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Ancona

Effetto Coronavirus: nelle Marche migliora la qualità dell’aria. A marzo inquinamento dimezzato – VIDEO

Il Prof. Giorgio Passerini dell'Univpm ci spiega come le misure restrittive per contenere la diffusione del contagio abbiano influito sulla diminuzione degli inquinanti primari cioè, quelli emessi dall’autovetture, dai riscaldamenti e dalle fonti industriali.

Giorgio Passerini

ANCONA- Strade deserte, auto parcheggiate davanti alle abitazioni, ferme da settimane, spostamenti limitati e cittadini in casa. Le misure restrittive attuate dal Governo per contenere la diffusione del Coronavirus stanno avendo effetti positivi sulla qualità dell’aria.

Nelle Marche il dato è evidente. Rispetto a gennaio e febbraio, nei primi 23 giorni di marzo 2020, si è verificata una forte diminuzione degli inquinanti primari cioè quelli emessi dall’autovetture, dai riscaldamenti e dalle fonti industriali.

«A marzo è evidente un dimezzamento delle concentrazioni di inquinamento soprattutto nelle zone più inquinate della regione, cioè quelle costiere – spiega il Prof. Giorgio Passerini, Università Politecnica delle Marche-. L’altro fenomeno molto particolare che riscontriamo è che alcune stazioni dell’entroterra registrano valori molto simili o superiori a quelli della costa. Questo perché l’inquinamento da polveri sottili è dovuto essenzialmente dai motori diesel e dalla combustione di biomassa. Mentre i motori diesel si sono fermati praticamente tutti, almeno quelli delle auto, nell’entroterra ci si continua a scaldare con la biomassa. Tra l’altro, stando più tempo a casa si tende a mantenerla più calda rispetto a prima e quindi si consuma più biomassa».

Prof. Passerini, come mai nel grafico notiamo un aumento di PM10 gli ultimi giorni di marzo?
«L’aumento dell’inquinamento è solo apparente. In realtà, a fronte di emissione di inquinanti molto inferiore, le condizioni metereologiche, cioè la forte alta pressione che c’è stata negli ultimi giorni, ha comportato una permanenza degli inquinanti vicino alle sorgenti emissive e quindi vicino alle centraline che, ad eccezione di quelle rurali, sono ubicate nelle zone più antropizzate».

A quale studio sta lavorando l’Università Politecnica delle Marche?
«Questa situazione così particolare ci dà la possibilità di studiare nuove formule per capire come si propaga l’’inquinamento. L’Univpm sta compiendo, come tutti in Italia e nel mondo, degli studi per capire come le condizioni meteo possano influire sulla diffusione del virus. Proprio come gli inquinanti si diffondono a seconda alle condizioni metereologiche, c’è una generale idea che le condizioni metereologiche possano favorire o sfavorire la diffusione del contagio. Questo sia su scala locale che su scala regionale, quindi il trasporto degli inquinanti da una zona all’altra. Ovviamente ad oggi non ci sono evidenze. Noi stiamo lavorando sulle zone più colpite a nord delle Marche per capire come i movimenti delle masse d’aria possano aver influito sulla diffusine del Coronavirus».