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Ancona

Falconara, la Raffineria Api ferma causa Coronavirus: «Infondato l’allarme sicurezza»

«Chi solleva ora questi dubbi denota scarso senso di responsabilità», dicono dai vertici dell'azienda. Ecco la replica al comunicato della RSU

Raffineria Api Falconara

FALCONARA MARITTIMA – In seguito all’emergenza Coronavirus, l’Api Raffineria di Ancona ha disposto un fermo degli impianti di Falconara Marittima di 9 settimane, con cassa integrazione, pur mantenendo operativo parte del personale, in presidio alle apparecchiature lasciate ferme. Ma i sindacati non hanno accettato la cosa. Generando un botta e risposta con l’azienda.

La RSU ha diffuso un comunicato in cui protesta, sollevando dubbi sulla sicurezza: “Riteniamo inaccettabile la proposta fatta che vede un drastico taglio del numero del personale in turno addetto al presidio delle apparecchiature lasciate ferme, con presenza di prodotto ( benzina-gasolio-idrogeno ecc. ) e non bonificate, una azzardata rivisitazione della composizione dei componenti della Squadra di Primo Intervento. Allo stesso modo riteniamo non accettabile il drastico taglio del personale giornaliero al quale, vista la specificità delle mansioni e dei ruoli, non può essere garantita una rotazione omogenea con conseguente ripercussioni sui carichi di lavoro. In un momento così delicato e dai risvolti drammatici in cui lavoratori, ma ancor prima cittadini, sacrificano anche la vita per poterne salvare altre e garantire un più veloce ritorno alla normalità, in un momento così solidale in cui alcuni classi imprenditoriali adottano politiche atte a garantire salute, sicurezza e sostegno economico ai propri lavoratori ed alla collettività, siamo spiacenti di appartenere ad un’altra classe la quale ‘sembra’ invece voler perseguire la consolidata via del ‘limitare i danni’. A tale proposito la scrivente RSU vuol portare a conoscenza del fatto che i lavoratori, pur di mantenere alto il livello di sicurezza all’interno del sito, e quindi anche dell’esterno per quello che è di competenza, hanno dato disponibilità di continuare tutti nella propria attività lavorativa pur adottando il trattamento economico previsto dal regime di cassa”.

Pronta la replica dell’Api, che precisa: “Attraversiamo un momento unico nella nostra storia, che sta mettendo duramente alla prova cittadini, lavoratori, imprese e amministrazioni pubbliche. L’abbattersi di una catastrofe sanitaria e della conseguente profonda crisi economica richiede a tutti, ciascuno nei rispettivi ruoli, ancor più lucidità e responsabilità. In questo senso, agitare pubblicamente un infondato allarme ‘sicurezza’ all’interno della Raffineria denota scarso senso di responsabilità. La sicurezza degli impianti e dei lavoratori non è infatti per noi un valore negoziabile o soggetto a scambi su tavoli che contemplino altre tematiche, come le integrazioni salariali”.

Api prosegue: “Con le scelte di questi giorni l’Azienda ha inteso mettere in sicurezza l’operatività della raffineria in una situazione di assenza di domanda di prodotti, per essere pronti a ripartire non appena le condizioni economiche lo renderanno possibile. Ciò a testimonianza del ruolo centrale che il gruppo attribuisce al lavoro della Raffineria, confermato già con il riavvio del 2013. A dimostrare la centralità della sicurezza ci sono i dati di oggi e di ieri. Di seguito riportiamo quelli più rilevanti.

  • nonostante la Raffineria, per via dell’emergenza Covid-19 e del calo drastico della domanda, sia stata costretta a sospendere del tutto le attività di produzione e a ricorrere alla cassa integrazione, il 40% dei lavoratori rimane comunque attivo all’interno degli impianti di produzione, con compiti esclusivi di sicurezza e sorveglianza. Si tratta di un assetto ben più consistente di quello chepresidiava la Raffineria durante la fermata del 2013.
  • La squadra antincendio, oggetto secondo il comunicato di una “azzardata rivisitazione”, rimane ovviamente invariata con 8 componenti a disposizione all’interno dell’impianto.
  • Gli investimenti in sicurezza del sito sono elevati e dimostrabili: negli ultimi 3 anni sono stati spesi per la sicurezza rispettivamente 22 milioni di euro di investimenti e 11 milioni di euro di esercizio, e erogate 20.550 ore di formazione sul tema ai dipendenti e 7.078 ore ai lavoratori di terze parti. Il rapporto di sito, pubblicato ogni anno, fornisce tutti i dettagli di questi investimenti”.

Infine un augurio di collaborazione tra le parti: “Auspichiamo che la condivisione pubblica di questi dati, che erano già noti anche a chi ha redatto il comunicato oggetto di questa risposta, contribuisca a riportare un clima collaborativo fondamentale in questi frangenti“.