Addio al medico e attore: «Grazie Lorenzo, ci hai fatto ritrovare comunità»

Chiesa gremita per l'ultimo saluto al medico e attore anconetano. Con il denaro della raccolta fondi potrebbe essere creata una fondazione a favore della ricerca

Il dolore dei familiari di Lorenzo Farinelli
Il dolore dei familiari di Lorenzo Farinelli

ANCONA- Sulla bara una foto che ritrae Lorenzo Farinelli sorridente. Una foto che ricorda giorni belli, lontani dal dolore causato dalla malattia. La chiesa del SS. Crocifisso agli Archi è gremita per l’ultimo saluto al giovane medico e attore morto l’11 febbraio dopo aver combattuto per mesi contro un linfoma non-Hodgkin. Il 34enne anconetano con grande umiltà, in un video aveva chiesto aiuto per potersi andare a curare negli Stati Uniti con una nuova terapia, la Car-T. Per lui si era mobilitata non solo Ancona ma l’Italia intera. La cifra raggiunta in soli due giorni con la raccolta fondi aveva fatto ben sperare e invece, lunedì nel tardo pomeriggio Lorenzo se ne è andato per sempre. Ora, è probabile che con gli oltre 600 mila euro raccolti venga istituita una fondazione a ricordo di Lorenzo e in favore della ricerca.

«Abbiate fiducia in noi, dateci un po’ di tempo e con i legali raccoglieremo i fondi per dare vita a qualcosa che vi farà ricordare Lorenzo. Lui voleva che la ricerca continuasse- dice mamma Amalia-. Non sapevo del video e ammetto che non ero d’accordo perché volevo che fosse il nostro dolore. L’ho guardato ieri sera perché in questo periodo ci è arrivata un’ondata d’amore. Grazie dal profondo del cuore».

Il funerale di Lorenzo Farinelli

Centinaia e centinaia di persone oggi pomeriggio (13 febbraio 2019) hanno voluto salutare il medico anconetano per l’ultima volta. Parenti, amici, colleghi, compagni del teatro, conoscenti o semplicemente “donatori” che hanno contribuito alla sua causa. In tanti sono rimasti fuori dalla chiesa, talmente piena da non poter accogliere tutti. Sui banchi in prima fila, papà Giovanni, mamma Amalia, l’amata fidanzata Martina e le due care cugine. Il dolore è troppo grande, a stento i presenti riescono a trattenere le lacrime.

«Lorenzo è sempre stato un soldato dell’esercito del bene, una sorgente d’amore, un vero altruista. Mi ha detto di essere forte e di stare accanto al papà- ricorda mamma Amalia-. Aveva tanti sogni nella sua vita ma sono stati interrotti come quello di sposare la sua amatissima Martina proprio in questa chiesa dove da piccolo giocava con Jeeg Robot. In questi mesi di dolore atroce ha detto che il suo esempio era Gesù e che questa malattia gli era stata data per capire che doveva stare ancora più vicino a chi soffre. Ha sempre pensato agli altri anche negli ultimi giorni di vita, ha voluto fare una donazione con i soldi del suo stipendio ad un altro ragazzo con la stessa malattia, Calogero. Lorenzo amava le cose semplici: il sapore del pomodoro, il sole, la luce, il suo gatto e un buon bicchiere di vino».

«Lorenzo ha combattuto con gentilezza d’animo e determinazione. Con la lucidità del medico e con la speranza ma senza diventare schiavo del suo desiderio di vita. Ha chiesto aiuto con umiltà e noi abbiamo risposto con generosità, al di là delle attese. Il suo chiedere aiuto ci ha fatto scoprire comunità: gli anconetani, gente rude ma buona- afferma nell’omelia il parroco Don Davide Duca-. Siamo stati spronati dai più giovani, dai suoi amici. Lorenzo ha chiesto aiuto a Dio e mi sento di dire che ha vinto. Non è riuscito a vincere la malattia con il corpo ma ci è riuscito con l’anima perché è rimasto la persona bella che era».

Commoventi le parole di chi lo ha conosciuto e ha voluto ricordarlo, come la sua insegnante di recitazione. «Ciao mio allievo sognatore, sono immensamente grata di aver avuto il privilegio di incontrarti nel mio cammino. Volevi il diploma di insegnante di recitazione, oggi te lo consegno ad honorem».

Presenti al rito funebre anche il sindaco Valeria Mancinelli e gli assessori Simonella, Foresi e Borini. Al termine delle esequie sono stati intonati alcuni brani dei musical poi, un lungo applauso ha accompagnato il feretro fuori dalla chiesa. “Ciao Lorenzo, grazie”.