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Ancona

Tre lamette nascoste in bocca, detenuto nel carcere di Montacuto aggredisce due poliziotti

È successo nell'istituto penitenziario di Ancona. Un 30enne era a fine pena e sarebbe uscito a giorni ma gli è stata notificata un’altra sentenza di condanna. L’uomo ha perso il controllo, ora è in isolamento

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Il carcere di Montacuto

ANCONA – Prima si è tagliato alle braccia con due lamette nascoste in bocca, poi mentre i poliziotti cercavano di bloccarlo ha tirato fuori la terza lametta e ha aggredito anche loro.

Due agenti feriti nel carcere di Montacuto, ne avranno per sette giorni. Il pomeriggio di follia è andato in onda ieri pomeriggio (28 gennaio) nella casa circondariale alla periferia del capoluogo dorico dove da anni il personale denuncia un problema di sovraffollamento e carenza di guardie che mette in pericolo detenuti e polizia penitenziaria.

L’ultimo episodio ha visto protagonista un magrebino di 30 anni, in carcere per droga. Il 2 febbraio contava di uscire di prigione, per fine pena, ma quando gli hanno notificato un’altra sentenza di condanna definitiva, di altri sei mesi da trascorrere in carcere, ha perso il senno.

Dalla bocca ha tirato fuori prima una lametta per ferirsi alle braccia, poi, mentre gli agenti lo portavano in infermeria ne ha tirata fuori un’altra. Ma non è finita qui. Il magrebino, dopo essere stato medicato in infermeria, è stato accompagnato dagli agenti in cella di isolamento perché era troppo agitato. In quel frangente ha tirato fuori dalla bocca la terza lametta cercando ferirsi ancora ma i poliziotti lo hanno fermato. Lui allora li ha aggrediti tirando calci. Una volta bloccato i poliziotti  lo hanno portato in isolamento. Poi hanno pensato a farsi curare le ferite scaturite dalla colluttazione. Il magrebino è stato denunciato per resistenza.

Sull’episodio è intervenuta la Cgil
«Oltre ad esprimere solidarietà agli agenti colpiti – dice Stefania Ragnetti, segretario generale Fp Cgil di Ancona – lanciamo l’ennesimo allarme sul sovraffollamento del carcere di Ancona e sulla mancanza cronica di personale: molti agenti o sono andati in pensione o sono passati a ruolo civile per motivi di salute, anche per stress lavorativo, e non sono stati rimpiazzati. E questo mentre c’è stato un grande aumento di detenuti tossicodipendenti e con problemi psichiatrici. È evidente che gli agenti lavorano in condizioni di scarsissima sicurezza». 

Servono nuove «assunzioni – dice Ragnetti – la risposta al sovraffollamento dei detenuti non può essere l’incremento dei posti detentivi».