Luca Traini virale sui social. E intanto lui scrive dal carcere

Nelle sue missive, il 29enne che nel febbraio dell'anno scorso seminò il panico a Macerata ferendo sei persone straniere, commenta i fatti di cronaca che accadono in Italia. La psicoterapeuta Alessia Tombesi: «In questo momento di crisi di valori e della famiglia, la paura per il diverso sta prendendo sempre più piede. Dobbiamo cercare di andare oltre le apparenze, di accettare una società che sta cambiando»

Il fotomontaggio virale
Il fotomontaggio virale

MACERATA – Continuano a girare sui social alcuni fotomontaggi, divenuti ormai virali, che ritraggono Luca Traini, il 29enne che nel febbraio dell’anno scorso seminò il panico a Macerata ferendo sei persone straniere.

Uno in particolare vede Traini campeggiare nel bel mezzo di un cartellone pubblicitario che promuove il territorio maceratese. In alto la frase “accoglienti per natura” riferito alle terre maceratesi, mentre sullo sfondo l’Hotel House, spesso al centro della cronaca per vicende giudiziarie, oltre che luogo di ritrovamento del cosiddetto “pozzo degli orrori”.

Il fotomontaggio

In un altro fotomontaggio, viene paragonata la condanna di Traini, a 12 anni di carcere, con quella di Marco Ahmetovic, il rom processato per aver ucciso quattro ragazzini ad Appignano mentre guidava il suo furgone ubriaco.

Alessia Tombesi, Psicologa e Psicoterapeuta

«In questo momento di crisi di valori e della famiglia, la paura per il diverso sta prendendo sempre più piede – spiega la psicoterapeuta Alessia Tombesi – Dobbiamo cercare di andare oltre le apparenze, di accettare una società che sta cambiando. Molte persone sono arrabbiate da questa vita che ci impone canoni e ritmi assurdi, ma non per questo possono scaricare cosi gratuitamente l’odio. Si ha bisogno di modelli forti ma la forza ognuno la deve trovare dentro di sé. Nel rispetto dell’altro e non nell’attacco possiamo cercare di trovare una serenità interiore».

 

 

Lettera Traini

Uno dei più clamorosi e recenti riferimenti a Traini è quello della strage avvenuta qualche giorno fa in Nuova Zelanda: il suo nome è comparso addirittura sulle armi utilizzate dai killer per uccidere 49 persone. Intanto l’uomo continua a scrivere dal carcere. L’ultima lettera postata ieri,18 marzo, sul suo profilo Facebook plaude ad una iniziativa contro la droga attuata nel maceratese da parte di un gruppo di volontari. «Sembra che Traini in carcere abbia acquisito una nuova consapevolezza e forse, compreso l’impatto sociale del suo gesto, stia cercando un riscatto facendo da cassa di risonanza ad iniziative a sfondo benefico», spiega la psicoterapeuta Tombesi.