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Ancona

Ancona, inflazione al 6%. Viaggio tra i prezzi dei mercati generali: la stangata è servita 

Carne +30% rispetto ai valori pre-crisi. Pesce dal 10 al 50% in più. Un viaggio tra i mercati di Ancona per testare l'altalena dei prezzi

Il Mercato delle Erbe di Ancona
Il Mercato delle Erbe di Ancona

ANCONA – La carne ha segnato un 30% in più rispetto ai prezzi pre-crisi. Alcune qualità di pesce hanno addirittura raddoppiato. Gli aumenti più contenuti si registrano sui prodotti da forno: tra il 5 e il 10% in più. Mentre gli ortaggi cominciano a toccare vette impensabili, in alcuni casi addirittura il 50% in più. Ad incidere, per l’ortofrutta, è soprattutto il forte rincaro sui concimi e l’aumento dei costi energetici. In più, se a tutto ciò sommiamo la siccità che potrebbe mettere a serio rischio il prossimo raccolto, ecco la tempesta perfetta. In città l’inflazione si attesta attorno al 6%. Meglio rispetto alla media nazionale, ma un valore comunque importante che mette in crisi l’economia delle famiglie.

Il viaggio tra i banchi

Basta fare un giro tra i banchi dei mercati generali per rendersi conto di quanto siano cambiati, ovviamente in eccesso, i prezzi dei prodotti. Prima fermata, il banco del pesce al Mercato delle Erbe di Ancona: «la frittura di mare in era pre-crisi segnava 5-6 euro al chilo, adesso la vendiamo a 12-13 euro – afferma il rivenditore, Carlo May – un’orata da allevamento è passata da 20 euro al chilo a 23». Perché questo rialzo così importante? Il caro carburante? «Macchè – risponde il pescivendolo – è in atto una guerra tra i grandi distributori. Sono loro che al momento dell’asta del pesce, pur di accaparrarsi un numero adeguato di prodotti per rifornire i ristoranti, sono disposti a pagare prezzi prima inimmaginabili. Quindi siamo costretti ad adeguarci anche noi». Tutto chiaro. Sulla carne e prodotti da forno, invece, è il costo energetico a cui è soggetta la produzione a fare la differenza. «Per non parlare dei mangimi – afferma Mario Calvio del banco carni – per noi il prezzo dei prodotti è salito addirittura del 100%, ma cerchiamo di contenere il prezzo di vendita al dettaglio rimarcando non oltre un 15% in più rispetto a prima». Lo stesso vale per il pane «che vendiamo a 10 centesimi in più – seguita Laura Barbini, commessa del banco vendita Stacchiotti – la nostra azienda ha voluto attuare una politica di contenimento dei prezzi per agevolare la clientela». Ma la differenza, comunque, si sente.

L’allarme siccità

A versare, invece, in una situazione più difficile sono i coltivatori diretti. Le condizioni climatiche delle ultime settimane stanno seriamente rischiando di compromettere il prossimo raccolto. Ma anche il mantenimento di quello attuale «per questo i prezzi di verdure e frutta sono lievitati» puntualizza l’agricoltore Flavio Mancini. E le previsioni per il futuro non sono per niente rassicuranti. «Di tre pozzi d’acqua che ho, due si sono seccati – continua Mancini – se va avanti così non pianteremo nulla». La minaccia, nello specifico, riguarderebbe i prossimi prodotti di stagione: cavoli, spinaci, verze, finocchi, broccolettI. «Anche le zucchine hanno bisogno di acqua settimanalmente – specifica l’agricolotore – per questo i prezzi potrebbero salire alle stelle».