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Ancona

Regionali Marche 2020, Lodolini: «Si riparta dai sindaci come Mancinelli e Pugnaloni»

Il già parlamentare del Pd ha lanciato una riflessione ad ampio raggio in vista delle elezioni regionali che si terranno in primavera. La discussione al Touring Hotel nei giorni scorsi con la sindaca di Ancona e il primo cittadino di Osimo

ANCONA – Effetto post Umbria? Macché, «un errore averla trasformata in un test nazionale». A dirlo è l’esponente del Pd e già parlamentare, Emanuele Lodolini, che ha voluto lanciare una riflessione ad ampio raggio in vista delle elezioni regionali di primavera, dopo l’incontro avvenuto dei giorni scorsi al Touring Hotel di Falconara Marittima, al quale hanno partecipato la sindaca di Ancona Valeria Mancinelli e il sindaco di Osimo Simone Pugnaloni.

«Che in Umbria evitare la sconfitta fosse un’impresa quasi impossibile lo sapevamo. Inutile prenderci in giro», spiega Lodolini aggiungendo che «alla foto di Narni con i leader dei partiti oggi al Governo io preferisco la foto dei nostri sindaci eletti negli ultimi due anni. Preferisco la foto con i sindaci di Ancona e Osimo che potrebbero spiegare bene a Roma come si fa a vincere. Da loro il Pd deve ripartire. Dalla loro energia, visione, concretezza. Dal fatto che stanno ogni giorno sul campo, chiamati dalla realtà a fare politica. Ed è un grande insegnamento».

Parlando del “metodo Ancona”, termine coniato un anno fa dopo la riconferma della Mancinelli alla guida della città dorica, Lodolini boccia le «alleanze locali improvvisate in poche settimane», spiegando che «servono mesi e devono partire dai temi, dai programmi, dai bisogni delle persone, devono ritrovarsi non in leadership improvvisate ma popolari, competenti e in grado di dare un valore aggiunto». Insomma servono «alleanze larghe intorno a progetti chiari e leadership forti. Senza calare dall’alto soluzioni. E soprattutto bisogna stare in mezzo alle persone, far sentire che siamo aderenti ai loro bisogni».

Ancora sull’alleanza Pd-M5s: «Il Governo deve dimostrare che serve all’Italia e non che serviva solo per fermare Salvini. Altrimenti Salvini ne uscirà rafforzato. Basta balzelli sulla legge di bilancio. L’obiettivo principale era evitare l’aumento dell’Iva», ma ora «serve una svolta programmatica per i prossimi 3 anni».

E il Pd con le sue divisioni? «Sono rimasto nel Pd. Troppi legami sul territorio. Una storia, la mia. Cose che per me contano eccome. Non credo ai partiti personali e alle scissioni. Ma questo Pd deve darsi una svegliata e rafforzare il suo profilo riformista e innovatore. Troppo fermo sulle gambe. Serve un’iniziativa forte per rilanciarsi e qualche idea. Si riparta dai sindaci come Mancinelli e Pugnaloni che hanno vinto in contesti difficilissimi. Non dobbiamo andare a traino di altri. L’andatura la dobbiamo fare noi, dettando l’agenda, parlando a tutti gli italiani. Questa è vocazione maggioritaria».
In merito alla sua candidatura alle regionali, annunciata nei giorni scorsi, precisa che l’incontro di alcuni giorni fa al Touring «non era per lanciare la mia candidatura. Era il secondo tempo di un incontro iniziato lo scorso 24 settembre al quale decidemmo all’epoca di dare un seguito». «Intendo candidarmi raccogliendo una sfida che non è solo la mia ma di tanti amici sul territorio che mi daranno una mano – spiega -. Anzi, ci daranno una mano. Ho detto che intendo candidarmi perché non sopporto l’ipocrisia. Far sapere una mia, nostra intenzione è rompere il muro dell’ipocrisia e differenziarsi rispetto a chi, in maniera un po’ ipocrita, vuole candidarsi e si candiderà, lo dà per scontato, ma non lo dice». «Quando mi candiderò – conclude sibillino Lodolini – lo farò sulla base delle idee, della voglia di ridare forza alla nostra provincia e non di qualche foto, saluto istituzionale, contributo a qualche associazione o ente locale».