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Ancona

Fallimento Banca Marche, il legale Adiconsum: «Gli azionisti che hanno perso soldi si facciano avanti»

Dopo la prima sentenza favorevole a un ex azionista, il legale che lo ha assistito, Diomede Pantaleoni invita gli altri truffati a rivolgersi alle associazioni di consumatori e ai legali per tentare di ottenere giustizia

L'ex quartier generale di Banca delle Marche a Jesi, ora Ubi Banca
L'ex quartier generale di Banca delle Marche a Jesi, ora Ubi Banca

ANCONA – «Gli azionisti che hanno perso soldi nel fallimento di Banca Marche dovrebbero farsi avanti con le associazioni di consumatori e con i legali, piuttosto che cercare informazioni su internet dove possono circolare fake news». È un messaggio chiaro e deciso quello lanciato dall’avvocato Diomede Pantaleoni, legale di Adiconsum, ai truffati dell’Istituto di Credito marchigiano che non hanno ancora intentato azioni legali per ottenere un risarcimento. Un appello che arriva all’indomani della vittoria ottenuta da un ex azionista assistito proprio dal legale, che si è visto riconoscere dal Giudice di Pace di Macerata un risarcimento. Ubi Banca, che ha rilevato le azioni di Banca Marche, è stata infatti condannata a risarcire la somma investita in azioni nell’Istituto di Credito marchigiano e al rimborso delle spese processuali. Una vittoria quella messa a segno da Adiconsum nella tutela dei risparmiatori: la prima sentenza favorevole ai truffati che fa seguito a numerose pronunce positive di altri Tribunali che si erano occupati delle quattro banche fallite nel 2015.

Francesco Varagona, presidente Adiconsum Marche

«Ci siamo mossi sin da subito con l’intento principale non di colpire gli amministratori ma di cercare dare una possibilità di recupero economico alle persone danneggiate dal fallimento delle banche – ha commentato il presidente di Adiconsum Marche Francesco Varagona – abbiamo perseguito come via principale la strada del risarcimento danni, e quindi le cause civili prima di quella penale. Anche se come Associazione ci siamo costituiti come parte civile al processo penale, ai risparmiatori abbiamo indicato che quel tipo di strada non era quella principale per ottenere il risarcimento del danno. A seconda delle singole situazioni ci siamo rivolti ai vari Tribunali, al Giudice di Pace e all’Arbitro per le Controversie Finanziarie (ACF), chiedendo che fosse riconosciuta la responsabilità del subentrante, quindi di Nuova Banca Marche prima e di Ubi Banca poi, perché il risarcimento danno doveva essere in capo a chi era subentrato nella gestione. Abbiamo informato i risparmiatori che la strada era lunga e difficoltosa ma anche l’unica percorribile per ottenere un ristoro e i fatti ci stanno dando ragione, dato che vediamo sempre più un parere concordante sia dall’Arbitro per le Controversie Finanziarie sia dal Giudice di Pace che hanno riconosciuto che Ubi Banca deve essere chiamata a risarcire. Speriamo e contiamo che la stessa cosa avvenga per le pronunce successive da parte dei tribunali ai quali ci siamo rivolti. Stiamo lavorando assieme ai legali molto qualificati che compongono il nostro centro giuridico affinché per i risparmiatori esista una possibilità concreta di essere indennizzati rispetto ai danni che hanno ricevuto da investimenti fatti su informazioni non corrette da parte delle banche».

Il legale Diomede Pantaleoni

«Il mio assistito, nonostante avesse perso una cifra non rilevante, ha vissuto come una profonda ingiustizia l’azzeramento delle sue azioni – spiega l’avvocato Pantaleoni – mi ha contattato e gli ho spiegato che c’erano delle aperture per tentare di recuperare la somma persa. Così si è fatto coraggio e ha deciso di fare causa al Giudice di Pace, il quale dopo soli 8 mesi ha stabilito il risarcimento». Nel corso delle udienze il Giudice di Pace ha ascoltato la testimonianza del dipendente che aveva venduto le azioni all’uomo: «il dipendente aveva dichiarato di avere informato il cliente sui rischi del prodotto azionario – spiega il legale – ma successivamente è emerso che i dati mostrati all’ex azionista erano più rosei rispetto alla realtà. Si trattava di dati falsi perché era già presente una situazione pre fallimentare. Al cliente erano stati mostrati utili presunti per circa 40 milioni di euro, ma già a fine anno le perdite ammontavano a 1 miliardo di euro. Prospetti informativi falsificati su cui si è espressa anche la Consob. Il mio assistito si è sentito tradito dalla Banca, che ha compiuto una gravissima inadempienza».

Nonostante i truffati siano oltre 45 mila, nei Tribunali di Ancona e Macerata sono solo 150 le cause pendenti, come spiega il legale.  «Molti non hanno intentato azioni legali perché rassegnati all’impossibilità di ottenere un risarcimento e altri scoraggiati dal trovare il soggetto responsabile dei danni. Però questa sentenza dimostra che è stato individuato un soggetto responsabile, ovvero Ubi Banca che ha acquisito la più grande banca delle Marche, una regione ben industrializzata, a costo zero. A mio giudizio, Ubi, sapeva a cosa stava andando incontro e trattandosi di un colosso, ha comunque fatto un affare. Ora la questione è che Ubi potrebbe compiere un gesto commerciale nel risarcire chi ha perso denaro, sarebbe un’operazione che fidelizzerebbe i clienti».

Una sentenza che, secondo il legale, può ridare speranza a molti ex azionisti, specie a quelli che hanno perso i risparmi di una vita. «Ci sono situazioni drammatiche di persone che hanno perso il 100% dei loro risparmi – spiega – soprattutto anziani ai quali la banca aveva fatto investire tutto il TFR. Un’assenza di etica da parte della Banca che, spinta dall’esigenza di dover far cassa, ha venduto anche a chi non aveva la percezione di come stava investendo. Tra loro anche persone con la terza elementare o che avevano lavorato la terra per una vita e che quindi non avevano competenze in materia finanziaria. Spero che questa sentenza cambi qualcosa a livello psicologico negli ex azionisti, affinché comprendano che nonostante non ci sia la certezza, ci sono comunque delle possibilità».

Una vicenda, quella di Banca Marche, che ha acceso i riflettori sugli investimenti bancari, creando nei risparmiatori una crescente percezione di insicurezza. Su questo l’Adiconsum, da anni impegnata in progetti di educazione finanziaria, è chiara: in caso di dubbio, i risparmiatori «prima di sottoscrivere un investimento devono informarsi e farsi assistere per comprendere le informative, spesso illeggibili per le persone, per avere consapevolezza sui rischi connessi agli investimenti. La vicenda di Banca Marche e delle altre Banche fallite ha fatto venir meno la tradizionale fiducia che esisteva tra operatore bancario e cliente sulla quale si sono spesso basati gli investimenti di molti risparmiatori» conclude il presidente di Adiconsum Marche auspicando una riforma del sistema bancario che riconosca l’importanza di regole nuove per tutelare concretamente i risparmiatori.