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Ancona

Esodo dall’Ucraina, psicologi pronti ad aiutare. La presidente dell’Ordine: «Serve mappatura delle necessità»

L’Ordine degli Psicologi delle Marche pronto a offrire aiuto ai profughi ucraini. La presidente Marilungo: «Chi scappa dalla guerra deve affrontare un cambio di cultura e di modalità di vita»

Foti di repertorio (Adobe Stock)

ANCONA – L’Ordine degli Psicologi delle Marche pronto a mobilitarsi per offrire aiuto ai profughi ucraini. I corridoi umanitari potrebbero inevitabilmente portare (anche) in Italia – e nelle Marche – la gente in fuga dalla guerra.  

«L’Ordine si prepara ad accogliere i profughi ucraini». Di cosa hanno bisogno, lo si scoprirà solo dopo un’adeguata e puntuale mappatura, come spiega la dottoressa Marilungo: «Giovedì scorso, l’Ordine ha avuto un contatto telefonico con Maryna But, presidente della Comunità ucraina delle Marche. Con la dottoressa But, psicologa sensibile alla vicenda, ci stiamo coordinando per capire i bisogni effettivi della popolazione».

«L’Ordine non può dare (o assicurare di dare) qualcosa se non sappiamo prima di cosa gli ucraini hanno bisogno. But ci contatterà a breve per darci una mappatura sul numero di donne e bambini arrivati finora e poi lavoreremo congiuntamente per dar loro adeguato supporto».

Potrebbe esserci bisogno di aiuto nella «fase di adattamento iniziale. Chi arriva fuggendo dalla guerra, affronta un cambio di cultura e di modalità di vita e quindi serve assistere la popolazione nella gestione dell’emotività. Ricordiamo che questa gente lascia il proprio loro paese in uno stato di guerra, coi propri cari ancora là».

Da affrontare saranno quasi sicuramente «le difficoltà linguistiche, con l’ausilio di mediatori», traduttori e interpreti.

Katia Marilungo, presidente Ordine degli Psicologi Marche (foto repertorio)

Lo scorso venerdì (4 marzo ndr), inoltre, l’Ordine psicologi Marche ha preso contatti con la Commissione per le pari opportunità della Regione: «Lavoriamo congiuntamente per una rete con Prefetture, Protezione civile e istituzioni così da fare il quadro generale della situazione».  

Intanto, la guerra, al di là dell’Italia, prosegue incessante. E anche gli studenti e le studentesse di tutta Italia sono più volte scesi in piazza. Sui social, non si contano neppure più i post con la bandiera della pace o col simbolo del nucelar disarmament (disarmamento nucelare, ndr).

«Le nuove generazioni – riflette Marilungo – hanno una sensibilità molto spiccata per le tematiche sociali, di educazione civica, di rispetto dell’ambiente e delle diversità, poiché anche la scuola, negli ultimi anni, si è sempre più focalizzata su questi temi».