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Ancona

Eutanasia, Terzoni (M5s): «Parlamento si sbrighi a legiferare». Casini (Pd): «Orgogliosa le Marche siano prime a riconoscere il diritto»

Nella giornata in cui l'Associazione Coscioni ha diffuso la notizia sull'ok del Comitato Etico di Asur al suicidio medicalmente assistito per Mario, il tetraplegico 43enne marchigiano, arrivano le reazioni dei politici delle Marche

L’associazione Luca Coscioni

ANCONA – «Il Parlamento si sbrighi a legiferare. Troppe persone sono costrette a vite che non sono più vite pur essendo perfettamente in grado di decidere per se stessi». Lo afferma la parlamentare marchigiana del Movimento 5 Stelle Patrizia Terzoni dopo che l’Associazione Luca Coscioni ha diffuso una nota stampa sulla risposta del Comitato Etico di Asur Marche sul suicidio medicalmente assistito per il tetraplegico 43enne marchigiano che si era reso protagonista di due diffide proprio nei confronti dell’Azienda Sanitaria locale per l’attesa nell’esame del suo caso.

Una risposta storica, quella del Comitato Etico di Asur, in quanto si tratta del primo caso in Italia di un malato a poter ricorrere all’eutanasia. La vicenda di Mario, il nome di fantasia del trasportatore rimasto immobilizzato in seguito alle conseguenze di un incidente stradale avvenuto più di 10 anni fa, aveva mosso i primi passi in direzione dell’eutanasia, forte alla sentenza della Corte Costituzionale n. 242/2019 sul caso Cappato – Dj Fabo.

«Dopo il diniego dell’Azienda Sanitaria Unica Regionale Marche (ASUR) – si legge nella nota dell’Associazione Coscioni – , una prima e una seconda decisione definitiva del Tribunale di Ancona, due diffide legali all’ASUR Marche», il 43enne ha raccolto con sollievo il parere del Comitato Etico dell’Azienda sanitaria che, a seguito di verifica delle sue condizioni tramite un gruppo di medici specialisti nominati da ASUR, ha confermato che Mario possiede i requisiti per l’accesso legale al suicidio assistito così come stabilito nella sentenza Cappato-Antoniani della Corte Costituzionale.

Il parere del comitato etico, prosegue la nota «ha attestato la presenza delle 4 condizioni stabilite dalla Corte Costituzionale nella sentenza Cappato-Dj Fabo, ovvero Mario è tenuto in vita da trattamenti di sostegno vitale; è affetto da una patologia irreversibile, fonte di sofferenze fisiche o psicologiche che reputa intollerabili; è pienamente capace di prendere decisioni libere e consapevoli; e che non è sua intenzione avvalersi di altri trattamenti sanitari per il dolore e la sedazione profonda. È molto grave che ci sia voluto tanto tempo, ma finalmente per la prima volta in Italia un Comitato etico ha confermato per una persona malata, l’esistenza delle condizioni per il suicidio assistito».

Filippo Saltamartini, assessore regionale alla Sanità

Una risposta che tuttavia, come ha precisato la Regione Marche per voce dell’assessore alla Sanità Filippo Saltamartini, non rappresenta una autorizzazione al suicidio medicalmente assistito, in quanto «sarà il Tribunale di Ancona a decidere se il paziente tetraplegico di 43 anni potrà avere diritto al suicidio medicalmente assistito», inoltre il Comitato Etico di Asur non ha avvallato tutti i punti previsti dalla Corte Costituzionale nella sentenza Cappato-Dj Fabo, in quanto «ha sollevato dubbi sulle modalità e sulla metodica del farmaco che il soggetto avrebbe chiesto (il Tiopental sodico nella quantità di 20 grammi, senza specificare come dovesse essere somministrato)».

