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Ancona

Francesco Prosperi: «Il Dorico è la mia sfida!»

Lo storico impianto anconetano del Viale della Vittoria è tornato alla ribalta mediatica negli ultimi giorni grazie a Francesco Prosperi, Consigliere del M5S

Lo Stadio Dorico pronto al restyling
Lo Stadio Dorico pronto al restyling

Teatro di mille battaglie, di vittorie e di sconfitte. Nel centro della città, tra il Porto e il Monumento ai Caduti, nel mezzo del Viale della Vittoria. Meta estiva e invernale di tanti giovani che nei bar limitrofi fissano il loro punto di ritrovo. È lo Stadio Dorico che negli ultimi giorni è tornato prepotentemente alla ribalta, soprattutto grazie all’iniziativa di Francesco Prosperi Consigliere Comunale del Movimento 5 Stelle.

Francesco Prosperi, Consigliere Comunale M5S

Attraverso la propria pagina Facebook, il Consigliere sta chiedendo a gran voce la riqualificazione dello storico impianto anconetano e non solo per questioni legate al calcio cittadino. Il Dorico potrebbe diventare veicolo di attrazione e animazione per tutto il centro città, fungere da volano ed essere, perché no, una delle spinte, per la rinascita dello Sport in città.

Dalla sua pagina Facebook giorni fa abbiamo letto “ L’Ancona deve ripartire dal Dorico”. Cosa intende con quest’affermazione?
«Tengo a precisare che non riguarda la situazione attuale perché non voglio entrare in questioni societarie. Ragionando sul futuro il Dorico è l’impianto ideale per far rivivere l’entusiasmo di un tempo, soprattutto perché strategico. Penso alle manifestazioni di Ancona Olimpica che stanno svolgendosi in questo periodo che raccolgono tante persone. Il mio appello va oltre l’Ancona, oltre la prima squadra della città. L’invito è quello di dare una sterzata alla situazione attuale dell’impianto».

È possibile quindi secondo lei una riqualificazione dell’impianto anconetano?
«Direi di sì. C’è già un progetto preliminare del Maggio 2013 per un importo di un milione e ottocentomila euro, fatto dagli uffici, che prevede la realizzazione di un campo da calcio sintetico, due da calciotto sempre in sintetico, uno polivalente basket/pallavolo e una pista di atletica non omologata a sei corsie. Verrebbero eliminate le tribune metalliche e si porterebbe la capienza a 2000 persone, così che non sarebbe un problema neanche recuperare altri spazi per il parcheggio. Io attraverso il social voglio stimolare il dibattito, noi di 5Stelle lo avevamo anche sul programma e ora i tempi credo siano maturi. Sono scettico quando sento parlare di bando. Ritengo debba esserci un approccio diverso soprattutto perché parliamo di un impianto storico e di un bene tutelato dalla sovraintendenza. Occorrono risorse per ristrutturarlo e lasciarlo nella disponibilità del Comune di Ancona. Come dicevo prima strategicamente il Dorico è ideale e darebbe incentivo anche agli esercizi commerciali adiacenti. Questa è la mia sfida, servirà tempo ma bisogna iniziarne a parlare».

Ritiene che tra i motivi che hanno portato alla diminuzione negli anni del pubblico calcistico anconetano possa esserci anche il fatto che il Del Conero è ritenuto poco accogliente?
«Questo lo dicono un po’ tutti. Quando siamo andati via dal Dorico venivamo da una promozione in Serie A. Tutti desideravano uno stadio nuovo, più accogliente. Pian piano ci si è resi conto che il Del Conero era bello ma costruito senza un cuore. Quella pista non pista di atletica secondo me lo rovina ancora di più. Poi aggiungendoci le vicissitudini sportive degli ultimi anni il rapporto del pubblico con lo stadio si è raffreddato ancora di più».

Settore Giovanile e impiantistica. Un binomio che va di pari passo?
«Sì ma non sempre. È stato dimostrato che si può avere un ottimo settore giovanile anche senza impiantistica. Con la direzione di Loris Servadio e la sponsorizzazione di Federico Petrolini è stato possibile fare una politica di giovani importanti. È evidente che un centro sportivo, come succede a Vallemiano per esempio, può essere di grande aiuto. In ogni caso si è dimostrato che si può fare settore giovanile anche senza impianti».

Quali sono i ricordi che la legano maggiormente al Dorico?
«Io al Dorico ci sono cresciuto, vivevo in Via Damiano Chiesa. Mi sono visto in “diretta” retrocessioni, contestazioni, promozioni. Certe volte quando non potevo andare alla partita la guardavo dal balcone e vedevo una porta sola. Giocavamo lì nel tempo libero, calcio, basket, tutti gli sport con il custode che ci cacciava puntualmente. Vorrei che tornasse come un tempo».

Si sente di dire qualcosa in questo momento delicato per il calcio anconetano?
«È evidente quello che posso provare come tifoso. Parlerei con il cuore e preferisco astenermi».