L’Inrca festeggia i 50 anni, le nuove frontiere nella cura degli anziani

Numerosi i risultati messi a segno tra progetti di ricerca conclusi e in corso e l’attivazione di servizi assistenziali unici in Italia come il pronto soccorso dedicato alla terza età

Inrca Ancona
Inrca Ancona

ANCONA – Riorganizzare ed investire sull’assistenza sanitaria agli anziani, puntare sull’imprenditoria dedicata alla terza età e sviluppare tecnologia per l’assistenza medica a distanza. Sono queste le sfide future nel fornire una risposta alla cronicità.

È quanto è emerso nel corso del convegno tenutosi oggi alla Loggia dei Mercanti di Ancona in occasione del 50esimo anniversario di attività dell’Inrca. Un tema più che mai attuale, quello della cronicità, visto il progressivo invecchiamento della popolazione. Secondo i gli ultimi dati Istat, infatti, nel nostro paese un italiano su 5 ha più di 65 anni e e meno della metà della popolazione anziana di età compresa tra i 65 e i 74 anni si dice in buona salute. Il 39,1% degli italiani dichiara di essere affetto da almeno una patologia cronica (tra le quali diabete, ipertensione etc).

Da sinistra Gianni Genga, Roberto Bernabei, Luca Ceriscioli e Luigi Ferrucci

Insomma un paese vecchio l’Italia, dove uno dei maggiori problemi è la comorbilità: la maggior parte degli anziani, infatti, è affetto da più patologie croniche contemporaneamente e di conseguenza assume diversi farmaci per curarsi. Tra gli ultra settantacinquenni la comorbilità si attesta al 66,7% (58,4% tra gli uomini e 72,1% tra le donne),  mentre l’assunzione di più farmaci per patologie differenti interessa il 90,3% delle donne ultra-settantacinquenni e l’88,9% degli uomini della stessa fascia d’età.

Ma in Italia «le vere emergenze saranno le disabilità – ha spiegato il presidente del Consiglio di Indirizzo e Verifica Irccs Inrca, Roberto Bernabei – la spesa per la cura della terza età è uno dei più grandi problemi, le famiglie non riusciranno più a sopperire al sostegno dei loro familiari anziani. Per questo sarà necessario investire nelle reti assistenziali, nelle long-term care, per un futuro longevo e sostenibile».

La nutrita platea

Tra i più grandi spauracchi della vecchiaia, le disabilità fisiche e le demenze. Due temi molto attuali che hanno visto l’intervento di relatori di primo piano: il professor Luigi Ferrucci, direttore scientifico del National Institute of Aging di Baltimora e il professor Ezio Giacobini, neurologo presso l’Università di Ginevra e uno dei massimi esperti a livello mondiale sull’Alzheimer.

Il professor Ferrucci ha sottolineato l’importanza dell’esercizio fisico nell’azione di contrasto dell’invecchiamento: infatti con il progredire dell’età si verifica una riduzione del muscolo quando i mitocondri scendono sotto una determinata soglia. Organelli, i mitocondri (componenti cellulari) che sarebbero responsabili del decadimento del corpo, sia dal punto di vista fisico che mentale.

Da sinistra Bernabei e Ezio Giacobini

Tra le malattie neurodegenerative in Italia le demenze sono le più sviluppate e interessano 1 milione e 200 mila persone. Nel 60% dei casi si tratta di Alzheimer. Patologie che hanno un forte impatto sociale, oltre che economico e che secondo le stime nel 2020 saranno la quarta causa di morte al mondo. In Europa nel 2015 l’Alzheimer ha colpito più di 10 milioni di persone. In Italia nel 2005 i malati affetti da questa patologia erano 650 mila e sistima che nel 2025 arriveranno a 1 milione e 200 mila.

