Decreto sisma, iter più veloci e incentivi per chi apre attività nel cratere

In discussione al consiglio dei ministri il provvedimento da 725 milioni di euro che estende lo stato di emergenza al 31 dicembre 2020. Scettico il deputato marchigiano di Fratelli d'Italia Acquaroli

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Le macerie a Pescara del Tronto dopo il sisma del 2016

ANCONA – È all’esame del Consiglio dei Ministri il nuovo decreto legge sul sisma che prevede una serie di misure in favore delle regioni colpite dal terremoto del 2016, Marche, Umbria, Lazio e Abruzzo. Prolungamento dello stato di emergenza fino al 31 dicembre 2020, percorsi più veloci per la ricostruzione degli edifici privati e un nuovo provvedimento per la rimozione delle macerie.

Sono questi i punti salienti del decreto terremoto, oltre all’erogazione per il 2019 di 380 milioni di euro provenienti dal Fondo per le emergenze nazionali e di altri 345 milioni per il 2020 attinti dalla contabilità speciale del Commissario straordinario. Prioritaria la ricostruzione che dovrà subire un’accelerazione grazie a iter semplificati e quindi più veloci.

Sul fronte del rilancio economico sono previsti invece incentivi per chi intende aprire un’attività nei comuni del cratere grazie all’estensione del provvedimento “Resto al Sud” anche ai comuni del cratere. In pratica gli imprenditori under 46 che intendono aprire un’attività nelle aree colpite dal sisma potranno usufruire di incentivi pari al 35% a fondo perduto dell’investimento complessivo sostenuto e del 65% tramite finanziamento bancario.

Critico il deputato marchigiano di Fratelli d’Italia Francesco Acquaroli che lo vede come un provvedimento «tirato fuori all’improvviso dal cappello di un prestigiatore quasi come per magia».

«Ed è proprio questo che il governo rossogiallo vuole creare nella percezione delle popolazioni colpite dal sisma: un’illusione, l’illusione di non essersi dimenticati di loro, di aver approvato in pochi giorni un decreto ad hoc che verrà presentato in pompa magna domani, ma che in realtà è una scatola vuota che, alla prova dei fatti, tolta qualche miglioria, non saprà imprimere una svolta tanto attesa alla ricostruzione e non risolverà alcun problema».

Francesco Acquaroli, Fratelli dItalia

Secondo Acquaroli il governo «annuncerà di aver semplificato e velocizzato la ricostruzione dando ai tecnici la possibilità di “Autocertificazione” dei progetti per poter far partire subito i lavori. Forse non lo sanno, ma questo è già previsto per i danni lievi (articolo 8 del decreto 189/2016). E quelli che hanno scelto ad oggi di autocertificare i progetti, su tutto il cratere, si contano sulle dita di una mano. Questo perché non esistono delle regole certe per il calcolo del contributo di ricostruzione, poiché le ordinanze commissariali non sono chiare e lasciano spazio a continue interpretazioni contraddittorie, molto è lasciato alla discrezionalità degli istruttori che devono stabilire cosa sia ammesso a contributo e cosa no. Quindi ben pochi professionisti si prenderanno il rischio di iniziare i lavori a scatola chiusa, soprattutto per i danni gravi dove gli importi sono maggiori, senza sapere fin da subito se l’entità del contributo corrisponderà alla fine a quanto preventivato, con il rischio di un accollo sulle spalle dei proprietari terremotati».

Il deputato solleva dei dubbi anche anche sulle modalità di sblocco dell’anticipo del 50% delle parcelle dei tecnici: «Secondo chi ha scritto questo decreto, il tecnico progettista per avere l’anticipo dovrà dare delle garanzie, sotto forma di fidejussione, e non è chiaro se gli oneri per la fidejussione rientreranno tra le spese ammissibili a finanziamento e saranno scalati dal contributo per la ricostruzione dell’immobile».

Inoltre Acquaroli si interroga sul perché dopo tre anni, con progettualità e cantieri già avviati, il Governo «inserisca una norma che impone che le scuole, se prima del sisma erano ubicate nei centri storici, dovranno essere ripristinate o ricostruite nel medesimo sito, e che la destinazione urbanistica delle aree a ciò destinate non può essere mutata. Un’altra assurdità dettata da chi non conosce minimamente i territori sui quali andranno ad incidere questi provvedimenti».

Infine la questione della busta paga pesante, il cui decreto «prevede la proroga della restituzione e lo scorporo delle rate, che si inizieranno a pagare dal 15 gennaio, e stabilisce che gli adempimenti e i pagamenti di ritenute fiscali, contributi previdenziali e assistenziali nonché dei premi per l’assicurazione obbligatoria nei limiti del 50% degli importi dovuti. Un provvedimento che potrebbe essere un aiuto alla popolazione, ma rischia di fare la fine di quanto accaduto a L’Aquila, poiché questa norma è già stata cassata dall’Unione Europa. Un altro specchietto per le allodole».