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Ancona

Fase 2, ancora no alle Messe. I parroci non si rassegnano: «È possibile celebrarle in sicurezza»

Dopo la decisione del Governo e la replica della Cei, i sacerdoti sottolineano «l'importanza della vita sacramentale per il popolo». Don Samuele Costantini: «Non si può relegare l’esperienza religiosa solo a una questione intimistica»

Messa celebrata senza popolo nella Cattedrale di san Ciriaco

ANCONA – «I Vescovi italiani non possono accettare di vedere compromesso l’esercizio della libertà di culto. Dovrebbe essere chiaro a tutti che l’impegno al servizio verso i poveri, così significativo in questa emergenza, nasce da una fede che deve potersi nutrire alle sue sorgenti, in particolare la vita sacramentale». Con queste parole la Conferenza Episcopale italiana, domenica 26 aprile, ha mostrato il proprio disaccordo alla decisione del premier Giuseppe Conte che, alle ore 20.20, ha illustrato il decreto sulle riaperture della fase 2.

Secondo le ultime disposizioni contenute nel nuovo Dpcm, dal 4 maggio non sarà ancora possibile celebrare le Sante Messe con la presenza dei fedeli. L’unica apertura riguarda la possibilità di celebrare i funerali, con la presenza al massimo di 15 persone. Dopo la presa di posizione della Cei, una nota di Palazzo Chigi ha riferito che «la Presidenza del Consiglio prende atto della comunicazione della Cei e conferma quanto già anticipato in conferenza stampa dal Presidente Conte. Già nei prossimi giorni si studierà un protocollo che consenta quanto prima la partecipazione dei fedeli alle celebrazioni liturgiche in condizioni di massima sicurezza».

Don Dino Cecconi

«Mi ha sorpreso la decisione del Governo – dichiara don Dino Cecconi, rettore della Concattedrale di san Leopardo – e purtroppo non sarà ancora possibile celebrare le Messe con il popolo. La situazione è difficile perché i fedeli sentono il bisogno e desiderano partecipare alle celebrazioni eucaristiche. Esistono dei bisogni essenziali, come mangiare e andare al supermercato, ma per i cristiani anche il bisogno della vita sacramentale è fondamentale. Noi abbiamo dovuto cancellare tantissime celebrazioni, dalle cresime alle comunioni, e le dirette streaming delle Messe non possono supplire le Messe celebrate con la presenza del popolo. Penso che tra il no e il sì ci sia una via di mezzo e che possano quindi essere trovate delle soluzioni per celebrare le Messe in sicurezza. Ad esempio con il rispetto delle distanze di sicurezza e celebrandole all’aperto. Domenica sera il Governo non ha indicato una soluzione, ho sentito solo un rimandare».

Don Samuele Costantini

«La comunità parrocchiale ha bisogno di rivedersi – dichiara don Samuele Costantini, parroco della chiesa San Giuseppe Moscati – e mi ha fatto molto male la noncuranza con cui la questione delle messe è stata trattata. Mi stupisce tutto il tempo che è stato dedicato alla ripresa delle attività sportive e l’assenza invece di una temporalità precisa relativa alla possibilità di poter nuovamente celebrare con il popolo. Sono state stabilite e comunicate date sulla riapertura di negozi, parrucchieri e ristoranti, e non c’è ancora una data sulle Messe. Ciò significa che non c’è una progettualità per la Chiesa e questo mi ferisce. Sempre di più si sta relegando l’esperienza religiosa solo a una questione intimistica. Molti pensano che è possibile credere senza andare alla Messa, quando invece per l’esperienza cristiana il rapporto Comunità, Sacramenti e Fede è fondamentale, in quanto sono tre elementi che non possono mai disgiungersi. Con le dovute attenzioni e le celebrazioni all’aperto, si possono celebrare le messe in sicurezza».

Tra le preoccupazioni di don Samuele, anche quella riguardante «la comunità parrocchiale, a cui non viene riconosciuto il valore sociale. Il 18 maggio potranno riprendere gli allenamenti di squadra e io perché non posso convocare il consiglio pastorale?». Dal 4 maggio saranno solo consentite le celebrazioni dei funerali, con la presenza al massimo di 15 persone. «Sono felice di questa decisione – continua don Samuele – perché in questo periodo ho benedetto molte salme ed è stato doloroso per me e per le famiglie dei defunti non poter celebrare i funerali».

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