Tipicità Marche, al via la filiera sul tartufo. Intesa anche su eccellenze delle aree terremotate

L'ok in consiglio regionale con l'approvazione all'unanimità (21 voti favorevoli) della proposta di legge che ne sancisce l'istituzione. Presto anche nuovi presidi Slow Food, tra paccasassi, pecora Sopravissana, fagiolo di Laverino e cipolla piatta di Pedaso

Un tartufo invernale

ANCONA – Tutelare e valorizzare le tipicità agroalimentari delle Marche. È questo l’obiettivo del tavolo di filiera permanente sul tartufo che sarà istituto a breve. Il via libera in consiglio regionale nella seduta di martedì (11 giugno) con l’approvazione all’unanimità (21 voti favorevoli) della proposta di legge che ne sancisce l’istituzione.

L’organismo si occuperà della promozione, valorizzazione, difesa e tutela del patrimonio tartufigeno delle Marche e resterà in carica tutta la durata della legislatura. Faranno parte del tavolo permanente l’assessore competente (o un delegato), un componente della seconda commissione assembleare, un giornalista professionista, un rappresentante dell’Accademia italiana del tartufo, delle associazioni di tartufai, delle associazioni dei tartuficoltori, dell’Anci, dell’Uncem, dell’associazione Città del tartufo e due rappresentanti delle associazioni agricole e del commercio. La pdl approvata di fatto assegna ai Comuni l’esercizio delle funzioni riguardanti l’applicazione delle sanzioni amministrative nei territori di competenza.

«Una iniziativa importante – commenta il fiduciario della condotta Slow Food Ancona Conero, Roberto Rubegni – perché il tartufo come tante altre eccellenze del territorio è da tempo sotto attacco da parte di prodotti esteri come il tartufo cinese e quello rumeno. Era importante iniziare a mettere mano a questo settore che nelle Marche conta zone di eccellenza come Acqualagna, ma anche il Conero con la coltivazione del tartufo estivo avviata da Moroder diversi anni fa. Ben venga dunque l’impegno della Regione nella valorizzazione anche degli altri prodotti del territorio».

I paccasassi (photo concessa da Rinci)

Intanto Slow Food Marche e Regione stanno lavorando ad un protocollo di intesa con Svim (Sviluppo Marche, la società regionale che si occupa della promozione dello sviluppo dell’economia del territorio) per valorizzare le produzioni agroalimentari anche e soprattutto delle aree intere colpite dal sisma (ascolano, maceratese e fabrianese).

Il protocollo è già a buon punto e dovrebbe essere siglato a breve. Obiettivo dare impulso alle iniziative a tutela e valorizzazione delle cooperative di comunità, sulla scia di quella già costituita a Comunanza, nelle quali i produttori si associano fra loro e si presentano uniti al consumatore. Il vantaggio per entrambi (produttori e consumatori) è quello che non essendoci intermediari, il prezzo e più basso e quindi c’è un maggior risparmio in termini economici per l’acquirente e un maggior ricavo per il produttore.

Tra i prodotti che saranno valorizzati i presidi già esistenti e quelli in via di costituzione. Nell’ascolano l’iniziativa riguarderà l’anice di Castignano e i legumi, nel maceratese il pecorino e la mela rosa dei Sibillini, nel fabrianese il salame.

Procede anche il percorso per istituire un presidio Slow Food per quanto riguarda i Paccasassi, il finocchio marino che cresce tra gli scogli del Conero e che rappresenta una grande tradizione culinaria dell’anconetano. Ma tra i presidi in via di istituzione sul tavolo di Slow Food ci sono anche: la Pecora Sopravissana, dalla quale si ottiene il pecorino dei Monti Sibillini, la cipolla piatta di Pedaso, una produzione di nicchia e il fagiolo di Laverino, che cresce nella zona sopra Camerino. Ma sui tempi per l’istituzione dei presidi sui quali Slow Food intende stringere a breve, influisce anche la collaborazione delle amministrazioni locali e dei produttori.

La zona del Conero, oltre ad essere molto bella a livello paesaggistico ha anche una valenza dal punto di vista archeologico. Nella zona del Poggio, sopra Portonovo, nel 1990 era stato scoperto un insediamento neolitico risalente a 7000 anni fa. Grazie agli scavi condotti dall’Università La Sapienza erano venuti alla luce 18 forni a cupola con base circolare. La Regione sta stampando una pubblicazione proprio su questi forni, che dovrebbe essere presentata entro l’estate.