La Regione ha fatto sapere anche che il Comitato Etico, rispondendo ai quesiti formulati dal Tribunale di Ancona, «rileva che l’interessato ha piena capacità di intendere e volere; non motiva quali siano i presupposti per i quali è stata richiesto il dosaggio indicato di 20 gr, quantità non supportata da letteratura scientifica; non spiega se e con quali modalità si debba procedere tecnicamente alla somministrazione e, se in via preventiva, per conculcare lo stato d’ansia derivante dall’operazione, si voglia avvalere di ansiolitici; non risulta chiaro se deve essere utilizzato solo il farmaco indicato dal paziente, nell’ipotesi in cui non si riesca a portare a compimento la procedura di suicidio medicalmente assistito. Il Comitato etico, rispondendo, infine, ai quesiti del Tribunale medesimo, ha ritenuto non essere di sua competenza l’eventuale individuazione di altre modalità per assicurare il decesso dell’interessato».

Intanto il parere fa da spartiacque e Mario, dopo aver letto la risposta Asur ha commentato: «Mi sento più leggero, mi sono svuotato di tutta la tensione accumulata in questi anni». Ma intanto manca una legge, come fa notare la parlamentare del Movimento 5 Stelle Patrizia Terzoni.

La deputata Terzoni durante l’interrogazione parlamentare

«Per la primissima volta in Italia c’è un caso che risponde ai criteri della consulta, ed è marchigiano» evidenzia Terzoni, nel sottolineare che «anche se ci sono voluti 14 mesi, due ricorsi giudiziari e una diffida a due ministri della Repubblica, il Tribunale di Ancona ha dato l’ok. Bisogna però fare un mea culpa – osserva – : se ci sono voluti tanto tempo e sofferenza, non solo di Mario, ma quella di tantissimi altri in condizioni simili alle sue, la colpa è del Parlamento, che da tre anni rinvia la discussione di questo argomento così difficile e cruciale. Nonostante il colpevole ritardo, sembra però che la discussione arriverà presto in aula e dovremmo riuscire a legiferare a riguardo, cosa che mi auguro fermamente, perché sono convinta che esistano, come nel caso di Mario, “vite che non sono più vite”, ma teste che riescono a ragionare benissimo e in grado prendere decisioni definitive per se stessi. Spero anche che il viaggio di Mario su questa terra possa finire presto, proprio come vuole lui, fra l’amore dei suoi cari».

Anna Casini, consigliera regionale Pd

La consigliera regionale del Pd Anna Casini si dice «orgogliosa che le Marche siano le prime a riconoscere un diritto». «Sono fiera – prosegue – che sia stato il Comitato Etico delle Marche a decidere che nel caso di Mario sussistessero le 4 condizioni stabilite dalla sentenza Cappato – dj Fabo e che saremo la prima regione ad applicare l’eutanasia attiva. Ringrazio Mario che, invece di andare in Svizzera, ha deciso di portare avanti una battaglia importante per tanti altri pazienti. Sono felice che finalmente metterà fine alle sofferenze che sopporta da 10 anni. Mi rammarico – conclude – che per riconoscere un diritto sacrosanto ci sia voluto così tanto tempo».

La presidente della IV Commissione sanità regionale Elena Leonardi

Sulla vicenda si è espressa anche la consigliera di Fratelli d’Italia e presidente della IV Commissione sanità regionale, Elena Leonardi.  «Credo che solo chi attraversa una situazione così drammatica nella sua vita, possa prendere una decisione così grave. A livello politico quello che posso evidenziare è che c’è stata una sorta di abdicazione da parte del legislatore al suo ruolo. Oggi abbiamo un pronunciamento che dipende da sentenza. È stato abdicato il ruolo del Parlamento, del legislatore, alla magistratura. Io credo, invece – afferma – che sarebbe importante aprire un serio e un maturo dibattito su una questione così delicata che tocca ovviamente molte sensibilità e che vada fatta, per l’appunto, all’interno del nostro organismo prioritario per fare le Leggi».

«La posizione di Fratelli d’Italia sul fine vita – conclude – è quella di tutelare la vita, dare valore alla vita in ogni sua componente e fase. Reputo però importante e opportuno che si dibatta su tutto. Il confronto è qualcosa di positivo e di maturo e credo che oggi nella nostra nazione, si possa assolutamente affrontare».