Beta-Amiloide e Tau, le due proteine implicate nella genesi dell’Alzheimer. Una malattia molto invalidante dai molti volti, come l’ha definita il professor Ezio Giacobini, e per questo dalla diagnosi non semplice. Fortunatamente, come ha evidenziato il neurologo dell’Università di Ginevra, sono in corso numerosi studi e sperimentazioni di nuovi farmaci, e ad oggi esistono due tipi di terapie immunizzazioni (vaccini) contro la proteina Beta-Amiloide. «Penso che fra 10 anni avremo una risposta – ha detto – probabilmente con questi farmaci riusciremo a rallentare malattia». Terapie dai costi alti che però hanno mostrato un miglioramento nell’80% dei casi sulle cavie sono guarite.

Anziani in ospedale

Dati che descrivono un quadro allarmante che richiede risposte qualificate e tecnologicamente avanzate. Tra le strategie future dell’Inrca delineate da Roberto Bernabei quelle di «avere un ospedale che è il migliore del paese per affrontare la multimorbilità. Ma l’Inrca è anche il centro da cui parte l’assistenza tecnologica per tutti i vecchi soli e isolati o terremotati della regione e la capacità di fornire dei modelli assistenziali nuovi. Oggi serve un territorio che abbia la capacità di gestire il vecchio, per esempio con l‘assistenza domiciliare che è invece molto poca e infine promuovere un imprenditoria che abbia la capacità di realizzare i manufatti per un mondo che invecchia, venderli in tutto il mondo e uscire dalla recessione».

Roberto Bernabei

Domotica e assistenza a distanza tra le nuove frontiere delineate da Bernabei, tanto che è in partenza il primo progetto in Italia per la tecno-assistenza degli anziani dimessi dagli ospedali delle zone montane e delle aree terremotate delle Marche, per fornire attraverso un apparecchio di alta tecnologia assistenza medica a distanza controllando alcuni parametri come colesterolo, glicemia, ossigenazione del sangue, ed altri.

Una struttura all’avanguardia l’Inrca, che è ancora l’unico esempio in Italia di ospedale dedicato agli anziani affetti da patologie croniche e acute, con oltre 9 mila accessi all’anno. Un’eccellenza in ambito nazionale anche nell’ambito delle demenze: l’Inrca ha un Centro per Disturbi Cognitivi e Demenze, con oltre 4000 valutazioni all’anno, un Centro diurno Alzheimer ed un Servizio semiresidenziale per pazienti affetti da demenza, con una ricettività di circa 30 persone al giorno.

Il direttore generale dell'Inrca Gianni Genga
Il direttore generale dell’Inrca Gianni Genga

«L’Inrca si occupa da sempre di una delle tematiche vitali ovvero l’invecchiamento progressivo della popolazione ha detto il direttore generale dell’Inrca Gianni Genga –  e lo fa combinando due componenti essenziali la ricerca e l’assistenza». E proprio nell’ambito della ricerca clinica sono numerosi i progetti, con interventi terapeutici farmacologici e non farmacologici con esercizio fisico, interazione sociale e stimolazione cognitiva. Un’altro fronte molto attivo sul quale si stanno concentrando gli sforzi della struttura è quello della ricerca tecnologica mirata allo sviluppo di modelli organizzativi e gestionali per la presa in carico e l’approccio integrato al paziente anziano che includano l’uso di nuove tecnologie assistive a servizio di pazienti e caregiver.

«Studiare usabilità ed accettabilità della tecnologia è una nostra priorità. È ciò che stiamo facendo nell’ambito del progetto “Living well with Anne” –  ha spiegato il direttore Scientifico dell’Inrca Fabrizia Lattanzio – Anne è un assistente personale virtuale che aiuta gli anziani nelle attività della vita quotidiana: comunicazione con l’esterno, gestione della casa, gestione delle attività e degli impegni della giornata, nonché intrattenimento».

Insomma l’Inrca ce la mette tutta per fornire la migliore risposta al bisogno di salute degli anziani e per promuoverne un invecchiamento sano. Ma in conclusione qual è il segreto di una terza età in salute? Una vita attiva dal punto di vista fisico e mentale, uno stile alimentare corretto e check up regolari.