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Ancona

Il presidente del Censis De Rita: «Marche sistema compatto ma isolato. No all’alibi della mancanza di infrastrutture»

Nel corso di un incontro online organizzato dalla Camera di Commercio delle Marche, il sociologo ha analizzato il modello economico e sociale della regione. Tra luci e ombre. Ecco cosa è emerso

Il sociologo Giuseppe De Rita, presidente Censis

ANCONA – Il Viaggio in Italia del sociologo Giuseppe De Rita, presidente del Censis, fa tappa nelle Marche. Nel corso di un incontro online organizzato dalla Camera di Commercio delle Marche, De Rita ha analizzato il modello economico e sociale marchigiano. In apertura, l’intervento del presidente della Camera di Commercio, Gino Sabatini che ha ricordato come le Marche stiano affrontando la quarta crisi consecutiva: prima la crisi economica, poi la crisi di Banca Marche, il terremoto e la pandemia di covid-19.

Gino Sabatini, presidente Camera di Commercio delle Marche

«Stiamo vivendo un periodo di incertezze ma non c’è periodo più propizio per capire quali errori abbiamo fatto in passato. Se il covid ci porta al distanziamento sociale, noi, come Camera di Commercio delle Marche, spingiamo per la rete – afferma Sabatini -. Oggi occorre stare insieme, collaborare e avere uno sguardo attento al tema della sostenibilità ambientale, sociale ed economica. Siamo consapevoli del cambiamento e che dovremo fare ricorso a nuove soluzioni e a nuovi talenti».

De Rita ha sottolineato come la crisi sia fattore di coscienza in quando per affrontarla occorre avere consapevolezza di sé. Il sociologo ha rimarcato il carattere bifronte della regione: da una parte la linea orizzontale da est a ovest verso l’Umbria e il Lazio che è rimasta bloccata; dall’altra la linea verticale da nord a sud, quindi da Pesaro ad Ascoli Piceno, che invece si è sviluppata nella direttrice adriatica.

«C’è sempre stato un problema delle infrastrutture verso ovest. Alcuni interventi sono stati fatti ma le strade costruite tra Marche e Umbria non uniscono, sembrano dei ponti fra due realtà che hanno culture, storie e stili di vita diversi – spiega il presidente del Censis-. Al contrario si è affermata di più la linea adriatica, a trainare la regione sono la costa e i dintorni. Negli anni ’70 si pensava di penetrare verso sud, verso l’Abruzzo, il Molise e la Puglia ma anche questa scommessa si è bloccata. Le Marche sono diventate un piccolo sistema a sé stante, isolato, non integrato in macrosistemi. È aumentata la forza interna e la soggettualità di impresa ma la crisi del 2000 ha messo in difficoltà il sistema compatto marchigiano così come ha fatto anche il coronavirus. La pandemia, che provoca paura e incertezza, ha colpito soprattutto il pesarese che presenta caratteristiche simili all’Emilia e alla Lombardia. Ecco quindi il primo scricchiolio del sistema nella parte della regione che sembrava più forte, industriale e turistica».

Il sociologo si pone delle domande. «Il modello Marche oggi qual è? È ancora esistente e studiabile oppure è qualcosa che si è andato a compattare in se stesso non avendo più rapporti con i territori circostanti? Dopo la pandemia e il terremoto tornerà come prima? Oppure è uno scricchiolio che va guardato più attentamente? Penso che le Marche debbano andare verso una dimensione nuova, tutta da costruire. Occorre fare una revisione della macchina, fare un esame di coscienza di come l’impresa ha superato la crisi, quali sono i punti di forza e di debolezza».

Salvatore Giordano, vicepresidente Camera di Commercio delle Marche

Il vicepresidente della Camera di Commercio delle Marche, Salvatore Giordano, ha invece evidenziato che «Il 70% del Pil delle Marche proviene dalla costa, solo il 30% dalle aree interne. Abbiamo un tessuto produttivo molto sviluppato ma non abbiamo aziende che superano i 500 addetti e la maggior parte sono legate alla sub fornitura. Abbiamo solo un grappolo di imprese significative».

De Rita entra nello specifico dei problemi della regione. «Le Marche sono state la vittoria del “piccolo è bello”, ma oggi se le piccole imprese vogliono ingrandirsi devono uscire dalla regione. Anche Merloni per fare il salto è dovuto andare fuori. È solo un problema di infrastrutture o di meccanismi psicologici della realtà locale? È vero che mancano le infrastrutture, ma c’è anche un problema di cultura complessiva dell’imprenditore marchigiano che preferisce una realtà compatta da guidare. Oggi un sistema come quello delle Marche può essere compatto ed essere presente nelle filiere senza rimpiangere la piccola impresa e senza gli alibi di non avere infrastrutture».

Al webinar hanno partecipato la Giunta e il Consiglio Camerale della Camera di Commercio delle Marche, i rappresentanti di categoria, i sindacati, la Regione e l’Università Politecnica delle Marche.