Esternalizzazione Ubi Banca, il consiglio regionale chiede un incontro con i vertici dell’istituto

Approvata all’unanimità dall'assemblea legislativa una mozione ad iniziativa dei consiglieri Enzo Giancarli, Fabio Urbinati e Andrea Biancani. Due le richieste avanzate: la prima riguarda la tutela dei lavoratori; la seconda, una diversa politica di accesso al credito per soddisfare le reali esigenze delle imprese, delle famiglie e dei risparmiatori

Il quartier generale di Ubi Banca a Fontedamo, Jesi

ANCONA – Approvata all’unanimità dal consiglio regionale una mozione ad iniziativa dei consiglieri Enzo Giancarli, Fabio Urbinati e Andrea Biancani, per un incontro con i vertici di Ubi Banca a tutela dei lavoratori coinvolti nell’operazione di esternalizzazione di alcuni servizi. Ma si chiede anche ai manager di attuare una diversa politica di accesso al credito per soddisfare le reali esigenze delle imprese, delle famiglie e dei risparmiatori.

LA VICENDA – La scorsa settimana a Jesi e Pesaro erano scesi in piazza i lavoratori e i sindacati contro il piano di Ubi Banca di esternalizzazione della società di servizi Ubiss verso società private appartenenti ai gruppi BCube ed Accenture. Otto, in tutta Italia, le città coinvolte: Bergamo, Brescia, Bari, Cuneo, Chieti e Milano. La mobilitazione era stata indetta dai sindacati di categoria Fabi, First Cisl, Fisac Cgil, Uilca e Unisin.

«Così come rappresentato dalle organizzazioni sindacali – afferma Enzo Giancarli – l’operazione avviata dal Gruppo Ubi e Ubi Banca nasconde un nuovo tentativo di attacco al sistema creditizio e alla tutela occupazionale di questa regione. Una scelta, quella dell’esternalizzazione, che coinvolge almeno 197 dipendenti e comporta la perdita di importanti servizi bancari a favore di grandi e medio-piccole aziende del territorio e di numerosi utenti a discapito dell’occupazione e dell’intera economia marchigiana».

A Pesaro, in piazza del Popolo, si era recato anche il governatore delle Marche Luca Ceriscioli. A Jesi l’assessora regionale Manuela Bora aveva espresso vicinanza ai lavoratori. E in questa ultima sede il consigliere regionale Enzo Giancarli aveva annunciato la presentazione di una mozione al fine di ottenere un preciso impegno da parte di presidente e della giunta regionale. Ora il voto.

Ubi Pesaro
La protesta dei dipendenti della banca Ubi Pesaro

«Nella mozione viene, inoltre, richiamata più volte la vicenda “Banca Marche” – dice Giancarli – e le risultanze della Commissione d’indagine che, tra le raccomandazioni conclusive, indicava anche l’importanza di “ricostruire con la clientela una relazione basata sulla fiducia, puntando al rilancio etico, industriale e relazionale dell’intermediario, con benefici non solo per gli attuali lavoratori, clienti e portatori di interessi economici ed istituzionali, ma per l’intero territorio marchigiano favorendo la creazione di nuova occupazione e ristabilendo l’importante legame con la comunità locale, che oggi sembra gravemente compromesso”. Anche alla luce di questa significativa raccomandazione – rileva Giancarli – attraverso la mozione chiediamo al presidente Ceriscioli e alla giunta regionale di prendere immediati contatti con i vertici di Ubi Banca ed aprire un tavolo tecnico-politico per evitare l’operazione di esternalizzazione dei servizi e il conseguente piano di esuberi. Inoltre, ad interagire con i vertici di Ubi Banca per l’attivazione di una diversa politica di accesso al credito per soddisfare le reali esigenze delle imprese delle famiglie e dei risparmiatori della nostra regione, al fine di generare nuovamente quella fiducia da parte dell’utenza che costituisce la vera essenza dell’attività bancaria».

Per Mirco Carloni, Area popolare-Marche 2020: «In questi anni di gestione Ubi stiamo assistendo al declassamento delle filiali nel nostro territorio, alla grave carenza degli impieghi rispetto alla raccolta e all’esubero del personale no core. Ubi Banca sta realizzando nelle Marche un’importante raccolta del credito, ma non sta facendo adeguati impieghi e si registra una grande differenza tra quanto si raccoglie e quanto si impiega. Inoltre le scelte sul personale sono sbagliate. C’è una evidente disparità di trattamento tra gli ex dipendenti di Banca Marche rispetto a quelli delle altre banche acquistate da Ubi, come ad esempio Banca Etruria. È mancata la volontà politica di tutelare il nostro territorio».