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Ancona

Mercatone Uno, al via la cassa integrazione. Sindacati delusi e sul piede di guerra

L'ammortizzatore sociale è stato riconosciuto dal 25 maggio e non dall'agosto 2018 come invece chiedevano Cgil, Cisl e Uil. «Siamo tristi e arrabbiati» commenta Fabrizio Bontà segretario regionale di UILTuCS. Persa ogni speranza sulla riapertura dei negozi. Tre i punti vendita nelle Marche

ANCONA – Sindacati sul piede di guerra nella vicenda del fallimento del Mercatone Uno dopo l’incontro di mercoledì 19 giugno al Mise (Ministero Sviluppo Economico) dove è stato siglato l’accordo sulla cassa integrazione.

Un accordo che però non soddisfa lavoratori e sindacati che chiedevano il riconoscimento delle condizioni presenti prima della cessione della catena di arredamenti alla Shernon Holding, la società fallita in 24 maggio scorso lasciando a casa tutto oltre 140 dipendenti marchigiani. 

La cassa integrazione, infatti, è stata riconosciuta solo dal 25 maggio 2019, ovvero dal primo giorno successivo a quello del fallimento, mentre Cgil, Cisl e Uil chiedevano la concessione degli ammortizzatori straordinari dal 9 agosto 2018, da quando cioè fu siglato il contratto di gestione dei complessi aziendali alla Shernon Holding. Nel passaggio da M Business, l’azienda che gestiva il Mercatone Uno, alla Shernon Holding i dipendenti avevano subito una riduzione dell’orario di lavoro e, dal momento che la cassa inegrazione è stata concessa dal 2019 spetterà ai lavoratori solo per l’orario ridotto.

Gli ex dipendenti della catena di arredamento percepiranno l’ammortizzatore sociale fino al 31 dicembre 2019, se nel frattempo non si farà avanti nessuno come acquirente, potranno contare su ulteriori 12 mesi di cassa integrazione in virtù del Decreto Genova, per cui saranno coperti fino al 31 dicembre 2020. Oltre quella data, se non arriveranno soluzioni, i dipendenti si ritroveranno senza lavoro e senza alcun sostegno al reddito.

«Siamo tristi e arrabbiati – commenta Fabrizio Bontà segretario regionale di UILTuCS- capiamo la burocrazia, ma visto che il ministro Di Maio si era speso in prima persona ci aspettavamo una soluzione più a favore dei lavoratori. Restiamo ancora in trincea, al fianco dei lavoratori, ma con quello che ci è stato messo a disposizione dal Mise». «Il problema è che se avessimo rotto il tavolo delle trattative ci saremmo ritrovati a bloccare gli ammortizzatori sociali. Ci siamo trovati con le spalle al muro e abbiamo dovuto scegliere per evitare che i lavoratori si ritrovassero senza niente».

Un operazione resa possibile dal “patto di riservato dominio” siglato dalla Shernon che ha permesso di far tornare Mercatone Uno all’amministrazione straordinaria, altrimenti, sottolinea Bontà, ai lavoratori sarebbe spettata solo la Naspi e non la cassa integrazione.

Persa ogni speranza sulla riapertura dei negozi, operazione che richiederebbe un investimento compreso tra un milione e un milione e 500 mila euro, a meno che non si faccia avanti un acquirente.