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Ancona

Fermo pesca al giro di boa. La ristorazione anconetana si salva col pesce fresco delle piccole imbarcazioni 

Sogliole, triglie, sardoni. La piccola pesca in soccorso dei ristoranti di Ancona. Mentre i pescatori si preparano a salpare il 12 settembre

ANCONA – Ultimi venti giorni di fermo pesca per le imbarcazioni doriche. Il 12 settembre la flotta di pescherecci anconetani tornerà a solcare l’Adriatico. Ma intanto, nel pieno della stagione turistica, la ristorazione locale deve ingegnarsi per garantire pietanze e pesce fresco ai tanti avventori. 

La piccola pesca

Una salvezza per i ristoratori del capoluogo è la piccola pesca. Infatti è consentita la pesca dei retini, quella delle piccole imbarcazioni, che possono garantire l’approvvigionamento dei prodotti base per servire a tavola un buon brodetto o una frittura dell’Adriatico. «Certo, non abbiamo a disposizione una quantità e una varietà di pesce tale da comporre una pietanza completa – precisa Corrado Bilò, titolare della trattoria La Moretta in piazza del Papa – ma le materie prime per soddisfare le richieste dei clienti ci sono». Sardoncini, triglie, sogliole e canocchie non mancano. Qualche difficoltà in più c’è per il pesce di grandi dimensioni. «A quel punto ci si rivolge alle altre marinerie oppure alla grande distribuzione» spiega Bilò. Ma c’è anche chi preferisce attendere la fine del fermo pesca per tornare ad accendere i fornelli in cucina. «Noi abbiamo preferito chiudere – dice Paola Amoruso, titolare del ristorante Sot’Aj Archi – ogni anno lo facciamo in concomitanza del fermo pesca. Non ci affidiamo tradizionalmente ai nostri pescherecci per i rifornimenti». 

Il ritorno in mare

Intanto i pescatori anconetani si adoperano nelle manutenzioni degli scafi in previsione del ritorno in mare tra circa 20 giorni. Ma resta la preoccupazione per il caro carburante. «Per ora stiamo assistendo ad un abbassamento del prezzo del gasolio – afferma Apollinare Lazzari, presidente dell’associazione Produttori Pesca – ma per consentirci di stare in equilibrio dal punto di vista delle spese deve arrivare almeno a 90 centesimi al litro, altrimenti è un massacro». Da una parte il fermo pesca è una boccata d’ossigeno per gli armatori che di certo non sono costretti ad affrontare il salasso settimanale dei rifornimenti di carburante. «Ma le spese le abbiamo comunque – precisa Lazzari – quindi dobbiamo e vogliamo tornare a pescare, ma a condizioni adeguate». Prima dell’estate sono stati fatti scioperi e manifestazioni per attirare l’attenzione delle istituzioni sul problema del caro carburante. Dunque c’è il rischio che si presenti un autunno di battaglie? «Onestamente ci auguriamo di no – spiega Lazzari – perchè se scioperiamo dobbiamo pagare lo stesso i marinai. Pertanto speriamo di poter tornare in mare e senza botte da 10-12 mila euro di rifornimento a settimana».