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Consiglio regionale, ok al programma Fesr. Putzu: «Marche da Regione in transizione a modello». Bora attacca: «Incapacità nella gestione dei fondi»

I fondi ammontano complessivamente a 1.036 milioni di euro, per il periodo 2021-2027. Il via libera con 27 voti a favore e 3 astenuti. Critica la dem Manuela Bora

Palazzo Leopardi sede del Consiglio regionale

ANCONA – Ha ottenuto il via libera con 27 voti a favore il programma regionale delle risorse europee Fesr per il settennato 2021-2027. Tre gli astenuti (il dem Romano Carancini, la 5 Stelle Marta Ruggeri e la consigliera del Gruppo Misto Simona Lupini). I fondi ammontano complessivamente a 1.036 milioni di euro, per il periodo 2021-2027 di cui 586 milioni per il programma regionale Fesr, 104 milioni di euro dei Programmi Operativi Complementari, 296 milioni di euro per il Programma regionale FSE+ e 50 milioni di euro dei Programmi Operativi Complementari.

Risorse «ingenti», ha osservato il consigliere regionale FdI Andrea Putzu che vanno impiegate «al meglio». «Attraverso questi fondi – ha detto – potremmo ritornare in breve tempo da Regione in transizione a Regione modello». Per quanto riguarda le risorse Fesr, ha spiegato, «le scelte operate dalla Giunta regionale si concentrano su quattro priorità strategiche, e cioè sul sostegno a una ripresa economica basata sulla conoscenza e sull’innovazione con una dotazione di 310,9 milioni di euro», sul promuovere una transizione ecologica anche dal punto di vista dell’approvvigionamento energetico alla quale sono destinati 170,4 milioni di euro.

Andrea Putzu, consigliere regionale FdI

La terza priorità vede 50 milioni destinati alla promozione del rinnovo del parco mezzi del Trasporto pubblico locale automobilistico, con l’obiettivo di promuovere «un sistema di trasporto pubblico rapido leggero» e l’incremento della mobilità collettiva.

La quarta missione è legata alla promozione e allo sviluppo sociale delle aree urbane ed extraurbane: ì le risorse disponibili ammontano a 33,9 milioni di euro. «I prossimi step – ha detto Putzu, relatore di maggioranza della pdl – sono porteranno, in tempi celeri, alla pubblicazione dei relativi bandi, possibilmente entro febbraio, per mettere a terra queste risorse. Un programma concreto che sono certo riusciremo a concretizzare nei tempi e modi stabiliti».

Il gruppo assembleare del Pd ha espresso voto favorevole (con la sola eccezione del consigliere Carancini) sia per le scadenze pressanti della programmazione europea, sia perché la programmazione avrebbe ripercorso quella ereditata dalla precedente giunta Ceriscioli.

Critica la consigliera del Pd Manuela Bora che replica al capogruppo di FdI Carlo Ciccioli sul passaggio delle Marche a ‘regione in transizione’. «Se anziché essere così superficiale Ciccioli avesse approfondito la questione prima di lanciarsi in scomposti attacchi alla precedente amministrazione regionale – dice la dem, relatrice di minoranza – avrebbe scoperto che sul passaggio a regione in transizione ha inciso una modifica ai criteri di ammissibilità da parte della Commissione Europea: la categoria delle regioni in transizione si è allargata fino a comprendere tutte quelle con un Pil pro capite tra il 75 e il 100% della media Ue, mentre precedentemente la forchetta era 75-90%».

Manuela Bora, consigliera regionale Pd

La dem ha ricordato che fino al 2014 le Marche «erano abbondantemente sopra quota 100, ma l’anno successivo hanno perso quasi 10 punti: un crollo su cui hanno avuto un ruolo determinante le crisi del gruppo Merloni, del comparto calzaturiero del Fermano e del sistema bancario regionale con la messa in liquidazione coatta di Banca Marche. Situazione ulteriormente aggravata dal terremoto che ha colpito quasi tutta l’area interna della nostra regione».

Bora ha aggiunto: «Non credo che le imprese saranno dispiaciute, visto che questa variazione ha comportato un notevole aumento delle risorse disponibili, che atterranno prevalentemente al sostegno agli investimenti produttivi, agli investimenti per ricerca ed innovazione e volti a sviluppare e valorizzare le risorse umane per facilitare la transizione digitale ed ecologica della nostra regione. Le nostre imprese sono già pronte a cogliere questa grande opportunità».

