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Ancona

Falconara, progetto ambiente: per i comitati è «fuorviante rispetto alle reali necessità»

Mal'aria e Ondaverde puntano il dito contro l'iniziativa voluta dal sindaco Stefania Signorini per migliorare il sistema di rilevamento degli inquinanti presenti sul territorio comunale acquisendo anche ulteriori informazioni

FALCONARA MARITTIMA – «Mentre a livello mondiale la tendenza è di ridurre l’utilizzo di materie fossili e riconvertire aree inquinate/industrializzate, a Falconara, che è uno degli oltre 40 SIN d’Italia, si pensa di spendere soldi privati e pubblici, per un totale di 400mila euro in tre anni, per monitorare e basta le esalazioni, la cui molestia e potenziale pericolosità per la salute i cittadini sono già riusciti da soli e da anni a far emergere e denunciare». Per i Comitati Mal’aria e Ondaverde il Progetto Ambiente del sindaco Stefania Signorini è «fuorviante rispetto alle reali necessità di intervento e i soldi previsti saranno spesi male».

Dopo l’attivazione della App che, permette ai cittadini di segnalare da smartphone la presenza di esalazioni, saranno infatti attivati nel territorio di Falconara sei box campionatori per le sostanze organiche volatili (Cov), grazie all’accordo tra Comune di Falconara e Arpam. La Giunta Signorini ha infatti espresso parere favorevole all’accordo di collaborazione tra il Comune e l’Arpam per l’attuazione del “Sistema di controllo e monitoraggio delle immissioni odorigene nel Comune di Falconara”, nato dal Progetto Ambiente lanciato dal sindaco Stefania Signorini nell’agosto 2018. L’accordo, che sarà sottoscritto a breve, sarà valido fino al 31 dicembre 2022, con la possibilità di rinnovarlo.

Uno dei box è finanziato dall’Arpam ed è già stato attivato a Palazzo Bianchi, gli altri cinque saranno finanziati dalla raffineria Api e saranno posizionati in aree preferibilmente pubbliche nelle zone in cui sono state più frequenti le segnalazioni. I dati raccolti attraverso i box saranno esaminati nei laboratori Arpam. Sono previste anche campagne di indagini per conoscere in modo particolareggiato le sostanze aerodisperse, in particolare polveri e specifici analiti (metalli e Ipa) a essi associate, utili per capire quanto incidano nella qualità dell’aria le immissioni delle diverse realtà presenti sul territorio. Durante le situazioni di emergenza l’Arpam garantirà agli enti coinvolti (a partire da Comune e vigili del fuoco) la visualizzazione dei dati rilevati dalle stazioni fisse.

Per i Comitati, invece, «servirebbe richiedere che i soldi vengano spesi per la manutenzione degli impianti, per controlli efficaci e a sorpresa, oltreché per avviare un percorso che possa portare ad una riconversione profonda e sostenibile delle industrie impattanti presenti su questo territorio e limitrofi. Il progetto Ambiente voluto dal Sindaco Signorini, peraltro senza alcun confronto preventivo né recepimento delle richieste da noi avanzate in molti contesti istituzionali, non porterà a nulla di tutto questo. Verranno spesi 400mila euro senza che nel breve e medio periodo si generi alcun miglioramento delle condizioni ambientali che gravano su quest’area. Sarebbe quindi utile spendere quei soldi per l’abbattimento delle emissioni, intervenendo sugli impianti che ne sono la causa. Gli enti preposti ai controlli sanno benissimo quali sono gli interventi necessari».

«Fra le molte altre cose avevamo inoltre chiesto al Sindaco di sostenere convintamente la nostra richiesta presso la Prefettura di un coinvolgimento del Ministero dell’Ambiente e della Salute, – continuano i Comitati – perché sappiamo da molto tempo che la Regione Marche in questi anni è stata inconcludente. Servirebbe maggiore coraggio, invece si preferisce non solo la linea del non disturbare, ma si fa addirittura apparire che tutto cambi mentre quasi nulla sta in realtà cambiando. L’attuale progetto Ambiente è fuorviante rispetto agli obiettivi necessari. Chiediamo da anni a tutti gli interlocutori istituzionali un atteggiamento profondamente diverso dell’attuale e, a questo proposito, ci chiediamo ancora oggi come sia stato possibile per il Comune di Falconara non volersi rivolgere al Ministro dell’Ambiente Gen. Sergio Costa quando il suo funzionario, dott. Antonio Ziantoni, impedì di fatto un’immediata ispezione straordinaria dentro la raffineria a seguito dell’incidente di aprile 2018 al serbatoio tk61. Non riusciamo inoltre a capire come il Comune sia potuto rimanere in silenzio anche rispetto alla mancata realizzazione del doppio fondo in quei serbatoi che dovevano essere completati già da alcuni anni».