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Ancona

Legge 194 e aborto, nelle Marche garantiti ma ancora in maniera difforme

Una situazione complessa dove a pesare è anche il numero dei ginecologi obiettori di coscienza che raggiunge quote del 70%. Oggi in Ancona presidio del Comitato “194 senza obiezione” e interrogazione del consigliere Gianluca Busilacchi. Ecco cosa risponde la Regione

I manifestanti davanti al Palazzo della Regione ad Ancona
I manifestanti davanti al Palazzo della Regione ad Ancona

ANCONA – Le donne e il loro diritto all’interruzione volontaria di gravidanza, sono state oggi al centro dell’interrogazione del consigliere regionale di Mdp – Art.1 Gianluca Busilacchi. Una iniziativa intrapresa per valutare lo stato d’attuazione della mozione, da lui stesso presentata, e approvata dalla Giunta Regionale lo scorso 10 ottobre.

Gianluca Busilacchi, consigliere regionale e membro della II Commissione Consiliare Permanente

Busilacchi aveva chiesto alla Giunta di vigilare e regolamentare l’entità e la distribuzione nelle strutture sanitarie pubbliche regionali di ginecologi non obiettori di coscienza, per poter garantire il servizio d’interruzione di gravidanza in modo uniforme su tutto il territorio regionale.

L’applicazione della Legge, sull’interruzione volontaria di gravidanza, a quarant’anni dalla sua approvazione “non è garantita nella maggior parte delle strutture sanitarie del paese, compresa la regione Marche dove l’obiezione di coscienza tocca il 70,1% delle strutture”, si legge in una nota diramata dal Comitato Regionale “194 senza obiezione”, che nella giornata di oggi ha tenuto un presidio davanti al Palazzo della Regione.

Una manifestazione, che ha visto la partecipazione di una quarantina di donne, con cui il Comitato ha inteso riaffermare l’importanza di battersi per il rispetto di questa legge.

Il presidio del Comitato Regionale "194 senza obiezioni"
Il presidio del Comitato Regionale “194 senza obiezioni”

Il Comitato europeo dei diritti sociali del Consiglio D’Europa con la sentenza del 15 ottobre, accogliendo il reclamo della Cgil, ha condannato l’Italia, riconoscendo che “viene violato il diritto delle donne alla salute per le notevoli difficoltà che incontrano nell’accedere all’interruzione volontaria di gravidanza, a causa del numero particolarmente elevato di medici obiettori, situazione che può comportare notevoli rischi per la salute e il benessere delle donne, in contrasto con l’articolo 11 della Carta sociale Europea”.

«Siamo certamente di fronte a un arretramento culturale e politico: ancora la visione della donna come mero contenitore e incubatrice rimane stereotipo inossidabile nella coscienza di questi fondamentalisti cattolici. Il Coordinamento Regionale “194 senza obiezione”, ritiene imprescindibile la tutela della salute della donna, la piena applicazione di una legge dello stato e riafferma con forza che l’autodeterminazione delle donne non può essere ancora oggetto di strumentalizzazioni politiche».

Alcuni numeri
La situazione degli ospedali marchigiani, secondo i dati emersi nel corso di un dibattito sull’aborto, tenutosi nella sede della Cgil Marche lo scorso 21 ottobre (leggi l’articolo), vede nella provincia di Ancona 486 interruzioni volontarie di gravidanza, il 30%  di quelle eseguite nelle Marche, delle quali però 190 vengono praticate in una casa di cura privata convenzionataNella provincia di Macerata ne vengono effettuate 464, nella provincia di Ascoli Piceno 382 casi, 287 nella provincia di Pesaro e Urbino, mentre nessun intervento viene eseguito invece nella provincia di Fermo.

«Il diritto alla salute della donna è gerarchicamente superiore a tutti gli altri diritti». È partito da questo presupposto giuridico, sancito da sentenze della Corte di Cassazione e della Corte Costituzionale, l’intervento del consigliere Busilacchi.

Un quesito, al quale ha risposto la vicepresidente della Giunta regionale Anna Casini, che nel suo intervento ha riportato gli aggiornamenti forniti dall’Asur: “L’interruzione volontaria di gravidanza (IVG), è garantita su tutto il territorio Asur, con le modalità e i tempi previsti dalla normativa vigente in materia”, ha fatto sapere la giunta, sottolineando che l’Asur, il 30 agosto 2016 ha avviato la sperimentazione di un nuovo modello assistenziale per le IVG con metodica farmacologica in regime di Day Hospital in Area Vasta 2, nel Distretto di Senigallia.

Un modello, che l’Asur ha esteso anche ad altre due Aree Vaste, Area Vasta 1 (Distretto di Urbino), dove la sperimentazione è partita il 20 marzo 2018, e Area Vasta 5 (Distretto di San Benedetto), dove è stata avviata il 1 aprile 2018, e che sarà successivamente applicato anche alle restanti Aree Vaste.

La Giunta regionale ha fatto sapere anche di “vigilare sull’entità e la distribuzione presso le strutture sanitarie pubbliche regionali dei ginecologi non obiettori di coscienza per garantire che il servizio di Interruzione Volontaria di Gravidanza (IVG) venga garantito in modo uniforme su tutto il territorio” con un Tavolo Tecnico per la piena applicazione della L. 194/78 (IVG ed OdC), coordinato dal Ministero della Salute, in collaborazione con l’Istituto Superiore di Sanità e l’Istat.

«Ringrazio la vicepresidente Casini per la risposta che consente di aggiornare i dati e ricordo l’indirizzo molto chiaro espresso dall’aula lo scorso autunno – ha dichiarato Busilacchi – I numeri ci dicono che questo servizio non viene erogato in modo uniforme e che esiste un problema di mobilità passiva. Quando i diritti dei singoli obiettori si sommano, si crea un problema per il sistema sanitario regionale. I medici non obiettori sono pochi e queste persone si caricano di tutto il lavoro, sottoponendosi a situazioni di forte stress».

Una situazione comune a tutto il territorio italiano, ha precisato Busilacchi, che la Regione Lazio sta tentando di migliorare con bandi di assunzione specifici. «Possiamo valutare la scelta fatta dal presidente Zingaretti – ha proposto il consigliere di Mdp-Art.1 – Sarà mia cura sollecitare il servizio per verificare quanto fatto nella Regione Lazio. Se quella pratica ha una sua efficacia, credo che dovremo seriamente prenderla in considerazione».

La mozione, del consigliere regionale Busilacchi, chiedeva anche il potenziamento dei consultori familiari per il sostegno della procreazione consapevole, su questo punto la giunta ha ribadito il ruolo di importante strumento, del Consultorio Familiare, nell’ambito del Distretto Sanitario di Base, per l’attuazione degli interventi previsti, sottolineando in particolare come il percorso IVG farmacologico, nasca proprio dai Consultori Familiari, potenziati nella loro attività. “Gli indicatori di esito del Distretto di Senigallia – ha fatto sapere la Giunta – evidenziano come, su 110 IVG eseguite dal 30 agosto 2017 al 30 aprile 2018, l’adesione alla scelta contraccettiva post IVG sia stata dell’82%”.