Raffineria Api, riunione urgente delle commissioni Ambiente e Sanità

A chiederla il presidente del consiglio regionale Antonio Mastrovincenzo per fare chiarezza sulla situazione venutasi a creare nel territorio di Falconara e nei comuni limitrofi dopo la fuoriuscita di sostanze petrolifere. Rifondazione Chiaravalle intanto sottolinea che il problema non riguarda solo la città costiera

Raffineria Falconara

ANCONA – Commissioni Ambiente e Sanità convocate d’urgenza per l’inquinamento causato dalla raffineria Api.

Il presidente del Consiglio regionale Antonio Mastrovincenzo ha inviato oggi una lettera ai presidenti della III e IV commissione, Andrea Biancani e Fabrizio Volpini, per chiedere una riunione urgente, in seduta congiunta, dedicata alla situazione venutasi a creare nel territorio di Falconara e nei comuni limitrofi dopo la fuoriuscita di sostanze petrolifere dalla raffineria Api.

«A causa di pericolose emissioni iniziate durante le operazioni di manutenzione di un serbatoio della raffineria Api – ricostruisce la lettera – i cittadini sono costretti a respirare ormai da giorni pesanti esalazioni di benzene. Questa situazione ha creato forte allarme nella popolazione e centinaia di persone sono andate a firmare una denuncia ai Carabinieri. Le organizzazioni sindacali e le RSU aziendali, con grande senso di responsabilità, hanno denuciato episodi di assoluta gravità, che hanno un impatto enorme nei confronti della popolazione e mettono a serio rischio la salute e la sicurezza dei lavoratori”. Il presidente invita quindi le due commissioni, nell’esercizio delle loro funzioni di indirizzo e controllo, ad affrontare la questione nel corso di una riunione, coinvolgendo “tutti i soggetti istituzionalmente competenti” e valutando “possibili successive audizioni con soggetti terzi interessati”.».

A Chiaravalle, intanto, Rifondazione comunista alza la voce. «Forte è stato l’allarme, ancor più significativo l’impegno della popolazione e, fatto importante e nuovo, anche le rappresentanze sindacali di quell’azienda anno deciso uno sciopero per il 28 Aprile. Non solo, anche l’Amministrazione comunale di quella città, sempre collaborativa al limite della subalternità con quell’azienda, stavolta è stata costretta alla denuncia e alla costituzione di parte civile in caso siano accertate responsabilità civili e/o penali per questo ennesimo gravissimo caso d’inquinamento – scrive il partito di sinistra -. Tuttavia sembra che il problema finisca ai confini di quella città, nonostante tutto il territorio della Vallesina, Chiaravalle in primis, sia inserito nella AERCA (che sta per Area ad Elevato Rischio di Crisi Ambientale) istituita dalla Regione Marche per la presenza concentrata di infrastrutture e attività che strutturalmente producono inquinamento. Proprio per questo erano previsti finanziamenti ed interventi, e fino a qualche anno fa un dibattito e un movimento che aveva come obbiettivo finale la dismissione di quell’impianto. Sorprende perciò e altrettanto preoccupa che in questi giorni nessuna iniziativa, nessun impegno, nessuna riflessione sia stata messa in atto a Chiaravalle, a cominciare dall’Amministrazione comunale che avrebbe avuto il dovere di interessarsene per informare la popolazione e per valutare le azioni amministrative necessarie per garantire la salute pubblica. Siamo quindi ad invitare tutte le amministrazione dell’area AERCA ad intraprendere le iniziative amministrative necessarie e ad attivarsi anche attraverso convocazioni di consigli comunali che permettano alla cittadinanza di conoscere ed intervenire, perché in questo caso già il subito è diventato tardi».