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Ancona

Femminicidi in crescita del 12%. La psicoterapeuta: «Non sottovalutare i segnali»

Alessia Tombesi spiega le dinamiche della violenza. Nei primi 10 mesi del 2019 sono 95 le donne uccise per mano di partner o ex partner. Spesso sono madri che lasciano orfani i figli: per loro è pronto il decreto ministeriale che stanzia 12 milioni di euro

ANCONA – Niente più sogni, niente più futuro, niente più vita per tante donne che ogni anno vengono uccise in Italia e nel mondo, cancellate per mano dell’uomo che avrebbe dovuto amarle e proteggerle. Proprio come è successo ad Ana Maria, la donna di origine romena uccisa a Partinico nel palermitano per mano dell’uomo con cui aveva intrecciato una relazione da circa un anno. Non avrà più la gioia di diventare mamma questa donna assassinata mentre aveva in grembo proprio il figlio del suo assassino. Due vite cancellate in un soffio, a colpi di bastonate e coltellate.

L’ennesimo femminicidio in Italia, consumato proprio a pochi giorni dalla celebrazione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne. In Italia secondo i dati diffusi dall’Eures 2019 su “Femminicidio e Violenza di genere” da inizio anno in Italia sono state uccise 94 donne (95 con la povera Ana Maria), quasi un omicidio ogni tre giorni. Una carneficina che si consuma soprattutto fra le pareti domestiche e comunque all’interno di relazioni di coppia.

E proprio il contesto familiare continua a confermarsi con il “luogo” privilegiato della maggior parte dei femminicidi (dato Eures 2018): qui si consuma l’85,1% delle morti femminili con una crescita del 6,3% rispetto al passato. Nel 2019 i femminicidi sono cresciuti del 12% circa, passando dal 37% del 2018 al 49% del 2019 (dato Polizia di Stato periodo gennaio-agosto).

Dal 2000 ad oggi sono state 3.230 le donne uccise in Italia, delle quali 2.355 in ambito familiare e 1.564 per mano del proprio coniuge-partner o dell’ex partner. Tra i moventi, ad armare la mano degli uomini è soprattutto la gelosia e una volontà malata di possesso (32,8% dei casi). Nel 16% dei casi l’omicidio è avvenuto in seguito ad un litigio o dopo  dissapori ripetuti, nel 15,1% dei casi per un disagio della vittima e nel 13,4% per un disagio mentale dell’assassino.

Panchine rosse contro la violenza sulle donne

A restare uccise nel 2018 sono state soprattutto mogli, compagne e fidanzate (65,6%) con una crescita del 16,4% rispetto al 2017. Nel 75,6% dei casi facevano parte di coppie stabili (coniugi o conviventi), mentre nel 24,4% dei casi erano ex partner. Le madri uccise diminuiscono passando da 18 a 14, così come le sorelle che scendono da 5 a 3, mentre crescono le figlie uccise che passano da 12 a 13. Cresce il numero delle donne anziane vittime di femminicidio (il 33,8% delle vittime totali), mentre le straniere sono state il 24,4%.  Nel 28% dei casi c’erano stati precedenti maltrattamenti come violenze fisiche, stalking, minacce.

Il Nord anche nel 2018 si è confermato la parte del paese con la più alta presenza di donne uccise (45% del totale italiano), il 35,2% dei femminicidi si registra al Sud (50 casi, di cui 42 in famiglia) e il 18,3% nelle regioni del Centro (26 casi, di cui 21 in famiglia).

Alessia Tombesi

Ma cosa scatta nella mente di questi uomini? Lo abbiamo chiesto alla psicoterapeuta familiare Alessia Tombesi.

«In questi uomini si palesa la difficoltà di tenere per sé la donna, vivono la donna come un oggetto. Non sono capaci di provare amore, ma unicamente il desiderio di possedere la donna. Ovviamente queste persone hanno dei disturbi gravi di personalità: possono essere sociopatici, borderline, narcisisti e quindi essendo altamente disturbati non sono capaci di amare, vedono la partner come un oggetto di loro proprietà».

«Quando capiscono che la loro partner non è più ai loro comandi, non risponde più ai loro bisogni e magari vogliono lasciarli – prosegue -, perdono anche quel minimo di razionalità che avevano e dicono a sé stessi che sé la donna non può più essere loro non dovrà più essere di nessun altro. È questa rabbia sorda e cieca che li fa scattare».

Ma quali sono i segnali?
«La donna deve essere molto attenta a non scambiare il possesso per la gelosia – spiega la psicoterapeuta Alessia Tombesi -, alcune sono contente che l’uomo le controlli sempre e che sia geloso, perché scambiano questi comportamenti come amore e attenzioni, invece si tratta sempre di un atteggiamento patologico. La gelosia che sfocia nel controllo non va bene, specie quando spingono la donna a vestirsi in un certo modo, a non uscire più, a rinunciare alle sue passioni, ai suoi hobby, a non avere più amicizie, oppure quando la controllano sui social o addirittura la fanno cancellare. In altri casi ci sono partner che tempestano di messaggi, di telefonate e controllano se la partner è online sulle chat. Questi segnali di controllo, di possesso, di negazione dei loro interessi devono destare attenzione, anche quando ci sono episodi di rabbia, perché spesso le donne la sottovalutano, ma anche uno schiaffo, uno strattone o una spinta non possono essere giustificati. Attenzione anche se questi uomini usano sostanze. La violenza verbale, gli insulti, e tutte le diverse forme di violenza non vanno sminuite ma sono dei segnali importanti».

IL FONDO PER GLI ORFANI DI FEMMINICIDIO
Intanto il governo è al lavoro ed è pronto il decreto ministeriale per il fondo per gli orfani di femminicidio. In pratica il Ministero dell’economia e delle finanze mette a disposizione 12 milioni di euro per finanziare borse di studio, spese mediche, formazione e inserimento al lavoro degli orfani.