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Ancona

False vaccinazioni ad Ancona, l’avvocato davanti al gip si è avvalso della facoltà di non rispondere

Interrogatorio davanti al gip e al pm per l'avvocato anconetano accusato di essere uno degli intermediari nella vicenda delle vaccinazioni fittizie al Paolinelli

Il blitz della polizia al Paolinelli di Ancona

ANCONA – Si è avvalso della facoltà di non rispondere l’avvocato anconetano Gabriele Galeazzi, coinvolto  nell’inchiesta sui Green pass falsi al Paolinelli di Ancona. Lo riferisce il legale difensore Riccardo Leonardi. Questa mattina – 16 gennaio – in Tribunale ad Ancona si è tenuto l’interrogatorio di garanzia davanti al gip Masini, che il 10 gennaio aveva firmato le ordinanze di misura cautelare, e davanti al pm Di Cuonzo.

L’avvocato, titolare di un rinomato e apprezzato studio legale di Ancona, figura tra i 50 indagati a vario titolo per la vicenda delle false vaccinazioni eseguite all’hub Paolinelli di Ancona dallinfermiere Emanuele Luchetti, a persone che volevano ottenere il pass vaccinale senza sottoporsi all’inoculazione del farmaco (il vaccino).

Galeazzi, finito al centro dell’inchiesta condotta dalla Squadra Mobile di Ancona e coordinata dalla Procura della Repubblica dorica, è accusato di essere uno degli intermediari (quatto quelli individuati attualmente, fra i quali ci sono anche due imprenditori e un dipendente di un supermercato) di quello che viene ritenuto essere, stando all’accusa, un vero e proprio sistema per far ottenere indebitamente la certificazione verde a persone non intenzionate a sottoporsi alla vaccinazione.

Secondo l’accusa gli intermediari sarebbero divenuti nel tempo punti di riferimento per persone interessate ad ottenere il Green pass senza sottoporsi alla vaccinazione. Alcuni di loro avrebbero anche percepito, a titolo di mediazione, una parte di quanto corrisposto dai soggetti non vaccinati, che pagavano tra 300-400 euro per avere la certificazione verde senza farsi inoculare il farmaco, fungendo da tramite con l’infermiere.

Un sistema del quale, nei giorni scorsi l’infermiere, recluso a Montacuto, aveva spiegato di essere «solo un anello di una catena» e di aver ceduto a pressioni esterne. L’avvocato Galeazzi per ora non parla, «una scelta – spiega il suo legale Riccardo Leonardi – dettata dalla necessità di esaminare le “carte”».

Duecento le pagine dell’ordinanza con cui il gip ha emesso le misure cautelari nei confronti degli indagati: un arresto (l’infermiere), quattro domiciliari (i presunti intermediari) e l’obbligo di dimora nel comune di residenza, insieme all’obbligo di presentazione quotidiana alla polizia giudiziaria verso altre 45 persone, accusate anche queste di corruzione, falso ideologico e peculato, in concorso, fra queste figurano anche coloro che hanno ottenuto indebitamente il Green pass.

«Si tratta di un procedimento delicato e in fase iniziale» osserva il difensore di Galeazzi, l’avvocato Leonardi, il quale tiene a precisare che «negli atti dell’ordinanza del gip viene precisato espressamente che il mio assistito (l’avvocato Gabriele Galeazzi, ndr) non ha percepito alcuna somma di denaro né utilità di altro tipo» e che secondo la Procura «il movente sarebbe legato al conseguimento di prestigio professionale».