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Ancona

Giù le assunzioni a tempo indeterminato nei primi 4 mesi dell’anno

Crollano i contratti stabili nelle Marche. «Un chiaro segnale che descrive il tipo di sviluppo che si sta consolidando: quello sulla precarietà. Una regione che così rischia il collasso economico e sociale», dice Giuseppe Santarelli, segretario regionale Cgil Marche

ANCONA- Nei primi quattro mesi del 2017 crollano i contratti stabili nelle Marche, crescono solo le assunzioni a termine. A rivelarlo l’analisi dei dati dell’INPS, elaborati dall’Ires Cgil Marche. Le assunzioni a tempo indeterminato sono 7.469 e cioè 611 in meno (-7,5%) rispetto allo stesso periodo del 2016 e -5.968 (-44,4%) rispetto al 2015. I contratti stabili rappresentano solo il 12,2% degli avviamenti mentre nel 2015 erano oltre il 26,5% del totale dei contratti. Aumentano significativamente le cessazioni dei contratti a termine (+34,2%) rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Il saldo tra assunzioni e cessazioni da rapporti di lavoro a tempo indeterminato è negativo per 3.950 contratti ovvero, nel periodo preso in considerazione i licenziamenti di tempi indeterminati sono maggiori delle assunzioni.

«Ciò – spiega la Cgil – è un effetto negativo del Jobs act che ha fornito alle imprese la possibilità di licenziare più facilmente». Picco vertiginoso del lavoro precario con 45.878 avviamenti a tempo determinato (+47,37% rispetto al 2016) che rappresentano ormai il 74,8% delle assunzioni complessive. Crescono invece i contratti di apprendistato, con 3.258 assunzioni (+976 rispetto al 2016, pari a +42,6%). Nelle Marche, il crollo dei contratti a tempo indeterminato registra percentuali di quasi doppio più alte rispetto al dato nazionale. É la quarta peggiore dopo Lazio, Abruzzo e Sicilia. Per quanto riguarda il complesso delle cessazioni, a livello nazionale le Marche sono al secondo posto solo dietro al Friuli Venezia Giulia.

Segreteria regionale Cgil Marche
(Nella foto: da sinistra, Giuseppe Santarelli, Daniela Barbaresi e Giuseppe Galli

«I dati indicano, ormai da troppo tempo, il peggioramento di indicatori importanti dell’occupazione nella regione, a partire dai contratti a tempo determinato. Questo è un chiaro segnale che descrive il tipo di sviluppo che si sta consolidando: uno sviluppo incentrato sulla precarietà e privo di quelle caratteristiche di cui invece questa regione avrebbe bisogno, cioè di innovazione tecnologica e di processo, innalzamento del livello competitivo centrato sulla qualità. Una regione che così rischia il collasso economico e socialedichiara Giuseppe Santarelli, segretario regionale Cgil Marche –. Purtroppo, dalla Giunta non sembrano arrivare segnali di preoccupazione rispetto a questo quadro. Anzi,in questi giorni si è deciso di spostare, senza nessun confronto con le parti sociali, 20 milioni di risorse del FSE dall’asse occupazione a quello dell’istruzione, come se non ci fosse la consapevolezza della difficile e cruda realtà dei dati e della necessità di agire su quel fronte».