innovativo di Matteo Renzi» e di aver «sostenuto un’azione di governo che ha prodotto importanti risultati per il paese».

«Oggi Renzi ritenendo che nel Pd non ci sia più spazio per promuovere una politica aperta, coraggiosa e lungimirante fonda un nuovo partito. Al di là di ogni ipocrisia – sottolinea Morgoni – bisogna ammettere che Renzi è stato considerato da sempre un intruso, per non dire un nemico anche quando da segretario aveva la massima responsabilità di rappresentare la comunità del Pd. Per questo anche se criticabile per tempi e modi, la scelta di Renzi ha delle motivazioni. È altrettanto innegabile che il Pd, anche dopo le dimissioni di Renzi da segretario, ha continuato ad essere un partito diviso in tante fazioni, incapace di definire una propria identità e di indicare una linea politica chiara, non all’altezza di correggere meccanismi di vita interna (e anche di gestione dei poteri pubblici), pesantemente condizionati dalle correnti poco trasparenti, poco partecipanti e rispondenti a logiche tattiche, di convenienza, di appartenenza e di conservazione degli equilibri consolidati».

In questo senso l’iniziativa di Matteo Renzi, «non potrà che essere benefica – prosegue Morgoni – in quanto elemento di chiarezza che finirà per togliere alibi a tutti. Al Pd, che non avrà più l’alibi di essere paralizzato dalla presenza ingombrante di Matteo Renzi. Allo stesso Renzi che non avrà più il pretesto di un Pd che non gli consente di realizzare i suoi ambiziosi progetti. Io resto ora nel Pd – conclude – per capire se il mio partito vuole veramente rigenerarsi e dare vita ad una politica riformista, coinvolgente, di alto profilo nell’etica e nei contenuti, praticata al fianco delle persone a cui chiede fiducia. Se invece l’uscita di Renzi fosse utilizzata come occasione per rinverdire i fasti di una vecchia politica già dichiarata morta nel 2013 con la non vittoria di Bersani non esiterei più un attimo a fare un passo comunque per me difficile ma a quel punto inevitabile».

Massimo Montesi (in piedi)

Ma a non disdegnare l’ipotesi di un dialogo regionale con i pentastellati c’è anche Articolo 1. Parla di scissione prevedibile nel Pd il coordinatore regionale Massimo Montesi: «Da tempo c’era qualcosa che non funzionava. Chi si dice liberal democratico difficilmente può stare in un partito che si dichiara di centrosinistra e le ultime vicende lo hanno confermato (uscita di Renz ndri). Comunque, restano dei temi irrisolti, come l’identità e la funzione del partito che non può più essere quella di quando era nato. In un mondo in cui non c’è più il centro bisogna scegliere da che parte stare».

Il coordinatore di Articolo 1 esprime «grande rispetto per la discussione in corso in quel partito», e pone l’accento sulla consapevolezza che «non si può fare a meno nella ricostruzione di un centro sinistra alternativo e competitivo del Pd, ma allo stesso tempo ci vuole qualcosa di nuovo, di diverso»,

Rientrerete nel Pd?
«Non siamo usciti perché c’era Renzi, e non rientriamo perché non c’è più Renzi. Il tema è più complesso, serve ricomporre una analisi condivisa e una visione di futuro per far fronte ai problemi che oggi sono sul campo: quello ambientale, dei diritti, del mondo del lavoro, della lotta alle disuguaglianze. Su questo siamo disponibili e cerchiamo di fare la nostra parte».

Ma questo dialogo con i 5 Stelle può avere delle ricadute anche a livello regionale?
«Da tempo lo sosteniamo e continuiamo a pensare che occorra un rapporto e un dialogo con quel mondo che non vota più a sinistra perché si è sentito tradito. L’alleanza di governo nazionale tale deve essere, non tattica, ma di prospettiva e chiaramente speriamo e lavoriamo affinché ci siano ripercussioni positive, per la costruzione di una alleanza ampia, civica, larga e nuova, che permetta di governare e dare le risposte necessarie ai marchigiani, a partire dalla ricostruzione, dalla sanità e dal lavoro».