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Scatta il fermo pesca ad Ancona. Una manna dal cielo per il settore: «Stavamo lavorando in rimessa»

Stop al pesce fresco ad Ancona. Imbarcazioni ferme fino a settembre. Ma col caro gasolio il settore rischia di scomparire. Le testimonianze

Pescherecci al Mandracchio

ANCONA – Dal 29 luglio al 12 settembre i pescherecci resteranno ormeggiati in banchina. Un mese e mezzo in cui, di solito, fino a qualche tempo fa, l’intero comparto si fermava perché previsto dalla legge. Altrimenti avrebbe preferito proseguire l’attività che, nonostante i periodi di crisi, è sempre stata redditizia. Mentre quest’anno lo stop alla pesca ha avuto un effetto completamente diverso sugli operatori. «Ci fermiamo con la volontà di fermarci – afferma convinto Apollinare Lazzeri, presidente dell’associazione produttori pesca di Ancona – con il prezzo del gasolio alle quotazioni attuali non ci stiamo più dentro».

Il rischio

Infatti molti armatori stanno addirittura pensando di vendere le barche oppure di aspettare la demolizione per chiudere l’attività. In pratica c’è il rischio che nel giro di pochi anni un’intera categoria possa scomparire. «Confermo, sono molti coloro che stanno pensando di smettere – dice Luigi Rombini, pescatore imbarcato nell’Intrepido -. Siamo passati dal consumare 1.700 a giornata di pesca a 4 mila euro. Impossibile andare avanti a queste condizioni». Tanto che la categoria ha deciso di ridurre le giornate di pesca per tamponare il costo del consumo di carburante. «A giugno abbiamo fatto sette pescate – spiega Lazzeri – a luglio nove». A conti fatti è stato comunque un salasso. «Per nove giorni di lavoro ho speso 30mila euro di nafta – racconta Lazzeri – un anno fa avrei speso sui 12-13mila euro».

Gasolio a peso d’oro

«L’anno scorso pagavamo il gasolio 0,36 euro al litro – spiega Rombini – oggi intorno a 1,16. Il prezzo si è quadruplicato. Di conseguenza siamo stati costretti ad aumentare anche il prezzo del pesce». La vendita diretta sul molo è arrivata a toccare il 15% in più al chilo rispetto all’anno scorso. Un po’ dovuto al problema del caro gasolio, ma un po’ anche per via del fatto che con meno pescate diminuisce anche l’offerta di pesce. «E quindi ci siamo potuti permettere dei rincari di un certo tipo», ammette Rombini. 

I costi fissi

Ma anche se il fermo pesca aiuta gli armatori a tamponare la spesa del carburante, le imbarcazioni sono comunque soggette a costi fissi. «Non possiamo permetterci di stare fermi anche oltre il periodo di stop obbligatorio – puntualizza Gilfredo Paoletti, armatore del Gladiatore – altrimenti i marinai chi li paga?». E la speranza è di risvegliarsi a settembre in un contesto economico migliore, anche di poco. Ma almeno diverso da quello attuale. «Lo speriamo davvero – ribatte Paoletti – ma è difficile che in un mese si risolvano tutti i problemi». 

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