Secondo la dem, però, «la Giunta di centrodestra ha paura di utilizzare le risorse messe a sua disposizione dall’Europa e per questo attribuisce all’aumento di disponibilità finanziarie questa connotazione negativa. Il rischio che corriamo è purtroppo evidente, già dimostrato dall’incapacità di gestione dei fondi della programmazione 2014/2020. Sarebbe stato necessario solamente accelerare le procedure di spesa di una programmazione ottimamente avviata e generosamente lasciata in eredità; purtroppo è accaduto esattamente il contrario. Siamo estremamente preoccupati pensando a quanto la conclamata incompetenza e l’immobilismo dell’attuale Giunta peseranno sulla programmazione dei fondi europei per il settennio 2021-2027, nonché sulla messa a terra delle risorse previste dal Pnrr».

Il dettaglio delle misure

A sostegno della ripresa economica basata su conoscenza e innovazione, la dotazione ammonta a 310,9 milioni di euro: 121,5 milioni per il sostegno alla ricerca e allo sviluppo delle imprese, per il co-finanziamento di accordi di innovazione approvati dal Mise, la promozione di accordi regionali di investimento e di innovazione, il consolidamento o sviluppo in rete delle start up innovative e creative.

Altri 153,4 milioni sono finalizzati a sostenere progetti di rafforzamento competitivo delle filiere, innovazione e sviluppo delle MPMI (ammodernamento tecnologico, industrializzazione dell’innovazione, nuove unità produttive), interventi di supporto ai processi di internazionalizzazione, innovazione finanziaria delle PMI, mentre 36 milioni saranno destinati al sostegno alla trasformazione digitale.

Per promuovere la transizione ecologica ci sono 170,4 milioni di euro di cui: 46 milioni per riduzione consumi energetici delle imprese compresa l’installazione di impianti di produzione di energia da fonte rinnovabile per l’auto-consumo, riduzione di consumi di energia primaria degli edifici e strutture pubbliche (edilizia sanitaria e ospedaliera, edifici scolastici, impianti sportivi, luoghi della cultura, edifici strategici), adozione di soluzioni tecnologiche per la riduzione dei consumi energetici delle reti di illuminazione pubblica.

Altri 9 milioni serviranno ad incentivazione progetti che contribuiscano al raggiungimento del Clean energy Package (impianti fotovoltaici su edifici pubblici, impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili, impianti sperimentali da moto ondoso); 89 milioni alla promozione di interventi strutturali idraulici e di manutenzione straordinaria delle opere idrauliche e degli alvei, interventi per l’aumento della resilienza dei territori più esposti a rischio di erosione costiera, messa in sicurezza sismica degli edifici pubblici (edilizia sanitaria e ospedaliera, edifici scolastici, impianti sportivi, luoghi della cultura, edifici strategici).

Ulteriori 19 milioni per la realizzazione delle interconnessioni delle reti acquedottistiche e riduzione delle perdite; 7,4 milioni per mantenimento e ripristino della biodiversità nei siti Natura 2000, rafforzamento delle connessioni ecologiche tra le aree urbane e le aree naturali (Infrastrutture verdi REM), potenziamento della dotazione strutturale dell’Arpam e potenziamento dei centri di educazione ambientale.

Per la promozione del Trasporto pubblico locale e della mobilità collettiva ci sono 50 milioni di euro, mentre per la promozione e lo sviluppo sociale delle aree urbane ed extraurbane ci sono 33,9 milioni di euro: «25 milioni per avviare processi Green e Blu – spiega Putzu – contribuendo ad aumentare la qualità della vita nelle aree oggetto di recupero urbano, promuovere processi partecipati di rigenerazione urbana recuperando spazi e luoghi pubblici e patrimonio culturale con obietti di inclusione e promozione sociale, tutelare e valorizzare cultura e turismo per inclusione e innovazione sociale; 8,9 milioni – conclude – per tutelare e valorizzare le risorse naturali delle aree interne attraverso la messa in sicurezza del territorio e la produzione energetica da fonti rinnovabili locali, consolidare il valore sociale ed economico dei borghi riqualificando e recuperando il patrimonio edilizio e l’animazione di comunità, rigenerare per inclusione e innovazione sociale».

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